Andalusia della voce (Passigli editore) è l’ultima raccolta poetica di Fabio Scotto in cui la poesia diventa un inno all’America latina (Messico, Argentina, Bolivia) e dove sentimento, musica, paesaggio e interiorità coincidono con la visione delle scene reali descritte quasi sempre con dovizia di particolari. Il titolo stesso — “Andalusia della voce” — è una metafora che ritorna nei testi e indica una sorta di orizzonte emotivo e musicale della poesia: non è l’Andalusia geografica in senso stretto, ma piuttosto una voce come respiro e ritmo del sentire.
Le poesie, ma anche le prose poetiche frammiste al libro, esplorano la connessione tra ciò che vediamo nel mondo (urbano, naturale, metropolitano) e ciò che sentiamo dentro, come se lo sguardo esterno “velasse” e insieme arricchisse le mappe interiori del cuore e della memoria. Numerosi e ricchi sono i riferimenti dei grandi maestri, due su tutti Jorge Louis Borges e Adolfo Bioy Casares, che siedono alla Biela il luogo dove spesso si incontravano, in fronte a La Recoleta il famoso cimitero in cui sono sepolti i grandi della letteratura non solo argentina. La nostalgia è una presenza costante, ma non intesa come malinconia chiusa in sé: piuttosto, come apertura che lega parola, tempo e ricordi affettivi. I versi cercano un rapporto stretto tra parola e musica, tra fonia e ritmo, quasi a curare l’esperienza umana attraverso la poesia, nel senso di un’esplorazione dell’“avventura umana”.
La raccolta si apre con un testo intitolato “Piccola Carmen” e si chiude con una sezione chiamata “Nota”, dove il motivo dell’“Andalusia della voce” torna a fare da filo conduttore, suggerendo che la poesia di Scotto è costruita attorno a questa cifra di voce, ritmo e ascolto interiore. In sintesi, Andalusia della voce non è un libro con una narrazione tradizionale: è un percorso lirico ed emotivo, in cui immagini, suoni e sensazioni si intrecciano per dare voce alla complessità del sentire umano e della memoria attraverso il linguaggio poetico. Sul sito di Nuovi Argomenti prestigiosa rivista italiana di letteratura sono apparsi alcuni testi della raccolta che testimoniano che le immagini del paesaggio, delle città o delle scene quotidiane non sono mai fini a sé stesse: diventano velature dell’emozione, intrecciando ciò che si vede con ciò che si prova.
Questo gioco di luci e ombre, di “mappe” visive e affettive, organizza l’esperienza poetica come un paesaggio dell’anima più che come una descrizione geografica. Un tema centrale dell’intera raccolta è il rapporto tra percezione visiva del mondo esterno e ascolto interiore del sentire umano cioè la relazione tra vedere e sentire e il titolo stesso lo anticipa che in questa raccolta la voce poetica è un elemento costitutivo dell’esperienza e non solo un mezzo di comunicazione: La voce diventa respiro del dire e ritmo del sentire, un modo per restituire ritmo e suono al sentimento. La voce non è solo suono, ma paesaggio interno — una geografia affettiva che si espande e si contrae con l’intensità dell’esperienza emozionale.
Un altro motivo ricorrente è la presenza di una nostalgia vibrante, aperta che va oltre la semplice malinconia. La nostalgia non viene presentata come mera tristezza, ma come una forza che lega parola, memoria e affetto. La poesia allora custodisce un “tempo svanito” pieno di presenze affettive: luoghi, volti, gesti, sensazioni che continuano a pulsare dentro chi parla. Nuvole, cieli leggeri, persone, diventano simboli di un tempo che non è perduto ma custodito nella voce stessa del dire poetico. Le percezioni esteriori — paesaggi, figure, città — si trasformano in affetti interiori e pulsazioni emotive. Non c’è una netta separazione tra l’esperienza fisica del mondo e l’esperienza interna del soggetto lirico, ma una fusione sensoriale e affettiva. Questo accostamento tra esterno e interno crea una poesia che pare dialogare continuamente con ciò che è vivo, presente e in movimento sia fuori sia dentro di noi. La poesia, per Scotto, diventa più di una forma estetica: È una pratica che cura l’esperienza umana attraverso la parola, insistendo sulla relazione «tra parola e musica» come modo per attendere e rispondere all’esistenza stessa. La poesia qui non è solo introspezione: è modo di vivere, sentire e “custodire” gli altri attraverso il linguaggio. Scotto sottopone l’atto poetico come cura, un gesto che non è solo estetico ma esistenziale, capace di restituire ritmo, voce e significato.
Il libro verrà presentato alla libreria Feltrinelli Varese da Gianmarco Gaspari dell’Università dell’Insubria, giovedì 5 marzo alle ore 18 alla presenza dell’autore.