Apologie Paradossali

PIETÀ L’È MORTA

COSTANTE PORTATADINO - 27/02/2026

(O)C’è una guerra, anche tra le nostre case, di cui non vogliamo conoscere l’esistenza e in cui si confondono i ruoli, i custodi dell’ordine diventano complici e persino persecutori dei delinquenti, persino in un modo così spietato che fa dire, come al tempo della guerra civile: “anca pietà l’è morta”.

(C)Ti riferisci certamente al caso “Rogoredo” in cui la ‘legittima difesa’ del poliziotto, incautamente conclamata da un ministro, si sta rivelando una messa in scena, pure maldestra, per coprire un omicidio, probabilmente connesso con un sistematico pizzo paramafioso di uno o più ‘servitori dello Stato’, abilissimi nel ricattare sia l’organizzazione criminale dello spaccio, sia, per pochi euro, gli stessi drogati. Quanto a mancanza di pietà, devo purtroppo segnalarvi un altro caso, certamente meno grave di un omicidio, forse più paradossale: i furti sistematici degli addetti ai seppellimenti di Milano: soldi che cadono dal materasso, sotto il cadavere: «Spostando la salma sono spuntati 3.300 euro, in tre colleghi hanno fatto 1.100 euro a testa». Il sistema era consolidato tra i dipendenti dei servizi cimiteriali del Comune, e guai a parlare. Meglio farsi i fatti propri in un «clima di reticenza e omertà, che regna tra i dipendenti dell’obitorio civico». Confessa uno degli imputati, l’unico che si è dimesso. «Quando entri negli appartamenti, dici ai parenti di andare nell’altra stanza, perché la movimentazione della salma è brutta da vedere. Si aprono armadi e cassetti. In una casa a Rogoredo eravamo in tre, i due colleghi con me hanno aperto un portagioie e hanno preso due anelli; una volta, quando io non c’ero, sono tornati con il portafoglio gonfio di soldi, caduti togliendo la salma dal materasso. Anche se ci sono i carabinieri, spesso ci lasciano soli perché l’odore è devastante». 

 (S)In entrambi i casi, ritorna una domanda antica: “quis custodiet custodes?” Chi custodirà i custodi? E similmente vale il dilemma referendario attuale: chi giudica i giudici?

(C)Non si sfugge al paradosso: i custodi e i giudici stessi. Con due condizioni: all’interno di ciascun sistema, sia la sicurezza, sia la giustizia, è opportuna una divisione equilibrata dei poteri e, in ultima istanza, non deve essere vanificato il ricorso, come giudice ultimo, al corpo elettorale e ai suoi rappresentanti democraticamente eletti, il Parlamento.

(S)Così è giusto che ci siano due strutture dipendenti da due diversi ministeri che provvedono alla sicurezza dei cittadini e all’ordine pubblico e che il magistrato giudicante nelle cause penali sia effettivamente terzo, rispetto al requirente come al difensore.

(C)In questa ricerca di equilibrio hanno grande responsabilità tutti coloro che a vario titolo, rappresentano i poteri dello Stato. Usare male di questo potere di rappresentanza, senza rispetto reciproco, per scopi di parte, qualunque sia il ruolo occupato, politici-strilloni o procuratori-showman, è una inaccettabile forzatura, come ha giustamente ricordato il Presidente della Repubblica.

(O)Per concordare con te, devo aggiungere non una postilla, ma un valore essenziale: questa è una questione di civiltà e non può risolversi se non nella rettitudine e nella coscienza di tutti i cittadini, custodi e custoditi. Alla formazione, di questa coscienza, possono e devono concorrere, anzi stare in primo piano, le realtà civili, sociali e soprattutto educative, che ne hanno la capacità, a differenza della politica sempre più gridata e sempre meno persuasiva.

(C)Sì, non sarà la politica a risuscitare la pietà, ma se non troverà un nuovo stile, almeno di comunicazione, se non di pensiero, dopo aver perso la capacità di trasmettere significati costruttivi, quindi unificanti, ma solo slogan divisivi, si ridurrà a difesa d’interessi e a propagazione di pregiudizi. Spero proprio che non succeda.

(O)Onirio Desti (C)Costante (S) Sebastiano Conformi