C’era una volta un principe che per trovare la sua sposa diede la possibilità a tutte le ragazze del regno di proporsi: “La più degna colpirà il mio cuore e diventerà mia sposa”. Si presentarono le più belle, affascinanti, nobili, ricche. Volle andare anche Kaori, figlia di una delle serve del Re. La madre aveva cercato inutilmente di trattenerla a casa, ma lei era stata irremovibile.
Il sovrano inaspettatamente annunciò una sfida: “A ciascuna di voi darò un seme e colei che fra sei mesi mi porterà il fiore più bello diventerà mia sposa e regina”. Kaori appena tornata a casa piantò il seme in un vaso. Ogni giorno lo bagnava, faceva sì che non patisse freddo e che i raggi del sole non lo colpissero. Però, nonostante la sua perseveranza, non spuntava nulla. Consultò anziani esperti giardinieri e applicò i loro consigli. Niente. Nessuna minuscola fogliolina nei sei mesi.
Arrivato il giorno dell’udienza, Kaori decise di portare ugualmente il suo vaso vuoto. Non s’era mai arresa. Si mise in fila dietro a decine di ragazze… Quando si presentò Kaori tutti ammutolirono. Il principe scrutò con attenzione quel vaso vuoto. Dopo lei sfilarono altre pretendenti orgogliose dei loro fiori. Quindi, il principe annunciò la decisione: “Mia sposa sarà la ragazza con il vaso vuoto, da cui non è cresciuto alcun fiore”. Le altre reagirono stupite. Ma spiegò: “È l’unica che ha saputo far crescere il fiore dell’onestà, perché i semi che vi ho dato erano sterili. Solo lei non ha cercato surrogati, ma ha scelto la verità”.
Gesù nel Vangelo incontra una donna col vaso vuoto. Di fronte all’aridità della vita, fiorisce solo la sincerità di sé: i germogli dell’acqua viva sono quelli della coscienza.
“Viene l’ora, ed è questa, – dice Cristo – in cui i veri adoratori non avranno bisogno di un luogo, ma adoreranno il Padre in spirito e verità”. In quaresima, ci percepiamo fragili e vuoti come quell’anfora, siamo chiamati ad essere “adoratori in spirito e verità”.
Quante volte abbiamo pregato, predicato, cantato che la Quaresima era per noi un tempo di deserto. Abbiamo l’occasione per viverlo davvero. L’esperienza dell’Esodo a parole è facile, nei fatti no e allora pure noi finiamo per rimpiangere le cipolle d’Egitto, cioè quella normalità comoda che non mette in questione: “era meglio quando stavamo peggio”.
Il cammino che Gesù fa compiere alla donna nel Vangelo è una crescita di germogli di sincerità, verità, coscienza. Gesù, quando la donna gli chiede “dammi l’acqua viva”, anticipa le moderne teorie di life-coaching del grow me! cioè fammi crescere! fammi crescere in spirito e verità!
Quale stile voglio per me? Gesù parte dalla concreta situazione di ciascuno per come è, sempre e comunque condizionato da fattori non prevedibili e da crisi inaspettate che però chiedono un atto di fede sul tuo futuro, su un Dio che ti dà retta, ripartendo da dove sei e per quello che sei. Pensare è difficile, per questo la gente si limita a giudicare. Dio invece guarda il vuoto e ci sceglie in spirito e verità. Il digiuno, il deserto, la mancanza, l’aridità, l’esodo ci affidano una nuova partenza come Gesù alla donna: “Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale”.