Editoriale

CAMBIAMO STADIO

MASSIMO LODI - 27/03/2026

Cenere, amici. Cenere su chi scrive. Scommise, otto giorni fa: pochi alle urne. Smentito. Tantissimi alle urne, e buona parte giovani. L’idea fu: quesito referendario talmente tecnico da disinteressare molti. Chi vota, voterà sì o no alla Meloni e al suo governo. In effetti è andata così: chi ha votato (una maggioranza, però, anziché una minoranza), ha votato su tre e anni e mezzo di conservatorismo non illuminato, su derive sovraniste, su trumpate in aria, su rinnovamento italiano sempre annunciato mai realizzato, su una dirigenza politica affatto diligente, su un ottimismo pessimo, sull’irriguardosità verso il sociale. Eccetera. Infine, un carico-maxi: la guerra. La sciagurata guerra che l’Americano First, amico dell’ex underdog, ha scatenato senz’avvertire nessuno, infliggendo pena a chicchessia.

Destra dibattuta dalle contraddizioni, lo scenario di partenza. Destra battuta dal contraddittorio, lo scenario d’arrivo. Battutissima, con la capa che scarica uno dopo l’altro i sottoposti. E dunque? Dunque la confusione è grande sotto il cielo, ma la situazione non eccellente: lo slogan di Mao ci si attaglia solo per una metà. Per l’altra, spazio all’inventiva. Inventiva di destra (1): revisione elettorale, voto anticipato, impedimento ai rivali d’organizzare truppe e leadership, mira a un Parlamento così forte da poter nominare senz’aiuti il nuovo presidente della Repubblica nel ’29. Oppure: tirare a campare, confidando nel minor logorio possibile. Inventiva di sinistra (2): via le ruggini, determinazione vera a costruire ‘sto benedetto campo largo -dai centristi ai fratoiannari, ovvero arco da Italia Viva ad Avs- con scelta del candidato a Chigi; lite, ultima di tante, sul modo di scegliere il predestinato/la predestinata, primarie o no; programma snello-pratico, pochi punti dopo ascolto vero del popolo. Il popolo che peggio arranca, patisce, lamenta. Giovani compresi. Compresissimi. Non aspettano che d’essere coinvolti, basta saperli coinvolgere. Meno Palazzo, più territorio: la ricetta è una sola.

Come finirà? Uno, ics, due. Banalità obbligata: zero pronostici. Però, di fondo: il mefitico clima degli ultimi mesi va cambiato. Al di là del sentimento di sopportazione, uscito dagli argini: è convenienza dell’Italia che si ritrovi uno spirito italiano. Italiano vero, patriottico sul serio, unitario negli orientamenti basici. Poi che ciascuna forza politica lanci le sue idee e s’industri, come meglio le riesce, a renderle prevalenti. D’un tale scatto c’è urgente bisogno: assicurare lo sforzo comune di democrazia rinnovativa a figli e nipoti che lo pretendono. Han dato alla Meloni e alla sua congrega, ma han dato a chiunque di noi, una sonora lezione: così non va. Così non va più. Così non deve andare mentre incombono minacciose derive autoritarie, belliciste, turbocapitalistiche. La sfida è generosità contro egoismo, scintille a bucare le tenebre, concordia di cuore versus discordia di cori. Basta con i cori, le curve, gl’insulti. Entriamo in uno stadio migliore. È dei nostri anche il cardinale Parolin, segretario di Stato presso la Santa Sede. Non un tifoso qualunque: seguiamolo.