Dunque al referendum sulla giustizia successo netto del No col 53,74%, duro colpo al governo, soddisfazione per l’alta affluenza alle urne, 58,93%.
Le ragioni del risultato, impensabile fino a tre mesi fa, sono tante e vanno analizzate seriamente. Comincio col dire che non avevo capito, al di là dei proclami, quale fosse per il governo la molla che aveva fatto scattare questa riforma costituzionale che non ritenevo per nulla prioritaria nel funzionamento della Giustizia.
E allora quali le vere motivazioni? La sicurezza di vincere facile e segnare un punto a favore in vista delle elezioni dell’anno prossimo? Il fatto che, delle tre riforme in cantiere, vale a dire: Separazione delle carriere dei magistrati, Premierato con elezione diretta e Autonomia differenziata delle Regioni, questa era l’unica che poteva passare in questa legislatura?
I cittadini una cosa l’hanno capita bene, che problemi con nodi tecnici così complicati vanno affrontati dal Parlamento nella ricerca dei due terzi dei voti richiesti dalla Costituzione per prescindere dal referendum. I quattro voti di Camera e Senato senza cambiare una virgola spiegano in parte il risultato.
Nel conflitto frontale fra politica e magistratura – presentato in modo astioso anche da parte del governo e questo è particolarmente grave – i cittadini hanno dimostrato di tenere molto di più all’autonomia e all’indipendenza dell’ordine giudiziario.
“I conservatori costituzionali” sono dunque ancora la maggioranza del Paese? Diciamo che si è confermata una particolare sensibilità sul tema e lo sottolineo volentieri essendo stato io un supporter di alcune modifiche della nostra Costituzione.
Perché Giorgia Meloni abbia voluto intestarsi la riforma in modo così assertivo è un’altra domanda senza risposta avendo lei sempre detto che non si sarebbe mai comportata come Renzi nel 2016. Non si fidava del ministro Nordio e di porzioni dei partiti della maggioranza?
Nessuno può ora immaginare la caduta di Meloni ma il suo risveglio dopo tanta propaganda è stato brutto. L’auspicio oggi è duplice: 1) che il suo governo venga molto migliorato nella qualità e nell’efficienza. 2) che tragga la giusta lezione e si attivi, anche con le opposizioni, ad affrontare davvero i tanti problemi di una Giustizia lentissima e farraginosa.
In sostanza. Serve un rapporto leale con la magistratura e poi occorrono organici rafforzati nei tribunali, più informatica, più moderne tecnologie e una migliore organizzazione territoriale. Queste, si, responsabilità della politica e, in primis, del governo