Zic & Zac

LA BALENA ROSA

MARCO ZACCHERA - 27/06/2025

Cute amusing whale, prints image, vector illustration. Kawaii animal

C’era una volta la “Balena bianca” della DC che si è un po’ trasformata in quella “rosa” del PD targato Schlein che sembra inossidabile a qualsiasi chiarezza di scelte.

Per esempio nonostante lo scontento di molti e l’insofferenza verso un accordo troppo stretto con Landini (e per di più su tematiche che già in partenza si sapeva che non avrebbero commosso troppo l’elettorato), non ci sono state visibili conseguenze al “flop” referendario.

Neppure una riunione di direzione, non una sola voce a levarsi criticando la segretaria: meglio far finta di prendere per buona la versione di Boccia (“tanto noi abbiamo più voti della Meloni”) e un tranquillo “Ci rivediamo alle politiche”.

Questo atteggiamento dovrebbe far riflettere chi spera che il PD tenga una linea politica più chiara o si divida al proprio interno perché il “chiarimento” non arriverà mai, sostanzialmente perché non conviene a nessuno.

D’altronde nelle votazioni importanti sia a Roma che in Europa convivono sempre anime diverse che votano contemporaneamente sia il sì che qualcuno per il no o viceversa, ma con altri che si astengono e altri ancora che spariscono al momento del voto. Avviene in politica estera come sulle tematiche LGBTQIA+ (con una componente cattolica molto silenziata) così come sui temi economici o del lavoro, su Iran ed Israele. D’altronde così ciascuno può che la propria “anima” interna è pur sempre rappresentata.

Al di là della solita, trafelata dichiarazione della Schlein che resta senza fiato davanti alle telecamere, tutto si assesta.

Badando bene a non prendere nessuna posizione chiara (antifascismo e anti-melonismo a parte, ovviamente, ma questi sono ingredienti scontati), la politica del PD si è così trasformata in una calma rendita politica che intanto assicura continuità nei posti e per i sottoposti, limitandosi a criticare il governo ma tirando sostanzialmente a campare.

L’esempio più visibile è il silenzio dei riformisti e dei “renziani” forse ancora esistenti nel partito ma dove comunque restano ibernati, oltre agli amici di Bonaccini sempre in prudente (prudentissima) attesa, tanto che qualcuno comincia a chiedersi cosa serva averlo alla presidenza del PD se poi non condiziona comunque la segretaria.

Per il PD sembra contare di più la polizza di assicurazione che viene dalla continuità del potere, non disprezzando l’opposizione interna una “quota di garanzia” per future liste e candidati in un PD che sembra aver fatto proprio il motto di Andreotti del “tagliare e sopire” in attesa che la Meloni si faccia male da sola o inciampi nei tanti trabocchetti tesi più che a lei alla sua corte, spesso tutt’altro che furba o cristallina.

D’altronde è ormai certezza che l’elettorato PD accetta tutto (o quasi) perché non ha alternative: troppo rozza la demagogia di Conte, ci sarebbe troppa sinistra in un abbraccio spinto con Bonelli o Fratoianni, troppo pericoloso convergere al centro con il rischio di perdere più che averne vantaggi. “Arrivederci alle politiche” insomma, che magari intanto qualcosa succederà e – visto il mondo inquieto che viviamo – comunque già sopravvivere non è poi così scontato