Questa storia, in assoluto non nuova perché se ne parla ormai da tempo, ma che a Piacenza ha avuto gli onori di un convegno organizzato da Spazio Tesla al quale abbiamo partecipato come testimoni incuriositi, finirà pure sugli schermi. Francesco Paolocci, esperto di cinema e di effetti speciali, ha scritto infatti una sceneggiatura che ora è al vaglio addirittura di Francis Ford Coppola: si pensa a un film e/o a una serie per Netflix o per altre piattaforme.
Ma di che cosa stiamo parlando? Dell’amicizia tra il grande fisico Ettore Majorana, uno dei Ragazzi di via Panisperna, e Rolando Pelizza, imprenditore bresciano che con gli studi non era arrivato oltre la quinta elementare ma che aveva grandi capacità nella matematica. Majorana, colpito dalle sue qualità, l’avrebbe fatto diventare allievo, spiegandogli le basi della sua fisica, che seguiva concetti diversi da quella abituale (di qui nacquero vari “bisticci”, ad esempio con Enrico Fermi, che di tanto in tanto gli diceva: “Ettore, sei un genio, hai tutto; ma a volte ti mancano pragmatismo e buon senso”). Ebbene, a Piacenza è stato presentato, quale ospite d’onore del convegno, un libro appena edito – titolo: “Il segreto svelato” – che l’autore, Alfredo Ravelli, ha “limitato” (non spaventatevi) a… 1700 pagine. Pelizza, mancato nel 2022 all’età di 84 anni, era il cugino di Ravelli e con il parente ha condiviso quanto sostiene gli sia capitato. Il libro è infatti il contenitore, con testi, documenti, testimonianze perfino di ricercatori e scienziati, perizie forensi, lettere autenticate, della vicenda terrena del cugino e del rapporto con Ettore Majorana.
Il fisico non sarebbe affatto scomparso (o morto) il 26 marzo 1938 (Benito Mussolini, ben sapendo del suo genio, intimò invano alla polizia fascista: “Trovatelo”), ma sarebbe vissuto in incognito in due conventi, prima nella Certosa di Calci (Pisa) e poi in quella di Serra San Bruno (Vibo Valentia): in quest’ultima sarebbe stato padre Ambrogio, ma per tutti i frati era l’ingegnere. Majorana sarebbe tuttora vivo negli Usa grazie a una macchina che aveva inventato: creava l’antimateria e tra le sue straordinarie capacità operative ci sarebbe stato pure il ringiovanimento. Ma uno dei dettagli non trascurabili della vicenda è che l’inventore non sapeva far funzionare l’aggeggio: solo l’allievo, che era riuscito a costruirlo – distruggendo peraltro 228 pezzi prima di trovare, nel 1972, la quadratura –, ce l’aveva fatta. “Una volta costruita, per azionare la macchina – spiega Alfredo Ravelli – servivano tre condizioni: una formula, una parola d’ordine e una disponibilità a usarla in modo pacifico. Solo Rolando le possedeva”.
Strabiliati? È comprensibile. Ma i relatori del convegno hanno prodotto a sostegno vario materiale, tra documenti e testimonianze. Per semplificare la comprensione della storia vi invitiamo a leggerne i dettagli a questo link: https://www.ilsegretodimajorana.it/. Si parte con l’autorizzazione di Pelizza – che solo dal 2015 svelò l’identità di Majorana quale suo interlocutore – a divulgare la vicenda, prima di tutto per raccontare le vessazioni subìte (fu pedinato, rapito, sedato, messo in galera, denigrato, truffato, catturato dagli americani) e poi per ricordare che la macchina – parole di nuovo di Ravelli – “ha una valenza positiva, potendo tra l’altro creare energia pulita a costo zero, ma allo stesso tempo può diventare l’arma perfetta e totale, ben superiore a una bomba atomica. Ora che Rolando non c’è più, l’aggeggio potrà funzionare di nuovo solo in presenza di un operatore disposto a usarlo per scopi benefici”.
In breve: il congegno, di dimensioni contenute e per la cui realizzazione Pelizza investì negli anni qualcosa come 850 milioni di lire, aveva quattro funzioni base: l’annichilimento controllato (a Piacenza sono stati mostrati un mattone e una mannaia, quest’ultima appartenuta a un ex ministro italiano, con due buchi generati dal fascio irradiato); il rallentamento dello spin atomico per riscaldare la materia; la trasmutazione della materia stessa e infine la sua traslazione. Ma sarebbero state in sviluppo altre possibilità: il trasferimento in altre dimensioni, addirittura di edifici e città; la retro-cronovisione; il teletrasporto; la creazione di scudi protettivi. Ravelli non ha esitato a dire come la pensa, ovviamente assumendosi la responsabilità delle affermazioni: “Al Cern di Ginevra, usando un enorme acceleratore di particelle, riescono a produrre un nanogrammo di antimateria all’anno; la macchina in 5 millesimi di secondo, essendo azionata da un semplice dispositivo, creava antimateria a piacimento, sia in quantità sia in qualità. Questo è possibile grazie ai concetti della fisica di Majorana”. Per la cronaca, su Youtube è reperibile il filmato di un test richiesto dal professor Ezio Clementel, fisico di grande reputazione, all’epoca presidente del Comitato Nazionale per l’Energia: il funzionamento parrebbe proprio evidente.
È così che si sarebbe potuto trasformare un pezzo di gomma, o di polistirolo, in oro (anche in questo caso ci sono documenti filmati), la sabbia in grano, oppure annichilire un blocco di cemento armato (agli atti pure questo). “Ma quando i militari del Belgio chiesero a mio cugino di distruggere un carro armato, lui preferì far implodere la macchina, sostenendo la tesi dell’inconveniente tecnico, perché aveva capito che lo scopo era un uso cattivo e distorto” afferma Ravelli. Questa storia è poi condita da incontri con personaggi insospettabili – s’è interessato, per dire, perfino Andrea Bocelli – e con capi di Stato, a partire da George W. Bush che in Vaticano, presente monsignor Tarcisio Bertone, avrebbe fatto firmare a Pelizza un accordo di collaborazione con gli Usa, e per finire con Barack Obama, particolarmente colpito – così pare – dalla prospettiva del ringiovanimento. Non solo: in tempi recenti pure Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno ammesso di essere al corrente.
Certo, pur in presenza di chi si è “convertito” (l’ingegner Carlo Tralamazza, svizzero, informatico e docente universitario: “Ero scettico, oggi invece dico che è una storia tremendamente vera”), la scienza ufficiale o scuote la testa o rimane perplessa: “Stiamo parlando di Babbo Natale”, commentò Maurizio Masi, docente del Politecnico di Milano. Ma non è necessario entrare nel mondo dei ricercatori per trovare chi ha delle riserve. Il giornalista genovese Rino Di Stefano, ad esempio, ha vissuto qualcosa di unico. Non conosceva né Pelizza né Ravelli, eppure dal 2009 si è trovato coinvolto nella vicenda, suo malgrado e in modo rocambolesco. “In certi momenti ho perfino temuto per la mia incolumità” dice. Ha scritto un libro (“Il caso Pelizza-Majorana”) e assicura che “qui non ci sono fake news o notizie d’accatto: è una storia vera e vissuta”. Tra l’altro, Pelizza gli donò, a garanzia di quello che diceva, una medaglietta che sarebbe derivata da una trasmutazione: “L’ho fatta analizzare: per il 99,86% è oro purissimo, mentre lo 0,14% residuo è composto da ben 15 metalli diversi”. Tuttavia – aggiunge – “manca ancora la spiegazione scientifica sul funzionamento di una macchina che andrebbe contro le leggi della termodinamica”.
Nascerà così in Svizzera, su idea sua e di Tralamazza, un centro studi che dovrà rendere scientificamente accettabile quanto appare impossibile. Ma siamo sicuri che sia la strada giusta? C’è chi ne dubita: “Majorana ci ha insegnato che bisogna avere il coraggio di immaginare altro” commenta Francesco Paolocci, lo sceneggiatore di cui parlavamo all’inizio che conta di realizzare una sorta di sequel del film del 1988 di Gianni Amelio “I Ragazzi di via Panisperna”, al quale aveva lavorato. Siamo usciti dal convegno obiettivamente un po’ scombussolati. Ma con un’idea di fondo: ognuno è libero di trarre le conclusioni che crede da una storia che in ogni caso non finirà facilmente nel dimenticatoio. Non accadrà anche perché ci sono due domande in attesa di risposta: come mai e per conto di chi gli avvocati Francesco Astone e Paola Ventresca hanno chiesto al tribunale di Roma di dichiarare la morte presunta di Ettore Majorana? La Gazzetta Ufficiale ne rende conto, tutto risale al 17 gennaio di quest’anno: chi ha notizie del fisico deve farsi vivo entro settembre. Infine, perché la Microsoft ha chiamato proprio Majorana-1 un suo nuovo chip?
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