Fisica/Mente

DIMAGRIRE: SÌ, PERÒ

MARIO CARLETTI - 28/11/2025

Affermare che il rapporto con il cibo è assolutamente personale e spesso patologico sembra una ovvietà: pochi mangiano per vivere, molti vivono per mangiare e questo detto vale in modo assoluto naturalmente in questa parte del pianeta dove c’è la possibilità di scelta.

Non sono rimasto quindi sorpreso nell’apprendere che Amazon ha intercettato un milione di contatti in un mese per avere informazioni su di una molecola che ‘fa dimagrire’, né di leggere che una italiana ha rischiato di morire perché si è iniettata una sostanza comprata on line (non so dove) che in realtà conteneva insulina.

L’attenzione sulla semaglutide (sostanza della quale stiamo parlando) è balzata sulle pagine dei giornali non molto tempo fa quando dall’America è giunto l’allarme che i diabetici (utilizzatori secondo indicazioni mediche di questo farmaco) non ne trovavano più sul mercato.

Simultaneamente le quotazioni dell’azienda farmacologica produttrice sono schizzate alle stelle e la stessa azienda ha comunicato di non poter far fronte dal punto di vista industriale alla esplosione della domanda (quindi farmaco introvabile e mercato nero dello stesso).

L’azione di questo farmaco si esercita sui recettori del GLP 1 che è un ormone prodotto dal nostro intestino dopo il pasto e che regola l’appetito mantenendo stabili i livelli di zucchero nel circolo.

Esplica questa azione stimolando la produzione di insulina (per questo è indicato nelle forme di diabete di tipo 2 ma non 1) e diminuendo quella di glugagone (da qui il nome glucagon-like peptide 1). Questi farmaci a differenza del GLP1 naturale che dura in circolo poche ore, perché viene rapidamente metabolizzato, hanno invece la caratteristica di agire molto più a lungo nel tempo (semaglutide iniettabile una volta la settimana)

Questo ormone ha anche azione sullo stomaco rallentando lo svuotamento dello stesso dopo il pasto mantenendo quindi più a lungo la sensazione di pienezza e sul cervello (ipotalamo luogo del regolamento dell’appetito) dove abbassa la sensazione di aver fame.

La molecola è pertanto risultata un’arma molto importante per le persone con grossi problemi di sovrappeso e per i diabetici di tipo 2 (cioè quelli che non hanno bisogno di insulina come terapia) ma in breve si è trasformata in una terapia praticamente estetica per coloro che fanno fatica a mantenere il peso ed hanno la capacità economica necessaria per accedere al farmaco.

Naturalmente è anche la soluzione ideale per la maggioranza delle persone che essendo in sovrappeso non hanno la forza psicologica e la costanza per mettersi a dieta ipocalorica e fare esercizio fisico (le due basi fisiologiche per il controllo ponderale ideale), hanno la possibilità di ricorrere ad una facile scorciatoia.

Il consiglio è naturalmente quello di rivolgersi al proprio medico perché anche la semaglutide, come in pratica ogni farmaco, ha precise controindicazioni ed in qualche caso ha anche effetti collaterali gravi (reazioni allergiche) ed è quindi buona norma non farsi una autosomministrazione acquistando (follia) magari tramite il web.

Dal punto di vista invece scientifico è ovvio che si è aperta una strada ampia ed importante da percorrere per creare invece molecole che siano in modo specifico sperimentate per il sovrappeso perché nella nostra società i chili in più sono da sempre considerati un rischio molto alto per la salute ed un costo sociale sanitario enorme.