Il caso della famiglia di Palmoli, provincia di Chieti, tre figli in età scolare e due genitori desiderosi di continuare a vivere in una casa nel bosco -ritenuta inadeguata dai servizi sociali perché priva di allacciamenti idraulici ed elettrici e di un sufficiente riscaldamento- ha acceso la miccia di un contrapposto giudizio: riguardante la decisione dei magistrati competenti di ricoverare i bambini in una struttura protetta, sottraendoli ai genitori.
Il padre, l’inglese Nathan Trevallion, che rifiuta di vivere in una situazione di miglior comfort per i minori, perché convinto che non manchi loro niente, ha dalla sua diversi simpatizzanti. Che la pensano forse come Henry David Thoreau -filosofo, scrittore (1817-1862, autore di Walden, ovvero Vita nei boschi) e poeta statunitense- sostenitore convinto di una vita immersa nel verde e nella natura. E contrario all’inquinamento urbano e alla frequentazione di una scuola istituzionale vista probabilmente come troppo impositiva e oppressiva.
La famiglia -che vive dei frutti e degli ortaggi coltivati in proprio- era stata attenzionata un paio di anni fa, dopo una sospetta intossicazione da funghi che l’aveva costretta al ricovero in ospedale.
Erano di conseguenza intervenuti i servizi sociali rilevando, a domicilio, la mancanza delle norme igieniche fondamentali e delle vaccinazioni obbligatorie nell’infanzia, nonché le carenze di un percorso scolastico non rispondente agli obblighi di legge previsti nel nostro paese.
Gli stessi sono di recente intervenuti sottraendo i minori, ora ricoverati in una struttura protetta. La madre, la 45enne australiana Catherine Birmingham, un tempo insegnante di equitazione, è rimasta coi figli, preoccupati dell’improvviso ‘imprigionamento’ al quale non erano certo preparati. Desiderio del padre è ora di portare via la famiglia, per farla continuare a vivere nello stesso modo.
Quando leggerete questo articolo conosceremo già nuovi particolari della vicenda e forse nuove decisioni saranno state prese. Ma certo è auspicabile una giusta, saggia valutazione del difficile caso, che riesca a evitare alla famigliola un cambiamento troppo impositivo e drastico. Che non comporti lacerazioni familiari o separazioni invasive e crudeli, ma intervenga piuttosto nell’aiutare, sostenere e consigliare una scelta di vita oculata e salutare, più consona alla pratica delle necessità quotidiane -e non solo quelle igieniche e sanitarie- per il rispetto della salute dei bambini. Ma anche e soprattutto di quel confronto sociale necessario alla formazione di ogni minore, perché la crescita fisica dei tre bambini coincida in parallelo con una crescita affettiva, cognitiva e culturale. Che non può non allargarsi, dall’ambito familiare, a quello più ampio che nasce dalla frequentazione dei propri coetanei e di altri maestri.
Una storia che pare strana e difficile, a pensarci bene: e contraddittoria. Voler vivere nel bosco, in una società sempre più impegnata, almeno all’apparenza, nel continuo dialogo con gli altri. Come può esserci tanta necessità di distanza? Soprattutto, tanta paura di ‘contaminazione’?
In realtà siamo già tutti immersi in un bosco, anche troppo buio, nascosti agli occhi di chi vorrebbe snidarci, perché incollati dal richiamo incessante delle sirene. Quelle spesso bugiarde e pericolose dei social. Figli e nipoti non si staccano più dal cellulare neppure al momento del pasto.
Ci vuole una riflessione globale e la risposta è solo una, per tutti: ascolto. Quello serio, quello vero, cioè non interessato, non manovrato politicamente dall’alto o dal luccichio dei soldi. Quello attento a cogliere la giusta luce. Quello della condivisione del bene- ma anche del male- nella responsabilità di quanti hanno il dovere di rispondere: per tutelare chi ancora non ha la facoltà. morale o legale, di dire basta. Siano genitori, insegnanti, servizi sociali, o magistrati. Tutti insieme devono operare, e darsi la mano, per offrire la risposta giusta. Che, fatte salve le dovute garanzie per i minori interessati, può anche essere la più naturale, la più genuina, la più semplice.