Editoriale

L’UNDICESIMA PAROLA

MASSIMO LODI - 28/11/2025

Il dire è colorato? Ma sì che lo è. Dunque vale il piccolo ragionare che segue. Esce il nuovo libro del Papa, La forza del Vangelo. La fede cristiana in 10 parole. Lui comincia da tre: Cristo, comunione, pace. Seguono cuore, chiesa, missione, poveri, fragilità, giustizia, speranza. Tema di fondo: volersi bene, recuperare il fil rouge dell’umanità, anteporre sempre una domanda a sé stessi prima di sollecitare una risposta altrui: chi siamo noi per chiedere chi sono loro.

Meditazione intensa, diffusa in discorsi d’epoche varie. Leone raduna il bagaglio della sua avventura pastorale-missionaria, lo ripropone, incita a pensarci su. Disegna un orizzonte umorale/spirituale sfumato di trasparenze, riflessi, bagliori (1). Anche di grigiori, ombre, oscurità (2). Ecco il dire colorato: multiforme rappresentazione cromatica della quotidianità, con retaggio storico, presente popolato d’ambasce, incerta prospettiva sul domani. Che fare? Prevost suggerisce relazioni di misericordiosa compassione: partecipare delle doglianze altrui, farle proprie, condividere il cammino di ogni giorno. Sentieri ovunque stretti, dissestati, ingannevoli. Bisogna azzeccare il percorso giusto, guardarsi dalle buche, distinguere la fiaccola cui tener dietro.

Quindi vicinanza, concordia, fraternità. Raggiungibile col supporto d’una forza visionaria, uscendo ciascuno dalla sua bolla egoistica, entrando nella resurrezione del pragmatismo collettivo.

Forza visionaria, ecco. Fides. Credere. Anche oltre il confine del credibile. Il concetto, lo stesso concetto, che -a proposito d’un dire colorato- ha sempre ispirato la curiosa e rivoluzionaria tipologia di genere in Vittore Frattini, pittore-simbolo della varesinità. Di lui la sala Lucio Fontana a Comabbio ospita una mostra d’alcune geniali opere. Sono i Lumen. Di una volta, di adesso. I Lumen: l’insieme d’un misterioso strisciato brillìo che viene da lontano e prende forme vicine alla sensibilità di ciascuno attraverso l’alternarsi, il mutare, la convivenza dei colori. Verdi, rossi, gialli, azzurri, bianchi, neri. Rivelano potenza evocativa, incitano all’immedesimazione nell’anima del maestro, consolano -a insaputa dell’autore, ma vedi il caso- circa l’esistenza d’un mondo/d’un destino né magico né inconoscibile né enigmatico, come scrive Prevost non da minimalista d’arte, ma da massimalista del Vangelo. Basta dar retta al cuore e adeguarsi al suo naturale battito e ne comprendiamo -del destino, del mondo- la traiettoria. Le righe colorate. I Lumen.

Un accostamento bizzarro? Certamente sì. Però che cosa non è bizzarro nell’avventura umana? Noi siamo i tempi, chiosò Agostino. Cioè i casuali interpreti della contemporaneità. Attori che ignorano la parte in commedia prima di salire sul palcoscenico della vita. E poi recitano, come viene viene. Ilustrando un’infinita serie d’istintivi (e distintivi) quadri esistenziali, cui dan colore il pensiero, l’esperienza, la percezione individuale, gl’intrecci sociali. Ciascuno riceve luce e grazia, segnala Leone. Gliene dà conferma Frattini. Fatevi un giro sul lago di Comabbio in una qualsiasi ora di queste scintillanti giornate d’invernale autunno: ne trarrete la conferma che il dire è colorato, e che il colorare è un non detto. Però Luminosamente espresso. Quasi che fosse l’undicesima parola, potrebbe riassumere il Papa scrittore-pittore.