
Buon risultato del Pd e risultati modesti dei Cinquestelle.
Brusca frenata di Fratelli d’Italia e sollievo della Lega.
Campania e Puglia per il centrosinistra e Veneto per il centrodestra esattamente come cinque anni fa. Se prendiamo in considerazione la troppo lunga campagna elettorale di autunno il risultato delle elezioni regionali è di conferma del tre a tre antecedente. Il cambiamento del governo nazionale rispetto a cinque anni fa (allora governo Conte Due) non ha modificato il quadro elettorale.
Non è cambiata purtroppo, anzi è peggiorata di parecchio, la tendenza all’astensione e questo deve fortemente preoccupare tutti i partiti che non sono in grado di attirare gli scontenti alle urne: un dato sconfortante e deleterio e nessuno si chiami fuori dalla pesante responsabilità.
CAMPANIA. Era la Regione ritenuta più delle altre un test politico. Roberto Fico con un buonissimo 60% è il secondo presidente di Regione espressione dei Cinquestelle dopo la Sardegna di Alessandra Todde. Netta la sconfitta dei partiti della maggioranza nazionale che pure presentavano come candidato un membro del governo, Edmondo Cirielli, di Fratelli d’Italia.
In Campania l’alleanza “progressista” era la più ampia possibile mancando solo Calenda fra le opposizioni. A questo proposito va sottolineato il lavoro di tessitura di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, e la continua e paziente opera di Elly Schlein. Penso che Manfredi possa avere un futuro anche a Roma con qualche ruolo importante.
VENETO. Tutto scontato in questa Regione, ancora più che nelle altre. Vince il leghista Stefani con il 64% dei voti. È la Regione nella quale (mi dispiace dirlo ma credo sia così) è avvenuto il trapianto più esteso fra il blocco Dc della Prima Repubblica e il campo leghista della Seconda nel nome di una “cultura sociale veneta” molto peculiare e innervata sia nelle città che nei paesini.
In Veneto la sfida reale era tutta interna ai partiti di governo. Avrebbe avuto più voti Fratelli d’Italia (38% alle ultime europee) oppure la Lega di Zaia? La risposta è stata chiaramente favorevole alla Lega (36%) contro il 18% di Fratelli d’Italia ed ha due prevalenti ragioni. 1) Il peso personale di Zaia con oltre 200.000 preferenze. 2) La forza organizzativa della Lega che in Veneto è molto più strutturata di Fratelli d’Italia. Vedremo se questo risultato regalerà alla Lega anche il prossimo candidato presidente in Lombardia.
PUGLIA. Nettissimo successo di De Caro (64%). Il risultato era anche qui già scritto. L’incertezza riguardava semmai l’entità della vittoria. Si usciva da venti anni dominati dalla sinistra, o centrosinistra che dir si voglia, prima con Vendola e poi con Emiliano e la voglia di cambiare sotto traccia pareva esistere anche per i difficili problemi che incombono sulla Regione, di cui l’ex Ilva è solo un esempio fra i tanti.
In Puglia la coalizione vincente sembrava sul punto di saltare solo un paio di mesi fa perché Vendola (Verdi e Sinistra) ed Emiliano (Pd) volevano entrare in lista contro il parere di De Caro, candidato presidente. Ora Vendola non è stato eletto consigliere mentre Emiliano, fuori dalle liste, vorrebbe entrare in giunta. Credo invece che sia necessario un ricambio profondo dopo dieci anni di presidenza, in questa come in qualsiasi Regione.
Conclusioni politiche? Il Pd risulta complessivamente il primo partito mentre nel centrosinistra i Cinquestelle appaiono ancora in difficoltà nei territori e i riformisti, in questo contesto, portano un significativo contributo. A destra, Fratelli d’Italia subisce una frenata ragguardevole rispetto alle ultime europee e nazionali mentre si registra un sollievo della Lega grazie soprattutto al dato rilevante del Veneto di Zaia.
Certamente il centrosinistra riceve una buona spinta da questo turno di voti che però non autorizza l’ottimismo. L’alternativa per il governo nazionale potrà attuarsi se tutte, o quasi tutte, le opposizioni si uniranno per davvero costruendo un “Progetto Italia” basato sui fatti concreti e si riconosceranno in una leadership sicura.
La competitività fra i due poli, se apparirà reale e forte, potrà essere la leva per diminuire l’astensionismo.