
È stato uno degli indiscussi protagonisti della recente guerra nella striscia di Gaza. La sua lettera ai cristiani della diocesi del Patriarcato Latino, scritta mentre cadevano le bombe israeliane e Hamas lanciava i suoi missili, ha fatto il giro del mondo e anche delle nostre parrocchie.
Il cardinale Pier Battista Pizzaballa, 60 anni, patriarca di Gerusalemme (non a caso indicato tra i papabili del recente Conclave) non ha avuto timore a confessare che “questi due anni hanno messo alla prova anche la nostra fede”.
Cosa c’è dietro a quest’uomo, all’apparenza mite ma determinato come solo i bergamaschi sanno essere, che si è anche proposto come ostaggio in cambio del rilascio dei bambini israeliani rapiti da Hamas il 7 Ottobre del 2023?
Nato a Liteggio, piccola frazione di Cologno al Serio il 21 Aprile 1965, Pierbattista è l’ultimo di tre fratelli. Mamma Maria è casalinga, papà Pietro operaio in una acciaieria di Milano. La famiglia vive in una casa che, come osserva nel libro “Svegliate il mondo” la giornalista varesina Alessandra Buzzetti, “non è molto diversa da quelle descritte da Ermanno Olmi nell’ Albero degli zoccoli.
La vita è quella dura degli anni Sessanta: per il papà sveglia all’alba per prendere la corriera. La mamma a casa a contribuire al magro stipendio con piccoli lavoretti. I figli a scuola a piedi anche con la pioggia, la nebbia, il gelo.
Soldi pochi, sufficienti a mantenere uno stile di vita dignitoso, ma che non consente alla famiglia di far proseguire gli studi a figli. È così che, grazie all’interessamento del parroco del paese, i tre fratelli si ritrovano a Rimini in un collegio retto dai frati minori. Qui pur tra una rigida disciplina e la malinconia per la casa lontana Pier Battista incontra padre Giovanni, giovane rettore del Seminario di Rimini, appena tornato dalla Terra Santa.
È il piccolo seme di senape che attecchisce e porterà il ragazzo prima al Seminario del capoluogo romagnolo e poi ad entrare nel noviziato dei Frati Minori a La Verna. Il 10 Ottobre 1989 emette la professione solenne.
«È una persona fine e rispettosa che non cerca l’applauso -ricorda monsignor Tino Scotti, che per 31 anni ha lavorato nella Segreteria di Stato vaticana ed ora è rientrato a Bergamo- Possiede una grande esperienza del mondo mediorientale, soprattutto di quello ebreo. In Israele e in Palestina è molto apprezzato perché è stato sempre all’altezza, sia come Custode sia come Patriarca. In Vaticano si ricorda ancora il pomeriggio dell’ 8 Giugno 2014 in cui organizzò per Papa Francesco il gesto di preghiera con il presidente di Israele Peres e con Abu Mazen”.
Tra i pochi sacerdoti cattolici di Gerusalemme a parlare perfettamente l’ebraico, Pizzaballa deve la sua profonda conoscenza delle Scritture e della interpretazione che ne danno i rabbini prima alla licenza in teologia all’ateneo Biblicum a Gerusalemme e poi ai cinque anni di studio all’Università ebraica della stessa città: un ateneo laico frequentato da ebrei praticanti, in gran parte giovani coloni che vivono negli insediamenti israeliani dei territori occupati oggi al centro della cronaca. Un tirocinio senza sconti che lo porta a sostenere impegnativi esami anche a Natale che per gli ebrei è un giorno come un altro. Quando a soli 39 anni arriva la nomina a Custode di Terra Santa la giovane età nasconde un curriculum di tutto rispetto.
Nelle interviste che ho potuto realizzare con lui per RadioRai mi ha sempre colpito il profondo equilibrio nei giudizi, unito ad una indiscussa capacità diplomatica che lo porta ad interloquire autorevolmente con le tante tessere che compongono il mosaico mediorientale.
“La sua giornata -racconta ancora Alessandra Buzzetti nel bel ritratto che gli ha dedicato- inizia con la sveglia alle cinque. Le prime ore del mattino sono il tempo che ritaglia per sé per una relazione intima con Dio e per la meditazione della Sacra Scrittura.” Tra i libri dell’Antico Testamento preferiti da Pizzaballa c’è quello di Geremia, il profeta sofferente che non capisce cosa accade e si ribella ma che poi obbedisce al Signore e trova pace nell’ annunciare la verità anche se scomoda. “Ti faranno la guerra ma non ti vinceranno- dice Dio a Geremia- perché io sono con te per salvarti”. Mai parole della Bibbia sono state così attuali.