Cinque capitoli per 245 paragrafi più un’introduzione e una conclusione: la prima enciclica di papa Leone, Magnifica humanitas, affronta il tema dell’Intelligenza Artificiale distinguendone diverse implicazioni e perciò richiede una lettura particolarmente attenta, libera dalle tentazioni di sentirsi in dovere di commentare o di escludere il tema dai propri interessi. Conseguenza dell’opera di ascolto di esperti, operatori, imprenditori, genitori, educatori, istituzioni, il documento si presenta infatti come una “piattaforma” per avviare un lavoro di approfondimento e impegno su una traccia (questa sì) diventata urgente: la necessità di “custodire la persona umana” di fronte a una svolta epocale dalle conseguenze imprevedibili e dai mille risvolti anche preoccupanti (si pensi all’intreccio tra tecnologia e guerra). Per questo motivo si può affermare che non si tratta di un’enciclica “sull’IA” ma di un’enciclica “sulla difesa della dignità umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”.
Tema non inedito. La Chiesa ha la sua visione dell’uomo e su questa base ha già avviato da tempo interlocuzioni con gli addetti ai lavori della IA, ritenendosi in diritto di partecipare a un confronto pubblico. Ma ora si tratta di far diventare la questione “universale”, affinché ognuno possa contribuire nel proprio ambito alla tutela della dimensione umana. Si tratta cioè di passare da una trattazione “tecnica” a una presa di coscienza generale. È in gioco un futuro che riguarda tutti, nessuno escluso. In sede di presentazione il papa ha detto che l’Intelligenza Artificiale “deve essere disarmata”, vale a dire “liberata dalle logiche che la trasformano in strumento di morte, di dominio e di sopraffazione”. E perciò occorre indirizzarla alla costruzione della “civiltà dell’amore” richiamata da San Paolo e San Giovanni Paolo II. All’inizio dell’introduzione viene subito precisato il riferimento cui guardare, citando la Gaudium et Spes di Paolo VI: “Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova luce il mistero dell’uomo”. Gesù Cristo Via, Verità e Vita, continua il papa, è l’origine della “magnifica umanità”. Riprendendo gli stessi concetti, e dopo aver citato la Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta e il Magnificat, l’enciclica si conclude con questa frase: “Con la stessa fede di Maria diventiamo tessitori di speranza nel mondo, così che la presenza di Gesù cresca in mezzo a noi”.
Forti di tale ancoraggio si possono affrontare anche le incognite. Dove ci sta portando lo sviluppo delle tecnologie? Come possiamo formare comunità che mettano l’essere umano al primo posto? Fino a quando potremo considerarci liberi? Come tutelare lavoro e lavoratori, garantire giustizia in un mondo che concentra il potere nelle mani di pochi? È possibile salvaguardare l’esigenza fondamentale di tessere relazioni reali? È possibile realizzare tecnologie “buone”? In quali casi? Le domande che l’IA solleva sono molteplici e sono tutte aperte. La stessa enciclica non elenca e non intende elencare soluzioni tecniche. Indica tuttavia un percorso, invitando a condividere preoccupazioni e sensibilità. Poi regole e accorgimenti potranno arrivare, ed è augurabile, ma il punto di partenza deve essere chiaro e deve escludere sia il transumanesimo (che prevede il superamento dei propri limiti fisiologici) sia il postumanesimo (che punta alla creazione di macchine “umane”).