Opinioni

CHE SIA UN VERO SIMBOLO

ARTURO BORTOLUZZI - 29/05/2026

La riapertura dell’Isolino Virginia ha riportato finalmente i cittadini e i turisti su uno dei luoghi più straordinari del territorio varesino. Le immagini delle famiglie in visita, delle barche che approdano, degli aperitivi vista lago e del ristorante tornato a vivere raccontano un entusiasmo autentico. Ed è giusto così. Dopo anni di abbandono e chiusure, vedere l’Isolino di nuovo frequentato è certamente una buona notizia.

Ma proprio perché si tratta di un luogo unico, riconosciuto patrimonio UNESCO, non possiamo limitarci a considerarlo una semplice meta turistica o un raffinato spazio per la ristorazione. L’Isolino Virginia custodisce una delle più importanti testimonianze preistoriche d’Europa. È un archivio vivente della nostra storia, fragile e prezioso, che deve essere studiato, protetto e spiegato ai cittadini.

Da tempo sosteniamo che serva uno studio completo e continuo sulle peculiarità dell’Isolino: non soltanto dal punto di vista archeologico, ma anche ambientale, naturalistico e della sostenibilità delle presenze umane.
Quante persone può sostenere realmente l’isola? Quali effetti producono il continuo passaggio, gli eventi, la pressione turistica? Quali interventi sono necessari per garantire la conservazione delle strutture palafitticole e dell’equilibrio naturale del luogo? Sono domande fondamentali, che non possono essere lasciate sullo sfondo.

Va bene il ristorante. Va bene l’aperitivo sul lago. Ma queste attività devono essere accessorie rispetto alla vera missione dell’Isolino: far comprendere ai cittadini la sua importanza storica e culturale.

Per questo servono tre azioni precise.

La prima: un approfondimento scientifico permanente sulle presenze e sulle caratteristiche dell’Isolino, collegato ai temi della sostenibilità e della tutela. I cittadini devono capire perché questo luogo sia così importante e perché la sua bellezza richieda rispetto e attenzione.

La seconda: i Comuni del Lago di Varese devono sentirsi direttamente coinvolti. Non basta che l’Isolino sia formalmente proprietà del Comune di Varese. Tutto il territorio lacustre deve riconoscersi in questo patrimonio. È necessario costruire una collaborazione stabile tra i Comuni, affinché i cittadini del lago facciano propri i problemi dell’Isolino e partecipino alla sua difesa e valorizzazione.

La terza: deve esistere una relazione continua e forte tra l’Isolino Virginia e il Museo Archeologico di Villa Mirabello. L’Isolino non può vivere separato dal museo, né il museo può rinunciare all’Isolino. Uno deve sostenere l’altro. L’esperienza sull’isola deve diventare il naturale completamento del percorso museale, mentre Villa Mirabello deve essere il centro scientifico, culturale e didattico capace di raccontare e interpretare ciò che sull’Isolino è custodito.

Senza questo collegamento profondo, il rischio è evidente: trasformare un patrimonio universale in una semplice attrazione paesaggistica. Sarebbe un errore gravissimo.

L’Isolino Virginia non deve essere “consumato”. Deve essere compreso. Solo così potrà diventare davvero il simbolo culturale del Lago di Varese e una grande occasione educativa per le nuove generazioni.