“L’arma più potente che puoi usare per salvare il mondo è l’educazione”. Lo scriveva Nelson Mandela. Ed è una inconfutabile verità. La scuola, luogo educativo fondamentale, sta sempre più assumendo, nella nostra varia e purtroppo conflittuale società, un ruolo insostituibile. A fronte anche delle difficoltà insite nella famiglia.
L’importante, come ammoniva don Lorenzo Milani, è -vale per ogni docente- che si sappia insegnare correttamente, cioè con “intelligenza, pazienza e devozione” a una professione bella, quanto difficile. “Senza dimenticarsi -suggeriva ancora- di regalare sempre un sorriso di incoraggiamento”, soprattutto ai più insicuri e afflitti, ai timorosi di sbagliare. Perché nessuno sia messo in disparte, lasciato indietro come un somaro. Dimenticandosi che il somaro ha sempre fatto la sua docile e diligente parte, mentre il padrone spesso lo bastona dopo essersene servito.
I care teneva scritto il don sui muri della scuola di Barbiana. A significare che proprio la cura degli altri era mezzo e scopo per condurli alla socializzazione e all’inserimento, a fronte delle difficoltà personali e delle differenze sociali.
Scriviamo queste considerazioni perché siamo ormai a giugno e sta per finire la scuola. E quindi piace, ci sia consentito, fare una riflessione.
Anche questo anno scolastico, in chi lo ha frequentato con la dovuta partecipazione, rimarrà per ciascun allievo nel ricordo: del meglio (o del peggio) ricevuto. Cuori o picche.
Si è trattato di un anno non facile che ha registrato guerre e crimini, e che quindi rispecchiava, nel sociale, eventi e immagini forti, coi quali gli insegnanti sono stati chiamati sempre più a confrontarsi per dare chiarimenti. Non sempre possibili, se le domande apparivano a volte troppo difficili.
C’è poi il confronto dei ragazzi con se stessi in una età delicata: e con le evasioni inaspettate e futili che li portano all’’assuefazione. Non sempre alle droghe, per fortuna. Ma oggi domina anche l’uso smodato dei social. Che può a sua volta funzionare come la più micidiale droga.
Vale per i giovani che ci giocano, ma anche per i grandi che si ‘trastullano’ con il mondo intero, usando al peggio l’intelligenza artificiale. “La tecnica non deve far regredire il cuore” ha ammonito Papa Leone. Sapranno genitori e insegnanti impegnati sui due fronti (che alcuni vedono sempre più contrapposti) usare al meglio la parola e il cuore?
Quando ricomincerà la scuola a settembre, come sarà questa povera Terra in subbuglio, che si sta autodistruggendo, senza pietà di se stessa, né rispetto dei propri figli? E basterà l’ottimismo della volontà, caro a Gramsci, per restituire ai giovani, alle famiglie e alla scuola, e al mondo intero, pace e progresso?