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FASCINO NBA

CLAUDIO PIOVANELLI - 29/05/2026

Elisèe Assui

Da una parte la NBA Europe, dall’altra i college statunitensi pronti a strapagare i nostri talenti: possiamo ben dire che il basket del Vecchio Continente dovrà attrezzarsi per difendersi da un’offensiva che si annuncia senza precedenti.

Se sul primo fronte la situazione ancora non è affatto chiara (la cessione dei diritti da Cremona alla rinata Roma sembra però un primissimo passo), le iniziative delle università statunitensi paiono davvero in grado di creare turbativa, se non addirittura scompiglio.

Anche Varese, tra l’altro, è toccata da questo nuovo fenomeno: Elisèe Assui, classe 2006, è stato infatti ingaggiato da Florida State e pure il capitano della Openjobmetis Matteo Librizzi sembra tentato da un’avventura sicuramente affascinante e ricca… in ogni senso. Già, perché la differenza la stanno facendo soprattutto gli ingaggi, che definire stellari sembra persino riduttivo, al punto che quello di Assui (un milioncino lordo di dollari, garantiti per almeno due stagioni, ai quali andranno comunque sottratti le tasse e il buy out concordato con la Pallacanestro Varese), sembra quasi un’elemosina a confronto di altri contratti decisamente più remunerativi. Altri giocatori italiani, infatti, hanno spuntato accordi assai più vantaggiosi: Saliou Niang (Virtus Bologna) e Quinn Ellis (Olimpia Milano) viaggiano su compensi più o meno quadrupli rispetto ad Assui e per un arco di tre o quattro anni; a Niang e a Ellis, che hanno già maturato l’esperienza di Eurolega, e ad Assui, si uniscono per ora anche David Torresani (Treviso) e Luca Vincini (Sassari). Per completezza d’informazione, aggiungiamo che nell’ambito della NCAA è in corso una diatriba per il fatto che quasi tutti i giocatori dell’ultima “infornata” escono da contratti professionistici, cosa contraria allo spirito dei college; ma sicuramente, al di là della discussione in atto, non verranno messi in dubbio gli accordi già sottoscritti.

Il fenomeno dei giocatori europei ingaggiati dai college statunitensi non è affatto nuovo: anche negli anni scorsi diversi ragazzi avevano maturato una significativa esperienza a questi livelli (due nomi per tutti, transitati anche da Varese: Davide Moretti e Giovanni De Nicolao), ma in questi ultimi tempi la cosa ha assunto connotati e dimensioni ben differenti rispetto al passato, al punto che nella scorsa stagione erano addirittura 343 i giocatori europei impegnati nel campionato NCAA.

Quest’anno poi la notizia degli ingaggi milionari offerti ai nostri ragazzi ha fatto esplodere la questione anche a livello mediatico. La parolina magica è NIL, che sta per “Name, Image, Likeness” (e cioé “Nome, Immagine e Ritratto”): i giocatori hanno ottenuto già dal 2021, inizialmente anche a suon di cause legali, di poter mettere a frutto soprattutto l’aspetto pubblicitario e legato ai social media che riguarda le loro prestazioni sportive e questo ha generato anche un monte arretrati ragguardevole, una disponibilità decisamente ampia da destinare appunto agli ingaggi. Così ciò che già qualche anno fa poteva rappresentare un’attrazione al limite dell’irresistibile, grazie alla possibilità di studiare e di perfezionarsi giocando in una realtà assolutamente affascinante (e senza troppa pressione, almeno rispetto al campionato italiano), oggi è diventata del tutto irrinunciabile grazie a questo aspetto economico che nessun club europeo potrebbe permettersi di pareggiare.

L’impressione è che questa “corsa al giovane” da parte della NCAA stia per giungere all’apice con questa ondata di ingaggi che naturalmente riguarda un po’ tutta Europa, ma bisogna anche dire che se la situazione resterà quella attuale, difficilmente il Vecchio Continente (così come il resto del mondo) avrà modo di difendersi da questa offensiva.

Per il nostro Paese, se possibile, le prospettive sono anche peggiori: i dati dicono infatti che nel ranking della FIBA l’Italia del basket è al secondo posto in Europa e al terzo posto nel mondo per risultati raggiunti a livello giovanile, mentre è agli ultimi posti quanto a impiego di questi stessi giovani a livello professionistico. In pratica, nel nostro campionato, i ragazzi giocano pochissimo. E un rimedio, in prospettiva, non lo si intravvede proprio…