Pennsylvania Avenue

GIÙ IL SIPARIO

FRANCO FERRARO - 29/05/2026

Trump con Colbert prima che i rapporti si deteriorassero definitivamente

Si racconta che Deng Xiaoping, leader cinese dal 1978 al 1992, amasse ripetere: “Gli Stati Uniti si vantano del loro sistema politico. Ma il Presidente dice una cosa durante le elezioni, qualcos’altro quando entra in carica, qualcos’altro ancora a medio termine, e altre cose ancora quando se ne va”. In tal senso Trump è perfetto. Può dire qualsiasi cosa e negare di averla detta cinque minuti dopo. Le sue oscillazioni tra realtà e finzione, tra verità e bugia, primo o secondo mandato non fa differenza, sono quotidiane. Chi glielo fa notare fa una brutta fine. Uno di questi è Stephen Colbert, il conduttore del Late Show su Cbs. Il 21 maggio lo show ha chiuso i battenti, ufficialmente per questioni di budget. Che ci starebbe pure se non fosse che Colbert era odiatissimo da Trump. E il presidente glielo aveva promesso: presto sarai fuori da Cbs.

Una minaccia in linea con le pressioni esercitate dalla Casa Bianca per far chiudere un altro late show, quello di Jimmy Kimmel su Abc. Kimmel aveva definito la reazione di Trump all’assassinio dell’attivista cattolico Charlie Kirk quella di “un bambino di 4 anni che piange un pesciolino rosso”. Abc sospese lo show per una settimana, poi riammise Kimmel in squadra con clamorosi risultati in termini di ascolto. Niente da fare invece per Colbert. Alla faccia della libertà d’espressione del Primo Emendamento. Trump ha festeggiato a modo suo, indossando la cattiveria, il suo vestito migliore: ”Finalmente Colbert ha chiuso. Incredibile che abbia resistito così a lungo. Era come un morto. Si potrebbe prendere chiunque per strada, sarebbe migliore di questo perfetto idiota”. Poi, non contento, ha scritto su Truth: ”Il licenziamento di Colbert è l’inizio della fine per i conduttori dei late show, strapagati, cattivi, privi di talento e con bassi ascolti. Riposino in pace”.

Perché, come ha scritto benissimo Guido Vitiello nel suo originale e lucidissimo saggio “Joker scatenato”, Feltrinelli 2025: ”Trump non ride. Saldo al centro di un traffico di risolini e sghignazzi favorevoli e ostili, la sua imperturbabilità gli consente di avere, come Joker, l’ultima risata”. David Letterman, che era il presentatore del Late Show prima di Colbert ha commentato: ”Come tutti sappiamo, si può togliere uno show a un uomo, ma non si può togliere la voce a un uomo”. E sicuramente la voce di Colbert risuonerà da qualche altra parte. Da qualche altra parte – in Irlanda – se n’è andata, nel gennaio 2025, pochi giorni prima dell’insediamento di Trump, un’altra conduttrice tv, e attrice, Rosie O’Donnell, da sempre critica nei confronti del tycoon. (Già nel 2006, quando Trump era il conduttore dello show The Apprentice su Nbc, lo definì “un venditore di olio di serpente”). Lui non la prese bene e anni dopo dirà della O’Donnell che è “una minaccia per l’umanità”. Poi sarà lui a minacciare di toglierle la cittadinanza americana. E lei, dalle colline della bellissima Irlanda, gli dedicò queste parole: ”Sono tutto ciò che temi: una donna che si fa sentire, una madre che dice la verità, un’americana che ha lasciato il paese prima che tu gli dia fuoco”.

P.S. A proposito della revoca della cittadinanza, la minaccia di “espulsione coercitiva” è cosa palesemente incostituzionale. Basta citare (e conoscere, Mr. President) il 14° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello stato in cui risiedono”.