Abbiamo tutti da imparare la lezione, per tutte le volte in cui non si accettano correzioni, non si tollerano osservazioni, non si ascolta e non ci si mette in discussione, non si riconosce una colpa o si ammette di avere torto. Soprattutto quando a fare così siamo noi! Siamo giudici spietati verso gli altri, ma per noi c’è ogni alibi. Non diamo per scontato di essere sempre dalla parte dei buoni! Come fare? Non è facile! Gesù dice che la qualità di Dio Padre è “stare nei cieli”. Ci insegnano qualcosa il corvo e l’aquila.
Il corvo nero è l’unico uccello che osa beccare un’aquila. Colpisce alla schiena, s’aggrappa con le unghie graffianti, morde il collo vantandosi con il suo gracchiare antipatico, e continua a beccare per snervare l’aquila.
L’aquila non reagisce male, né lotta col corvo, non spreca tempo, né energia. Apre le sue ali e si solleva in volo. Più sale in quota nel cielo, più difficile diventa respirare per il corvo che per mancanza di ossigeno si indebolisce e cade. Quanto tempo, energia, serenità, quanta vita perdiamo per gli attacchi di corvi neri?
Sono dubbi, ferite, frustrazioni, fragilità, rimpianti, rinfacci, colpe, errori, ma sono anche persone che ci beccano alle spalle, e continuano a farci male con il loro gracchiare ostinato. Se le portiano in altezza, si indebolirebbero.
Se Dio padre “nostro” è nel più alto dei cieli, ciascuno di noi, come “figlio”, è capace di cielo e può puntare sulla sua capacità di elevarsi. Solo così ci si può far mollare dalla zavorra più gracchiante, noiosa, che fa male, logora, snerva, lega.
Inspirare e espirare ci mostrano come la vita è un intreccio di cose che vanno e che non vanno, di gioie e di spine, di vittorie e fallimenti, di persone che ti capiscono e apprezzano e di altre nocive che ti giudicano e ti fanno male.
C’è però una terza dinamica: quella evangelica, di Dio, dell’aquila: essere “ispirati”, farsi avvolgere dal cielo. Si spicca il volo, si va a un livello molto alto dove però qualcuno sente mancare il fiato e molla: meglio così!
È la differenza tra chi è corvo e chi aquila. Il corvo nero si alza con la luna storta, l’aquila ispirata si alza col sole in faccia. Quello rimarca ciò che manca, l’altra centellina ciò che c’è. Il corvo nero si blocca a descrivere l’oscurità, l’aquila ispirata inizia ad accendere la luce. Il primo prende un’ostrica e teme l’epatite virale, la seconda cerca la perla e pure se non c’è la perla, comunque gusta il sapore del mollusco.
Uno si dimentica di ridere, l’altra ride per dimenticare. Uno si lamenta perché le rose hanno le spine, l’altra gioisce perché le spine hanno le rose. Il corvo nero a sera dice ‘adesso viene buio’, l’aquila dice ‘adesso si vedono le stelle’