Apologie Paradossali

DISVALORE DELLA VITA

COSTANTE PORTATADINO - 30/01/2026

(C) Una settimana di ordinario orrore. Ma è da tempo che le mie figlie non vogliono che teniamo accesa la televisione, in particolare il telegiornale, in presenza delle loro bambine. Sebbene la Rai non trasmetta le immagini peggiori. Tra le stragi di guerra e quelle d’incuria, omicidi di Stato e di rapina, violenza alle donne, abusi di minori, ricatti sessuali e ricatti ai ricattatori sessuali, infine suicidi di vergogna e di presunta pietà c’è troppo da scegliere.

(S) C’è un denominatore comune: un cambiamento radicale della morale corrente. Del resto, è ovvio: morale deriva dal latino mores, cioè costumi, i costumi cambiano, fin troppo facilmente, in peggio, mai in meglio. Chi cerca di cambiarli in meglio finisce come Savonarola.

(O) Benché spesso si usino come sinonimi le parole morale ed etica, sembra che ormai divergano abbastanza per attribuire a ‘morale’ il significato di comportamento accettato dalla maggioranza, eventualmente sancito dalla legge, penso ai nuovi diritti, alcuni dei quali non erano fino a poco tempo fa accettati dalla morale corrente e talvolta anche vietati dalla legge. ‘Etica’, invece allude ad una norma di comportamento imperativa, derivante dalla pura ragione, ma non necessariamente sanzionata dalla legge, un principio di difficile applicazione nella vita quotidiana dalle persone comuni. Imporre un’etica da parte dello Stato o di qualsiasi potere ad esso equivalente, vedi appunto il caso di Savonarola, ma di tutti i totalitarismi contemporanei, porterebbe ad un restringimento delle libertà individuali.

(C) Per chiarire l’origine e la possibilità di un’etica sociale e politica, prendiamo ad esempio uno dei casi tragici occorsi la scorsa settimana: il suicidio dei genitori del femminicida di Anguillara: premetto che non giudico il caso specifico, non avendo né competenza, né informazioni, ma lo assumo come esempio di un contrasto possibile, ma ormai diffuso nelle cultura contemporanea, proprio tra morale ed etica. La morale corrente avrebbe spinto i ‘moralisti’ a coinvolgerli con giudizi resi pubblici come si usa oggigiorno, nella condanna dell’atto del figlio, sollevando persino il sospetto di averlo aiutato. “Gogna mediatica” sarebbe la natura del torto subito, la motivazione del gesto e in base a questa ipotesi la Procura avrebbe aperto un’indagine per istigazione al suicidio.

(S) Mi pongo una domanda, ricordando un’altra notizia, ripetuta oggi dai media: il suicidio è la seconda causa di morte tra i minorenni. Non sarà il caso che ci sia anche qui una forma d’istigazione al suicidio? E chi dovremmo mettere sotto accusa? Lo Stato, la Scuola (come hanno fatto i compagni dello studente di La Spezia), la famiglia stessa, il patriarcato, il consumismo, i modelli di violenza filtrati attraverso televisione e social? O piuttosto una cultura che ha ridotto di molto il valore della vita?

(O) Vuoi arrivare a dire che c’è un nesso tra declino del riconoscimento sociale dell’etica cristiana, in particolare del valore della misericordia e del perdono, e il ritorno a logiche come “occhio per occhio, dente per dente”, ad una morale e quindi ad una legge a misura individuale, in cui anche la vendetta o, al lato opposto, il suicidio, divengono comportamenti possibili.

(C) Faccio presente una notizia che è sfuggita a molti, anche ai grandi giornali, che quanto meno l’hanno minimizzata. Il Senato della Francia ha negato il diritto al suicidio assistito, invertendo una tendenza all’applicazione di nuovi diritti, proprio da parte di uno Stato che ha fatto dell’indifferenza se non dell’ostilità alle indicazioni etiche della Chiesa la propria storica bandiera. Questo tema ha coagulato senatori di destra e di centro e di una parte significativa della sinistra per respingere una riforma che avrebbe introdotto l’eutanasia e il suicidio assistito. Voglio credere che non si sia trattato solo di dare un colpo a Macron, sostenitore della legge, ma di una convinzione radicata nel profondo delle coscienze, che i temi etici hanno una connessione con il sacro, non una fantasia magica, ma un livello della ragione che riconosce i propri limiti quando tocca il tema del destino ultimo.

(O) I vescovi francesi avevano affermato: «Legalizzare l’eutanasia o il suicidio assistito altererebbe profondamente la natura del nostro contratto sociale. Dietro parole rassicuranti si cela una realtà che il linguaggio tende a nascondere. Presentare l’eutanasia e il suicidio assistito come atti di cura offusca seriamente i confini etici. Le parole vengono distorte dal loro vero significato per meglio intorpidire le coscienze: questo offuscamento non è mai neutrale. Non ci si prende cura della vita dando la morte».

(C) Una parola chiara che dice come proprio nel linguaggio, usato come arma politica o come marchio sociale, si annida una possibilità di violenza che sconvolge le coscienze degli individui e l’equilibrio della comunità sociale, fino al disconoscimento pratico del valore della vita. Non si tratta né d’imporre un’etica di Stato, né di accettare la morale dell’individualismo per opportunismo politico ma di educare pazientemente ad una cultura capace di fondare sia i valori comuni, sia le libertà individuali.

(C) Costante (S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti