Fisica/Mente

GENIO DA NOBEL

MARIO CARLETTI - 30/01/2026

Camillo Golgi

Quando ho frequentato l’Università di Medicina di Pavia per laurearmi nel 1980, il corso di studi era relativamente semplice: vi erano gli esami fondamentali (senza fare i quali non potevi diventare medico) e quelli complementari che potevi aggiungere a tuo gradimento senza limiti. Inoltre potevi anche chiedere di sostenere un esame in un’altra facoltà che non avrebbe fatto media ma sarebbe poi stato riportato nel tuo curriculum studiorum (io feci inglese all’università di lingue di Pavia).

Devo dire la verità che mi divertivo parecchio a fare queste materie perché i corsi erano praticamente vuoti (in alcuni casi eravamo in tre) ma tenuti nella maggior parte dei casi da prof veramente appassionati della materia e capaci nel presentarla.

Tra questi Storia della Medicina fu uno in assoluto dei più belli perché mi apri la mente sull’evoluzione della sanità nel tempo affiancando molto spesso scoperte determinanti per la salute umana a persone in carne ed ossa con la loro vita non solo scientifica ma anche famigliare, sociale e politica.

Anche oggi questa specialità ha una sua dignità e mantiene il pregio di ricordare il percorso già fatto per arrivare all’oggi, periodo in cui le scoperte scientifiche ed i passi in avanti in campo medico sono meravigliosamente rapidi.

Parto da allora per arrivare a quest’anno in cui si celebra (proprio a gennaio) il centenario della morte di Camillo Golgi premio Nobel italiano per la medicina nel 1906.

Figlio di un medico di base, Golgi nella sua vita fu anche ordinario della cattedra di Istologia e Patologia generale dell’Università di Pavia non che a più riprese rettore della stessa Università a cavallo tra 1800 e 1900.

Quello che più di affascina della genialità di questi uomini è la capacità di spaziare in molteplici campi della ricerca con una lucidità mentale ed una razionalità speciali.

Grandissimo ricercatore, Golgi inizia la sua attività ad Abbiategrasso dove vince il suo primo concorso ed in insieme a Bizzozero si appassiona di istologia cioè la scienza che studia i tessuti umani ed inventa una specifica colorazione per poter mettere in evidenza le cellule del tessuto nervoso.

Poi però studia e capisce tutte le fasi di sviluppo del Plasmodium malariae il protozoo responsabile di una delle malattie più diffuse nei tempi passati, permettendo di curare, nel momento giusto con il chinino, i contagiati.

Nel mentre continua la sua ricerca, ha anche una vita affettiva sposandosi con Evangelina Aletti (nipote di Bizzozero, e conosciuta dal Golgi nella casa varesina del collega) ma anche politica attiva rivestendo tra gli altri il compito di Assessore all’Igiene del comune di Pavia e proponendo la costruzione del Policlinico San Matteo.

Continua però la sua passione per la ricerca che culmina con la scoperta dell’apparato cellulare reticolare (compito di far maturare le proteine prima della loro escrezione) detto proprio del Golgi la cui esistenza sarà definitivamente provata solo 50 anni dopo con l’invenzione del microscopio elettronico.

Il Nobel lo vince però ex equo con Santiago Ramon y Cajal grazie ai suoi studi sull’istologia delle cellule nervose (una delle sue prime passioni) scoprendo proprio che queste cellule sono separate una dall’altra ma che interagiscono tra loro attraverso un contatto chiamato sinapsi in una rete sinciziale ampia contigua.

Durante la Prima guerra mondiale si trasforma ulteriormente dirigendo l’Ospedale militare ed ivi creando un centro di riabilitazione neurologica per i soldati feriti. Nell’ultimo periodo della sua vita andrà a Roma per perorare la nascita del Policlinico San Matteo.