Pennsylvania Avenue

ICE-CRIME

FRANCO FERRARO - 30/01/2026

Quando questo articolo andrà on line potrebbe essere stato già aggiornato, sorpassato dalla cronaca, ma non dalla riflessione. Stati Uniti, gennaio 2026. L’Ice, la polizia anti immigrazione, ha ucciso ancora. La vittima è Alex Pretti, 37 anni, bianco, residente a Minneapolis, di professione infermiere. Gli hanno sparato a bruciapelo, erano in cinque. Finti guerrieri, falsi patrioti. Dicono che aveva un’arma e due caricatori. Ma aveva il porto d’armi. E la pistola era nella sua auto e lì è rimasta, visto che il suo legittimo proprietario era già morto. Ma secondo l’Ice e lo stesso Trump era un terrorista.

La menzogna di potere spacciata per verità ufficiale, esplosa in faccia alla democrazia, e non solo in America. Una menzogna oltraggiosa, spudorata, volgare. Vero e proprio veleno su quei checks and balances costituzionali, che avrebbero dovuto impedire la tracimazione del potere trumpiano. L’Ice è la chiara, violenta espressione di questo potere. Un potere che usa quella che di fatto è una forza paramilitare non a favore dell’applicazione del diritto, ma a favore della sua violazione. E la menzogna cavalca libera, nell’infinita prateria di un’America lacerata nel suo orgoglio storicamente democratico, e che assume le sembianze del totalitarismo. E – come scriveva Hannah Arendt – “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso non esiste più”. Secondo Arendt la manipolazione della verità non è un mezzo ma un fine. E in questo Trump è un fuoriclasse. È il Babe Ruth della bugia, ne lancia ogni giorno di bugie, e queste rimbalzano, da una parte all’altra del mondo, col loro carico di disprezzo e di offesa. A Davos è riuscito a sfoderare una raffica di balle che neppure l’ultimo modello di mitragliatore.

Una larghissima fetta di mondo s’indigna, eppure la base del tycoon sembra ancora credergli, vive in una sorte di bolla. Sono i fedelissimi del messia di Mar-a-Lago. Trump dice quelle che gli psicologi definiscono “bugie blu”, termine con cui vengono indicate le falsità dette a nome di un gruppo. E in un interessante articolo pubblicato su Scientific American nel 2017, Jeremy Adam Smith prendeva spunto da una ricerca di Alexander George Theodoridis, Arlie Hochschild, Katherine J. Cramer, Maurice Schweitzer, secondo i quali questo tipo di bugie blu sembra prosperare in un clima di rabbia, risentimento e iper-polarizzazione. Mi ritrovo in questa lettura. Io sono cittadino italo-americano, grazie a mio padre. Lavorava in America. C’era stato da ragazzo, insieme ai miei nonni. Ci ritornò tanti anni dopo, per consentire a me e mio fratello di studiare in Italia. Morì a Chicago il 24 maggio 1980, un anno prima di tornare definitivamente a casa. Io sono cresciuto col mito americano: storia, letteratura, musica. Tutto sotto il cappello della democrazia. Quella democrazia che Trump sta sistematicamente sgretolando. Scrive bene Ottorino Cappelli nel suo recentissimo saggio “Trump e la rivoluzione americana” (Editoriale Scientifica): ”L’America di Trump ha dichiarato guerra alla democrazia liberale in nome di una democrazia nuda, senza contrappesi, fondata sul potere legibus solutus di un Capo investito dal popolo”. E più avanti un cambio di domanda: da “Quanto è folle Trump?” a “Quanto è avanzato il processo che Trump incarna?”. Io spero che questo processo subisca presto una battuta d’arresto. Spero che gli americani “democratici”, di anima e di storia, e mi riferisco anche agli americani di fede repubblicana, diano presto un segnale. Magari alle elezioni di mid-term. Perché loro, insieme a noi, ci meritiamo un’America migliore.