Editoriale

IL FICO SECCO

MASSIMO LODI - 30/01/2026

Salvini incontra Tommy Robinson

Ora che la destra nel mondo esagera, sarebbe il caso di spostarsi almeno in Italia verso il centro. Lo pensa la Meloni, lo dice Zaia, ne è persuaso Tajani. Ma Salvini no, lui è fautore dell’opposto. Bisogna distinguersi, segnare un esclusivo/concorrenziale territorio, intercettare voti radicali che più radicali non si può. Sicché decide di ricevere nella sede istituzionale che gli è propria, il ministero dei Trasporti, Tommy Robinson, pseudonimo di Cristopher Yaxley-Lennon. Il curriculum giudiziario del tizio, riportato da Wikipedia, racconta d’un inquietante passato (1) colmo di reati/condanne. Il curriculum politico del medesimo, stessa fonte, testimonia d’un passato (2) colmo di populismo iper-avanzato: abbandonò tra l’altro il British National Party per fondare la English Defense League. Nazionalismo spinto, suprematismo bianco, eccetera.

Il capo della Lega lo considera sic et simpliciter un patriota. Punto. Aggiungendo: sarò libero d’incontrare “chi fico secco voglio io”? Liberissimo. Però liberissima Meloni di giudicare la mossa un grave errore strategico, al di là d’ulteriori valutazioni. Liberissimo Tajani di spiegare: io mai avrei colloquiato/mai colloquierò con uno così. E dunque il centrodestra si spacca mentre le sue forze conservatrici-moderate spingono verso la cattura di voti centristi, tipo l’area a marchio Calenda, invitato alla convention di Milano dei post-berlusconiani. E si spacca nel momento in cui Salvini ipse lascia intendere di volersi liberare di Vannacci. Allo scopo d’autovannaccizzarsi egli stesso, inglobando il favore pubblico che il generale perderebbe lasciando la Lega, controsorpassandolo nello sprint ultrasovranista? Mah.

La pratica conseguenza è che la destra regala un’inaspettata chance alla sinistra, qualora la sinistra si risolvesse a indirizzarsi verso il recupero di quel bacino d’adesione fondamentale, se intende provare a vincere le politiche ’27. Fortuna vuole, per la destra, che al momento attuale la sinistra sia ben lontana dal trovare sintesi alle differenziazioni interne. Sfortuna potrebbe tuttavia volere che la palla-gol servitale a sorpresa dalla destra venisse una volta tanto finalizzata, convincendo recalcitranti del Pd, Cinquestelle, Avs a metabolizzare la medietà sempre avuta in uggia. Ma senza la quale non c’è campo largo che riesca a mettere alle strette lo schieramento avversario, qualunque fico secco esso voglia affiancarsi.

Ps

Il militare-parà ha depositato nome e simbolo d’un possibile, prossimo suo partito: “Futuro Nazionale-Vannacci”, fiamma tricolore, fondo blu, prima scritta in bianco, seconda in giallo. Ipotesi ragionevole: se il generale darà concretezza all’idea, Salvini promuoverà Zaia vice-segretario e la Lega riconvertirà il suo mantra propagandistico. Ma chi può escludere che prevalga l’irragionevolezza? La concorrenza a destra rappresenta un problema. Lo sa innanzitutto Meloni che pensa a una nuova legge elettorale con sbarramento al 3 per cento, giusto la soglia giudicata inarrivabile per Futuro Nazionale. Lei sì che va sul pratico, evitando nozze coi fichi secchi.