Società

SCONFITTA DA COPPI

SERGIO REDAELLI - 30/01/2026

Fausto Coppi con la moglie Bruna al Giro d’Italia 1950 (foto omega)

Oggi Fausto è un vino. I depliants della Cantina Vigne Marina Coppi fondata nel 2003 dal nipote a Castellania in provincia di Alessandria, a due passi dalla casa natale del Campionissimo trasformata in museo, spiegano che è un eccellente bianco spremuto dalle uve autoctone Timorasso, il vitigno tipico dei Colli Tortonesi dal gagliardo carattere e di forte personalità. Non è ancora leggendario, ma può diventarlo: è un vino elegante, morbido e strutturato come la pedalata del dominatore di cinque Giri d’Italia tra il 1940 e il 1953, di due Tour de France, di un campionato del mondo su strada, di cinque giri di Lombardia, di tre Milano-Sanremo, di una Parigi-Roubaix, di due campionati del mondo su pista, eccetera eccetera.

È un nettare come quelli che Franco Rota, giornalista del quotidiano del pomeriggio La Notte diretto da Nino Nutrizio, descrisse nel libro “Tra le vigne e i castelli dell’Oltrepò” anche se la sua vera passione era raccontare il ciclismo epico, le gesta eroiche dei

Coppi in Vaticano Giro 1946 (VLiverani per LR)

campioni e dei gregari, il sudore, la fatica e soprattutto il talento inimitabile di Fausto Coppi, di cui era l’addetto-stampa. Vivevano entrambi nel Tortonese, il corridore a Novi Ligure, il suo portavoce a Pozzolo Formigaro. Dividevano gioie e delusioni, entusiasmi e stati d’animo. Il cronista sapeva che cosa raccontare ai colleghi e che cosa tacere. Depositario di segreti, fatti e confidenze che non andavano divulgati. Era l’uomo di fiducia, l’amico sincero, la seconda voce quando Fausto non aveva voglia di parlare.

I grandi giornalisti si cimentano da sempre nel racconto del ciclismo, come fosse una laurea all’università. Nel 1947 e 1948 Indro Montanelli narrò le imprese di Coppi e Bartali sulle polverose strade dell’Italia del dopoguerra per il Corriere della Sera. Lo fecero Orio Vergani, Vasco Pratolini, Dino Buzzati, Bruno Raschi e ai “destrieri di metallo” Gianni Brera consacrò la propria prosa innovativa e letteraria sulla Gazzetta dello Sport. Nella pattuglia dei fuoriclasse c’è anche Franco Rota che dedicò all’amico Coppi il libro autobiografico “L’ultimo chilometro” (finalista al premio Bancarella per lo sport) e lasciò appunti che la figlia Luciana Rota ha trasformato in un volume di successo. Il libro s’intitola “Fausto, il mio Coppi” (Editore LabDFG, pp. 303, € 19,90) e racconta la vita privata del campione attraverso gli occhi della moglie Bruna Ciampolini.

È una storia d’amore e tradimento, di gioia e di dolore, di illusione e disinganno. Fausto la conosce mentre si allena in bicicletta sulle colline di Alessandria, lei quasi finisce sotto un camion per chiedergli l’autografo, si sposano nel 1945 e nasce Marina, amatissima da entrambi i genitori. Poi ancora un autografo stravolge la loro vita. A chiederlo questa volta è Giulia Occhini, moglie del medico condotto di Varano Borghi Enrico Locatelli e madre di due figli. Accade nel 1948 e la relazione clandestina va avanti in segreto. Poi a Lugano nel 1953 Fausto vince la maglia iridata e allunga la corona di fiori all’amante rendendo la loro storia di pubblico dominio. Pur tra mille dubbi e sensi di colpa, non ci sarà più modo di salvare il matrimonio.

Fausto Coppi con Franco Rota il portavoce (VLiverani per LR)

Coppi lascia il tetto coniugale e va a vivere a Novi Ligure con Giulia – “quella di Varese, la moglie del dottore” – a poche decine di metri dalla casa di Bruna. La vicenda scandalizza mezza Italia (l’altra metà è attratta dal gossip o accecata dal tifo), la divide in fazioni contrapposte, come tra sostenitori di Coppi e di Bartali. Chi difende la moglie tradita, chi la incolpa di frenare la carriera del campione per paura che si facesse male. Volano denunce, segue il processo per adulterio e Giulia Occhini, che i giornali chiamano la “dama bianca” per il colore del montgomery che indossa spesso alle corse, finisce in carcere. Poi, straordinario come la carriera del Campionissimo, arriva il finale che nessuno si aspetta: Fausto contrae la malaria durante una battuta di caccia in Africa e muore nel 1960 a soli quarant’anni.

Come Garibaldi, Coppi ha vinto ovunque. Come l’eroe dei due mondi è un idolo che supera la barriera del tempo e come John Lennon, sedotto da Yoko Ono, a quarant’anni lascia orfane legioni di fans. A divulgare l’inscalfibile amore e le segrete lacrime versate

Franco Rota con Fiorenzo Magni premia Marina Coppi (VLiverani per LR)

dalla moglie Bruna – raccolte a suo tempo da Franco Rota, confidente discreto della donna tradita – è la figlia Luciana, giornalista dalla scrittura incalzante, responsabile della comunicazione del museo del Ghisallo e di Alessandria città delle biciclette, sommelier del vino e dell’olio, viaggiatrice del mondo degli sport e fondatrice del magazine online lepaginedelvino.it, collaboratrice di giornali e riviste al seguito di undici Giri d’Italia (prima donna assunta per la corsa tricolore) e di un Tour de France.

In un serrato circuito di conferenze su e giù per l’Italia, Luciana presenta il libro corredandolo di mille aneddoti: la Tre Valli Varesine del 1948 vinta tra le polemiche, il Mondiale del ’53 a Lugano dove Bruna vede per la prima volta la rivale, la vigilia a Varese con l’aria elettrica e gli alberghi gremiti di tifosi, il soggiorno di Coppi a Viggiù lontano da sguardi indiscreti. E ancora: l’altra Tre Valli dove la disinvolta “dama bianca” invita Bruna a farle visita a Varano, il progetto di un film girato da Roberto Rossellini che avrebbe reso al corridore cento milioni, gli incontri notturni quasi clandestini tra Fausto e Bruna già divisi e la possibilità che tornassero insieme, la morte di Serse Coppi, la serie di incidenti che mise a rischio la carriera del “fenomeno da quaranta km orari” e molto altro. Una lettura imperdibile per tifosi e non.

Credito Archivio Digitale Museo Ghisallo, Archivio FRota, Vito Liverani Omega Fotocronache per Museo Ghisallo