Ti mangio il cranio

STADIO ZERO

FLAVIO VANETTI - 30/01/2026

Partiàm, partiàm, ma siamo sempre qui (semm semper chi, nel nostro dialetto). Il riferimento va alla ristrutturazione dello stadio “Franco Ossola”, annunciata, avviata anche mediante il lancio di bandi, arenata tra le spire della burocrazia (e del burocratese) ma anche e soprattutto prigioniera di una voglia di “non decidere” emblematica di come vanno certe cose a Varese e in Italia. Giusto un anno fa, cioè a fine gennaio 2025, dopo una serie di cosiddette “conferenze di servizi” (espressione, confesso, che non ho mai ben capito che cosa voglia dire), pareva che si fosse imboccata la via giusta.

Fu Pierluigi Marzorati, come ben sapete gloria del basket canturino e soprattutto italiano (è tuttora il recordman di presenze in Nazionale, 278), a uscire allo scoperto dichiarando che il Comune aveva sostanzialmente deciso: la rimessa in condizioni decenti di uno stadio diventato un obbrobrio sarebbe toccata al Gruppo Aurora (di mezzo il patròn della squadra, Antonio Rosati), mentre il pool facente capo all’ex cestista, ingegnere e impegnato in vari progetti nell’edilizia sportiva, si sarebbe occupato dell’efficientamento energetico della struttura, delle opere accessorie (si parlava di negozi, di un centro benessere e di altro ancora) e, quale ghiotto corollario, pure di quello del limitrofo palasport (il cui rilancio, per la cronaca, è tuttora incompleto e rischia di restare tale a lungo). Non solo: aveva fatto pure una proposta interessante per ricreare a fianco dello stadio il velodromo “Luigi Ganna”, che non sarebbe più ospitabile all’interno.

Forse Marzorati ha messo un po’ troppo il carro davanti ai buoi (riflessione: non è che la sua uscita ha dato fastidio?), ma sta di fatto che “i dettagli ancora da definire prima dell’ufficializzazione” (parole sue) sono rimasti belli appesi e avvolti dall’oblio. La decisione è stata di… non decidere. E di restare nel silenzio: mancia competente a chi nei mesi successivi ha più saputo qualcosa. Alla base di tutto – queste le indiscrezioni che erano girate – ci sarebbero stati degli intoppi e degli screzi pregressi tra Comune e Rosati.

Ma allora, chiede la logica, perché assegnare a lui una parte dei lavori? Manca ancora la risposta… Ad ogni modo lo scorso 8 dicembre, in occasione della festa per i suoi 90 anni (portati malissimo), del povero “Franco Ossola” si è tornati a parlare. E il sindaco Galimberti ha fatto un accenno al discorso della ristrutturazione. Ecco le sue parole: “Come saprete, poche settimane fa è stato pubblicato un documento molto importante, collegato allo strumento urbanistico: la Valutazione Ambientale Strategica del nuovo PGT. È evidente che un impianto come lo stadio, che coinvolge non soltanto il suo sedime ma anche tutte le aree limitrofe, debba essere perfettamente inserito nel quadro della futura pianificazione urbana. A pagina 209 del documento, se non erro, è riportata una scheda puntuale che illustra le prospettive legate a quest’opera. Solo dopo le valutazioni di impatto e di incidenza si potrà pensare concretamente alle infrastrutture strettamente sportive e a quelle di maggiore interesse per la città”.

Tutto legittimo, tutto bello. Ma siamo ancora alle valutazioni ambientali, allo stare lì a “ponzare”, al passare – lo riteniamo inevitabile – da nuove conferenze, da nuovi, stucchevoli, bla-bla-bla. Insomma, è il “burocratese” che trionfa. E se lo stadio finisce come la famosa ex stazioncina del tram di viale Aguggiari, semm a post… Intanto lui, il “Franco Ossola” meritevole di ben altri destini, marcisce senza appello. Vale anche la pena di ricordare che la famosa frase iniziale prevede, in dialetto, un seguito: “Sun semper chi, me dan del rembambì”. Traduzione superflua. “Galimba” & Co, porgete il cranio.