
Un sogno che promette a breve di avverarsi o un “ritorno al futuro”? O magari ancora un passato che riemerge in una nuova chiave? Poche ore dall’apertura della nuova bretella ferroviaria che permette ora di raggiungere Malpensa da Gallarate senza passare da Busto Arsizio, a Lugano, con addetti ai lavori svizzeri (soprattutto) e italiani hanno discusso di qualcosa che – senza che peraltro vi sia stato fatto cenno, un vero caso di memoria collettiva persa – ricorda qualcosa che si è già vissuto: come collegare il Ticino e la zona di confine, con il sistema aeroportuale milanese. All’incontro, organizzato dalla Fondazione Carlo Cattaneo con il Consolato italiano, erano presenti anche il presidente della Fondazione, Bernardino Regazzoni, già ambasciatore elvetico a Roma, e il sindaco di Varese Davide Galimberti che – è bene ricordarlo – è anche “ambasciatore” all’estero della Grande Milano.
Ma andiamo con ordine: l’apertura della bretella gallaratese, taglia notevolmente i tempi per raggiungere Malpensa. Sulla carta, i 41-47 minuti (terminal T1-T2da Varese, possono scendere a 32-38. A patto di cambiare treno a Gallarate, operazione scomoda e incerta. La vera rivoluzione avverrà con il prossimo cambio di orario invernale, quando anche il TILO potrà giungere direttamente a Malpensa. Tempo stimato da Varese: 21 minuti. Da Lugano 1 ora e 16 minuti, contro l’ora e 35 minima oggi, con collegamento diretto al Terminal 1.

Si può fare meglio? l’idea è quella di raggiungere gli aeroporti (e non solo quelli) in volo, con i tempi di un taxi urbano Si, avete capito bene: in volo. l’idea non è nuova, perché già a cavallo del 1960 ci si provò, addirittura con un servizio di elicotteri, anche con un orario pubblicato, che potevano raggiungere Linate, Malpensa, Lugano e pure il centro di Milano con una eliporto in via Restelli, a pochi passi tra la Stazione Centrale e via Gioia. Per inciso un’area densamente abitata, che logicamente mal sopportava il fracasso dei velivoli a rotore.
Questo aspetto e il costo del biglietto non proprio popolare (una settimana di uno stipendio base) fecero tramontare dopo pochi anni l’esperimento. Ci si riprovò verso gli anni ’90. Questa volta con caratteristiche ancora più esclusive (e costose). Esperienza che terminò, ma ancora qualcuno si ricorda dei velivoli (Vertol, Sikorsky, Agusta, dai vecchi AB 204 ai più recenti A 109), talvolta gialli e per questo chiamati Banana, e pazienza se nessuno ricorda i gestori, come Elivie, Elipadania o Eliticino.
Questa volta si dovrebbe riprovare con nuovi apparecchi, gli eVTOL, acronimo di Electrical Vertical Take Off and Landing. Una sorta di via di mezzo tra i droni, quindi con più motori elettrici, che dovrebbero essere tra l’altro ben più silenziosi degli elicotteri, anche se più lenti e con minor autonomia, costare meno, ma pur sempre dai 160 mila euro in su. Velivoli per la “human mobility” che, almeno in una seconda fase potrebbero anche senza pilota e a guida autonoma, così da abbattere peso e costi. Potranno essere da 1 fino a 4-5 posti.
Utopia? non esattamente, perché anche in Lombardia ci si sta pensando seriamente. L’obiettivo è quello di realizzare 9 aree, comprese Malpensa e Linate. Anche Varese sarebbe una di queste in grado di ospitare i “vertiporti”, come nell’incontro luganese ha ricordato il sindaco Galimberti: il comune si è già espresso, individuando gli spazi ormai liberi stazione delle F.S. (RFI) e relativo parcheggio. Il problema è che mancano ancora gli investitori, cui il sindaco varesino si è rivolto e… i velivoli. Non ci sono al mondo ancora “eVTOL” già dotati delle necessarie certificazioni. I primi saranno (sulla carta) in Qatar, dove non mancano né soldi né spazio. “Il problema”, ha ricordato Paolo Cappello, manager Progetti Avanzati di SEA, “è che in Europa non ci sono al momento produttori” e, aggiungiamo noi, quelli che sembravano prospettarsi, hanno già cambiato idea (tipo Airbus).

E in Svizzera? In questo messo secolo ha chiuso l’aeroporto di Lugano, l’aviazione regionale, anche per motivi ambientali, ha perso colpi. Zurigo, grazie anche al traforo del Gottardo, è molto più vicina a Lugano (e a Milano). Progetti di eliporti e servizi connessi, che potrebbero appoggiarsi all’aeroporto (attualmente solo per voli privati) di Agno, sono ora più prudenti (Lugano ha già qualcosa come 600 elicotteri in un anno). Malpensa, che lo scorso anno ha avuto 30 milioni di passeggeri, di cui 1,2 dalla Svizzera, è più vicina a Varese e a Lugano grazie al Tilo. La nuova “bretella” gallaratese dal prossimo anno ridurrà i tempi.
Potrà ulteriormente contribuire la riduzione, allo studio di TILO, delle fermate su qualche corsa. Anche se, ammonisce Filippo Lombardi, responsabile luganese per l’aeroporto di Agno, ridurre le fermate si scontra con la ricerca di capillarità dei movimenti. Ci sono allora le premesse per un vero servizio di “taxi del cielo”? Per ora anche Galimberti parla di collegamenti tra Milano (che ha anche nuove linee di metropolitana per raggiungere il city airport di Linate) e i capoluoghi vicini, più diretti e con qualche fermata in meno. Ci sarà davvero spazio per il taxi volante?