Politica

UN NO PROBLEMATICO

GIUSEPPE ADAMOLI - 30/01/2026

Mi sto avvicinando all’appuntamento del 22/23 marzo -referendum sulla separazione delle carriere tra pm e giudici- da cittadino che non è esperto della materia e che non sente la convinzione di altri referendum del passato, alcuni finiti bene, altri male per le mie idee.

Confesso che il mio primo impulso è stato di astenermi ma non ci riesco in ragione di una invincibile attrazione alle urne. Ho cercato di farmi un’opinione rifuggendo dalla tentazione di considerarlo solo come un referendum pro o contro il governo di Giorgia Meloni che ha approvato la legge sottoposta al voto. Voglio fare così anche se so bene che il suo esito avrà questa interpretazione politica. Ho fissato dei punti per me decisivi.

Primo punto. La legge vuole separare le carriere dei pubblici ministeri (pm) e dei giudici per evitare commistioni che possono indebolire la funzione della difesa che va messa sullo stesso piano dell’accusa col giudice terzo e autonomo. Per questo scopo raddoppia i CSM esistenti, creandone uno per i pm e uno per i giudici. In realtà le due funzioni, requirente e giudicante, sono già nettamente distinte e i passaggi da una carriera all’altra sono stati pochissimi, negli ultimi anni meno dell’1%. A differenza di ciò che sostengono entrambe le parti in causa per motivi contrapposti, lo ritengo un elemento di poca rilevanza. Mi pare invece positiva l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare composta da 15 membri: tre nominati dal Capo dello Stato, nove dai magistrati e tre dal Parlamento.

Secondo punto. È comune e diffusa la convinzione che ci siano tante falle nell’amministrazione della Giustizia. Ebbene, cambierà qualcosa nel senso che sarà più efficiente e i processi dureranno di meno? Quasi impossibile rispondere positivamente. Questi necessari miglioramenti dipendono da cambiamenti strutturali che non si affrontano con questa riforma: più magistrati, più organizzazione territoriale, più informatica e mezzi tecnologici moderni.

Terzo punto. Non posso certamente negare, tanto più con la mia esperienza personale, che ci siano stati clamorosi e dolorosissimi errori giudiziari. Ma la domanda è se sono stati originati dal fatto che pm e giudici fanno parte della stessa carriera che la legge separa. Ci ho pensato e ripensato ricordando anche le lunghe discussioni con Mino Martinazzoli che era stato ministro della Giustizia. Non so come lui avrebbe votato, da parte mia la risposta a questa domanda è che quegli errori non siano dipesi dall’unica carriera dei magistrati.

Quarto punto. Molto intrigante è la questione della politicizzazione della magistratura che, ad esempio durante la lunga fase di Mani Pulite si è fatta sentire, eccome. Sparirà o si ridurrà con il sorteggio dei membri dei due CSM? A me questa del sorteggio pare un’allucinazione. In ogni Istituzione sociale vorrei scegliere chi mi rappresenta e non affidare la scelta alla sorte.

Le altre domande che più mi assillano sono le seguenti:
1) Con una loro carriera separata, i pm perderanno la forma mentis del giudice, e diventeranno più simili ad un super poliziotto, come da allarme del notissimo procuratore Nicola Gratteri? Argomento tecnico per me difficile ma penso sia meglio evitare che ciò possa accadere.

2) C’è il rischio che il ruolo dell’accusa sia sottoposto all’indirizzo del governo soprattutto nel campo dei procedimenti che coinvolgono la politica? Augusto Barbera, uomo di sinistra, ex ministro ed ex giudice costituzionale, nega il rischio ma non ne sono convinto.

In conclusione, il forte dubbio che questa riforma possa indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura mi spinge verso il NO. Sempre pronto però a cambiare idea e dirlo pubblicamente.