Recupero, qui in sintesi, una notizia che ho ricomposto con l’intelligenza artificiale sull’interesse di Ucraina e Stati Uniti sul gas di fracking al confine con la Russia, già manifestato fin dal 2014, prima ancora dell’inizio della guerra. La lettura di questa mia sintesi consente di scoprire quali siano gli interessi che oggi muove Trump a siglare accordi economici in Ucraina anche a dispetto di una pace degna e giusta e quale sia il substrato della diffidenza di Putin nei confronti di un cessate il fuoco senza contro partite. Verrebbe da dire: “è l’economia, bellezza!”
Qui la sintesi.
Il fracking si affaccia in Europa già nel 2014 in un patto Ucraina-Usa per estrarre lo shale gas dalle pianure ucraine rafforzando la cooperazione energetica, a partire da progetti su grande scala di estrazione di gas di scisto attraverso la contestatissima tecnica della fratturazione idraulica, il fracking. Una riunione tra l’ambasciatore americano a Kiev, Jeffrey Payette, e il premier ucraino Mykola Azarov ha avuto come risultato una dichiarazione comune nella quale si afferma che «i due Paesi devono rafforzare la loro collaborazione nel settore dell’energia con dei grandi progetti basati sull’estrazione di gas da scisto».
Azarov ha spiegato: «Abbiamo firmato diversi accordi con le compagnie Exxon Mobil e Chevron. Spero che tutte le procedure preliminari saranno definite rapidamente e che gli investitori cominceranno presto lo sfruttamento di gas di scisto in Ucraina». Siamo nel 2014!
Anche se le proteste degli ambientalisti non sono mancate e la preoccupazione per l’impatto del fracking sulle falde idriche si è manifestato ampiamente ancora con il governo filorusso, l’Ucraina già allora poneva grandi speranze sulla produzione nazionale di gas, puntando ad arrivare a 70 miliardi di m3 di gas all’anno entro il 2020.
Nel 2012 il governo “filorusso” ucraino aveva già scelto un gruppo di imprese filiali del gigante petrolifero Usa Exxon Mobil per esplorare le sue riserve di gas nella regione di Skifska, nel sud del Paese, che avrebbero fornito una produzione potenziale di 3 miliardi di m3 all’anno. Anche un’altra multinazionale statunitense, la Chevron, ha fatto indagini su un giacimento di shale gas ad Olesska, con riserve stimate tra gli 800 e 1500 miliardi di metri cubi.
L’Ucraina puntava quindi a diventare, da problematico Paese di transito del gas russo, un Paese produttore di shale gas, costituendo un “esempio” di fattibilità per Paesi come la confinante Polonia e la lontana Gran Bretagna che puntano all’espansione del fracking sul territorio dell’Unione europea, ma c’era da giurare che l’amico più potente del governo autoritario dell’Ucraina, Vladimir Putin, non avrebbe preso bene questa incursione energetica nell’ex Paese dell’Unione Sovietica che i russi consideravano un riottoso fratello minore.
Azarov infatti sottolineava che «il mio governo farà del suo meglio per aiutare le imprese americane a mettere in opera i progetti energetici», parole di miele che gli ucraini non usano più con gli ex compagni russi dai tempi della guerra del gas che chiuse i rubinetti verso l’Ue.
Tanto per aumentare le preoccupazioni dei russi, l’ambasciatore Payette si era detto convinto che «l’Ucraina dispone del potenziale per diventare un centro energetico in Europa. Speriamo che lo sviluppo dello shale gas sia un buon meccanismo per stimolare la crescita economica dell’Ucraina ed aprire nuove opportunità. Speriamo anche che questo sia un catalizzatore che permetterà di riformare il mercato dell’energia e fare in modo che l’Ucraina diventi una cassaforte energetica dell’Europa». Esattamente quello che i russi non volevano: un concorrente gasiero a basso costo (con tecnologia e capitali Usa) ai confini con l’Ue.
Come evolveranno i colloqui Putin Trump sulla pace alla luce di queste notizie recuperate quasi per caso, ma ad entrambi ben note?