“Quando muore il passato, continua a sopravvivere in una stanza piena di polvere, dentro il nostro cuore. Camminando tra queste pietre, ci sono migliaia di occhi che ci scrutano.”
Pyramiden, una città fantasma (Bertoni editore) è un romanzo che ho scritto dopo esser stata catturata, anni fa dopo un viaggio polare, dal fascino senza tempo di questa città mineraria sovietica abbandonata ben oltre il Circolo Polare Artico, nel cuore del fiordo nell’isola di Spitsbergen, alle Svalbard, l’arcipelago più settentrionale della Norvegia. La città Pyramiden venne fondata da minatori svedesi nei primi anni del Novecento e fu poi venduta ai russi nel 1927. Ancora oggi è un avamposto russo in terra norvegese. La
città mineraria sorse attorno alle miniere di carbone e il nome appunto di Pyramiden, Pyramida in russo, rievoca letteralmente le montagne a forma di piramide che sono caratteristiche di queste lande artiche. Un insediamento che reca sulla montagna dove un tempo estraevano il carbone (hanno estratto nei tempi di attività quasi nove milioni di tonnellate di carbone) una scritta bianca in cirillico tuttora leggibile a occhio nudo: “Miru Mir”, che si potrebbe tradurre pace nel mondo, pace nella Terra. Come si concilia la pace con un luogo in cui le condizioni atmosferiche mettono a dura prova la sopravvivenza umana? Di fronte alla città, dinnanzi al busto di Lenin più a nord del mondo, si distende un ghiacciaio che prende il nome di Nordenskjöld, il celebre esploratore. Nel cinema più a nord del mondo si proiettavano film di propaganda sovietica. Fino a qui sono arrivati e arriveranno i venti di guerra. I cambiamenti climatici, il KGB, la politica, persino la pandemia.
Qualcosa di solenne si respira ancora oggi qui, nella stagione dell’abbandono e del tramonto: Pyramiden, questa città mineraria sovietica ormai fantasma, ha vissuto un passato di grandezza. Con un cinema, un palazzo della cultura, palestre, una piscina d’acqua di mare riscaldata. Una città che adesso è un immenso teatro silenzioso, soltanto un luogo di passaggio di temibili e famelici orsi polari e affascinanti e sinuose volpi artiche. Quali misteri si annidano a Pyramiden? Perché ancora oggi non si può visitare l’ospedale di Pyramiden? Che fine hanno fatto i suoi vecchi abitanti? A questo scenario realistico anche se surreale, ho intrecciato una storia d’amore. Una giovane maestra di nome Anna che si innamora perdutamente di Boris, un capo minatore. Ma chi è veramente Boris? Chi è August? E il dottor K? Sul passato e nel presente della città sovietica si allungano ombre misteriose che saranno svelate solo in parte perché il gioco del mistero resta sospeso tra ciò che sappiamo e ciò che non potremo mai conoscere, perché messo a tacere per sempre dall’alito gelido della morte. Un passato perduto per sempre. Sullo sfondo una voce che chiede aiuto, ai margini della Terra, non può essere udita, è soffocata dal sipario artico dei ghiacci che si innalzano solenni nella eterna notte polare.
“C’è sempre un giorno in cui uno dei veli che copre la verità scende e puoi contemplare una parte della realtà in tutta la sua crudezza e la sua integrità, ma solo una parte minima e alquanto stropicciata. La vedi e senti come un’ustione sulla pelle. Per me quello è stato un giorno particolarmente freddo, era marzo, ma la temperatura era di dieci gradi sotto lo zero e, nonostante questo, si iniziava a intravedere il risveglio della primavera. Il fiordo ghiacciato cominciava a mostrare le prime crepe, i primi cedimenti, sotto il respiro della stagione più mite. Si sentivano dei rumori provenire dai ghiacciai. Improvvisamente si staccavano pezzi di ghiaccio con il fragore improvviso, spaventoso come di un colpo di fucile.”