Apologie Paradossali

MERCATO DELLE OPINIONI

COSTANTE PORTATADINO - 30/05/2025

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(O) 2 giugno, festa della Repubblica, occasione per un bilancio?

(C) Un bilancio politico richiede un punto di vista chiaro, neutrale o no, ma sempre preciso, oggi non ne sarei capace. Siamo nel cambiamento d’epoca, lo ripeto, mi vengono a mancare i riferimenti necessari. Provo invece a segnalare i cambiamenti importanti già avvenuti e quelli possibili, attesi o temuti.

Cominciamo col dire che la tradizione repubblicana non aveva praticamente storia dietro di sé, prima del referendum e della Costituente; oligarchie piuttosto che democrazie avevano governato i Comuni medievali e la Repubblica di Venezia. Lo stesso Garibaldi, consegnando le Due Sicilie al Re, sceglieva l’unificazione sotto la monarchia sabauda, piuttosto che tentare l’avventura repubblicana al Sud. Persino dopo la guerra e il fascismo la repubblica la spunta di poco sulla più rassicurante, per i ceti più abbienti e per la società meridionale, tradizione monarchica.

(S) Infatti il cambiamento non è traumatico. Il vero scontro è nelle elezioni del ’48 e le vince De Gasperi, rassicurante come un antico sovrano, con i suoi ‘notabili’ nelle posizioni di comando, incalzati dai pochi ‘professorini’ dossettiani. È una repubblica che nasce in continuità con l’Italia di sempre, quasi più con quella prefascista, che con quella della Resistenza.

(C) Il dovere sommo è la ricostruzione, i sogni di gloria o di rivoluzione sono rimandati, un compromesso ‘non storico’, ma vitale, regola il rapporto con l’opposizione di sinistra, unica efficace a influire sulla vita economica e civile della nazione. Il sistema di Yalta garantisce l’equilibrio in Europa, perciò, allora, nel mondo. In continuità, lentamente, si consolida l’architettura costituzionale, con l’istituzione della Corte Costituzionale e infine delle Regioni È il riconoscimento politico della sinistra, ma anche qualcosa di più, è il riconoscimento dell’evoluzione sociale verso una cultura meno cattolica e più liberale, (l’influsso è paradossalmente più americano che sovietico). Il ’68, ‘l’autunno caldo’, la strage di Piazza Fontana, la stagione dello stragismo che si sovrappone e talvolta si confonde con quella del terrorismo, rosso e nero, gli opposti estremismi, il referendum sul divorzio, portano Nazione (intesa come società civile) e Repubblica (come complesso delle istituzioni pubbliche) ad un sostanziale cambiamento. Ci sarà una specie di distanza critica.

(O) Sembra che tu voglia sostenere che una ‘seconda repubblica’ nasca già alla metà degli anni ’70.

(C) Non ancora, il ‘bipartitismo imperfetto’ resta ancora tale, anche se le regioni e i grandi comuni a guida socialcomunista allargano lo spazio di potere del PCI. Oggi potremmo definirla ‘repubblica 1.2’ È quella che ho vissuto in Parlamento, gli anni di Moro e di Berlinguer, poi di Craxi e De Mita. I partiti sono gli stessi, ma hanno meno fiducia nelle loro stesse ideologie e invece di parlare alle persone direttamente, per ‘convertirle al voto, ma anche ad una cultura’, parlano solo tra loro, intenti a gestire le formule del potere. Il crollo dell’Unione Sovietica tra l’89 e il ’91 completa il processo, tangentopoli è solo il tocco di campane a morto, i vecchi partiti non servivano già più. La ‘Seconda Repubblica’ si definisce sì con la nuova legge elettorale, parzialmente maggioritaria e con la discesa di Berlusconi, ma certifica qualcosa di già accaduto, il passaggio dall’appartenenza all’opinione.

(O) Tu lo consideri un male, ma è l’inevitabile evoluzione della libertà personale; né Chiesa né Stato sono e tanto meno saranno in grado di condizionare, forse nemmeno di orientare le coscienze personali fino a farne un popolo, anzi, il distillato degli umori di quest’ultimo, il ‘populismo’, sarà sempre più il timone delle navicelle politiche, costrette a nascondersi, nelle elezioni locali, nelle sedicenti liste civiche. Quindi che cosa sarà la Repubblica futura, è presto detto: un mercato delle opinioni, dove ottiene successo chi è meglio capace di comunicare nel con i bisogni profondi, spesso inconsci, delle persone, però ahimè, non in quanto tali, ma in quanto massa, senza intermediari, senza maestri di pensiero, senza autorità morali.

(C) Purtroppo la prospettiva si è realizzata tragicamente sotto i nostri occhi. A Gaza e in Ucraina i contendenti non riescono a districarsi dalla trappola in cui si sono cacciati, dovendo rispondere più alle ‘opinioni’ così classificate che a veri interessi.

(S) È l’abbaglio di Trump: credere che concedere qualcosa sul piano degli interessi possa fornire una soluzione. Possiamo correre un rischio analogo all’interno del nostro Paese?

(C) Temo che questo sia il rischio, più per l’Europa, sia come UE, sia come orizzonte culturale civile. Ormai l’UE è il nostro secondo livello di fondamento civile, economico, difensivo. Gravissimo è stato il fallimento del processo costituzionale europeo. Grave sarebbe soffermarci su un progetto di Europa che sia orientato solo dagli interessi economici. Oggi alcuni Paesi sentono già prevalente il tema della difesa comune, che non può essere affrontato senza una precedente convergenza politica-ideale. Ma altrettanto si può dire del clima e dell’emigrazione.

(O) Vorrei tanto che la prossima festa ‘nazionale’ si evolvesse in Festa della Civiltà Europea e contribuisse a formare una coscienza di popolo, capace di affrontare la traversata del cambiamento d’epoca.

(O) Onirio Desti (C) Costante (S) Sebastiano Conformi