Controvento

BIANCONEURI E ROSSOVERI

RICCARDO SIGNORI - 18/09/2026

La macumba di Dusan Vlahovic comincia a dar frutti. Io segnavo e molto sbagliavo, ma le vostre facce nuove? Domanda che attende risposta sulla lunga distanza. Sul breve, un disastro. Parliamo di campionato. La coppa europea, comunque vada, non salverà la faccia della Juve. Non che il Milan stia meglio in tal senso. S’ode di lontano lo sferragliare di tremori, timori, dolori in quel di Torino, facce bianconere. Anzi facce biancoNeure. Il dramma incombe, la psiche fatica. Ma che dire del milanista faccione rossoVero? Perché nelle due recenti partite di campionato il Milan ha salvato la ghirba con due pareggi (uno a Torino) raccattati, ma c’era un rosso “verguenza” sulle facce. Ed anche il Milan non potrà cavarsela pensando alla coppa. Questo è anno nel quale c’è da rimediare: la Champions attende. Per lo scudetto meglio ripassare. O ripensare le squadre. Quel che ha fatto Amorim nel secondo tempo dei rossoneri contro la Lazio. E non ci voleva un genio della panchina per capirlo. Dando ai protagonisti in campo le giuste colpe per il patetico giocare.

E così Spalletti nel naufragio contro il Sassuolo. A occhio, sta meno peggio (meno peggio, non meglio) il Milan. La Juve è un rebus, Spalletti un filosofo ingolfato nelle idee. I giocatori una banda di dissennati cacciatori di farfalle, più che di palloni e gol. Era una Juve incomprensibile fin dalla gestione del mercato. È arrivato Giovanni Carnevali che, di suo, ci sa fare. Ma poi il Sassuolo, quello da lui creato, ti fa viver meglio. O peggio, se sei alla Juve e perdi la partita.

Alla Signora manca un leader, ma questo si sapeva. Eppure nessuno lo ha cercato. Locatelli, nel suo piccolo, era il più leader di tutti ed ora, che starà fuori per tempi lunghi, qualcuno ci avrà fatto caso. Spalletti segue e insegue la sua storia, che regolarmente va a incartarsi nei risultati, nella difficoltà dei giocatori al seguir i suoi pensieri ricchi di elucubrio e non sempre comprensibili da gente che fatica a leggere perfino un libro. Però quando c’è da andare all’incasso, tutti pronti i pedatori belli, brutti, divini, brocchetti, e perfino cattivi: in quel caso il gol non manca mai. Torino piagnucola già, il popolo tifoso mugugna sullo Spalletti colpevole di non azzeccarci. Caso vuole, ma poi non troppo, che risuoni la solita campanella del richiamo ad Antonio Conte. Soprattutto ora che se ne sta seduto davanti alla tv e non a rovinarsi la crapa per gestire la nazionale che gli avrebbero affidato soprattutto coloro che non volevano andasse a Torino dove manca mai la caccia a gente da purgare e ad un allenatore da acclamare. Che poi il citato Carnevali cerchi di attenuare i colpi dicendo che “Spalletti è un allenatore straordinario, uno dei migliori in assoluto. E bisogna dare tempo, avere pazienza. Sapendo di dover ingoiare bocconi amari…” fa parte del gioco e del fumo diffuso. Semmai è l’impegno profuso nella campagna acquisti e vendite che non ha trovato rispondenza.

 La Juve soffre per infortuni importanti e questa certamente è una buona scusa. Però ora giocano calciatori comprati e scartati in precedenza, i nuovi arrivati sono allegri fantasmi. Capita a tutti, nel calcio ci sono i cicli, ha raccontato Carnevali. Ed è vero: ne sa qualcosa il Milan che, dopo aver vinto uno scudetto quasi per caso con Pioli, ancora non si raccapezza: in passato, ma forse anche in questo presente, ha sbagliato acquisti. Ha faticato a cacciare Leao. Ha un centravanti che corre per chilometri ma non tira in porta. Giroud dove sei? Vedi caso proprio come finora, in campionato, è capitato al soldatino juventino Kolo “signor si” Mouani e allo stangone tedesco appena arrivato, con magro pedigrèe da goleador e faccino spaesato. Tutti hanno tempo per riflettere, migliorare, salvaguardare il nome e la tradizione di due ex grandi squadre. Il campionato sarà giudice, ma occorre sbrigarsi. Come spesso accade, ribaltone fa rima con panettone. E acclusa la solita curiosità su chi lo mangerà.