Controvento

CAPITALE DEL CALCIO

RICCARDO SIGNORI - 25/09/2026

Roma capoccia ci allieta come sorprendente novità. Ovviamente non parliamo della Roma capoccia politica e affaristica, roba da crampi allo stomaco, ma di quella calcistica. E val la pena chiedersi, intanto che il campionato è fermo e tutti hanno diritto di sognare e non più di segnare, Roma capoccia riuscirà a mettere lo scudetto nella saccoccia? La prima risposta dice “halma!” alla moda di Allegri che, invero, non se la passa molto bene con questo Napoli che doveva far la pelle all’Inter. E, invece, finora ci ha rimesso solo le penne. La risposta romantica chiamerebbe una inversione di tendenza: Roma batte Milano. Così è oggi: due romane in testa, Inter in lieve sofferenza a forza di prendere gol e non saperne, per ora, come uscirne. Milan alla rincorsa con l’Amorim amorino del qualunquismo competente, anche giornalistico, che si dibatte tra un errore, uno sgorbio calcistico, e gol che tengono a galla. L’osservatore dirà: questa Roma capoccia contro le milanesi ha dilapidato. La Lazio avanti due gol si è fatta raggiungere dal Milan, la Roma avanti due reti si è fatta raggiungere dall’Inter.

Dunque? Un po’ lasciva, un po’ sbadata, un po’ dissipatrice secondo antichi usi. Tutto vero, però intanto è in testa e, in parte, riassume carattere e caratteristiche dei due allenatori. Guascona, dirompente, anche ben rinforzata, con un pizzico di fenomenismo imperante quella di Gasperini che si avvale delle meraviglie del trio Konè-Dybala-Male. Concreta, striminzita, anzi a mani in alto, negli acquisti di mercato, forte del credere di gruppo o, per dirla alla Gattuso, con i piedi per terra, quella di un tecnico uscito, quasi cacciato, malamente dalla nazionale. Gasperini fa della sua nevrosi un’arma nei rapporti con i giocatori, Gattuso fa della sua solidità caratteriale, vedi anche qualche ringhio, un modo di farsi accettare dai giocatori. Per questo inizio di campionato hanno vinto loro.

 Il gioco delle figurine dice che la Roma ha belle figurine e che la Lazio non ha batterie a lunga durata. Invece l’Inter ha le solite figurine, ma batterie a lunga durata. Solo le fatiche di Champions potrebbero prosciugare le vanità nerazzurre. Difficile capire, invece, quale sarà l’orizzonte milanista. Per non parlare della Juve dove Kolo Mouani ha dimostrato di essere più bravo come portiere (vedi ultimo salvataggio contro l’Atalanta) che come goleador. Ora se dovessimo dare un voto al campionato diremmo: 8. Ci ha sorpreso, anche in taluni risultati. Roma capoccia in testa, Inter dominante ma senza la muleta del torero. Anzi con l’affanno dell’eterna rincorsa e sulla lunga distanza rischia di sfiancarsi. Due sorprese vere: Cagliari e Frosinone, loro certamente equilibrate e dal bel gioco.

Invece il Como del Fabregas incantatore oscilla tra il bello e il deficitario del suo atteggiamento difensivo. Ma Fabregas fa colpo e fa moda. Invece Massimiliano Alvini toscano di Fucecchio, la terra di Montanelli, ex centrocampista ma calciatore mediocre (“Avevo più voglia che piedi”) ed ora allenatore del Frosinone e Fabio Pisacane ex difensore che a Cagliari ha trovato la terra promessa, nomi e cognomi perfettamente italiani, un po’ ruspanti, non sempre accomodanti con gli avversari, non eccitano le fantasie degli sviolinatori. Eppure Frosinone e Cagliari stanno più in alto del magnifico Como da Champions. Ironia della sorte o giustizia del pallone? Per ora pare che il pallone abbia fatto giustizia: Roma capoccia si merita il primato, Milano rischia guai, Torino(dici Juve) si diletta nei misteri e nel becerismo di certo pubblico: vedi le spalle girate degli ultras nel minuto di silenzio di domenica scorsa a ricordo di Sandro Mazzola. Il becerismo tocca un po’ tutti. Ma quando si esagera, si esagera. Anzi, Var mal usato e becerismo sono per ora le note stonate della serie A. C’è tempo per rimediare e riflettere.