Editoriale

FATTORI KAPPA

MASSIMO LODI - 16/10/2026

Fattori Kappa in giorni di triboli. Fattore Kappa 1. Il kankro, come lo chiamava Cossiga (Kossiga sui muri della protesta) e come è ricordato da Giacomo Galeazzi sulla Stampa. Tolto l’adenocarcinoma in un polmone del Papa, prognosi ottimistica. Seguite le dovute cure, il Gran Paziente guarirà. Intanto la rigovernance s’impone nel Vaticano, pur mantenendo Prevost prerogative e autonomia di gestione. L’orizzonte diventa meno sicuro, velato dall’ombra dell’incertezza: lo sottolinea il Segretario di Stato Parolin. Normale che sia così, impegnativo attrezzarsi all’emergenza, perché comunque e per un po’ emergenza sarà. Un conto è dettare la linea dottrinaria e politica. Un conto è potervi dar corso in ogni sua piega, compresa quella fisica. Andare, interloquire, assistere eccetera. Aiuta il pontefice la tempra, l’agostinianesimo (distentio animi), il rivoluzionarismo spirituale mostrato nella trasparenza di comunicazione dell’accidente. Ha reso solida la fragilità, una missione nella missione. Ora gli toccherà render fragile la residuale solidità dell’inaspettato visitatore.

Fattore Kappa 2. La penuria di Kuattrini, come li chiamavano le curve rosse d’un tempo. I soldi. Non dei capitalisti (Kapitalisti). Dello Stato. Sono pochi, a fronte di molte cupidigie. L’ha dichiarato ex abrupto il ministro dell’Economia davanti al Parlamento deserto -dodici presenti, ma che vergogna. Nuvoloni in arrivo, affermazione sua mentre ben si guardano dall’aprire l’ombrello i leader di partito. Al contrario: fan piovere i desiderata. Chi vuole ridurre l’Irpef al ceto medio sino a un reddito di  60mila euro, chi anticipare l’età pensionabile a 64 anni, chi innalzare la flat tax a 100mila per gli autonomi. Non si soddisferebbe alcuna richiesta neppure se l’Europa concedesse alla Meloni il piccolo scostamento di bilancio sollecitàtole di continuo. O, se ne fosse soddisfatta anche una sola, i mercati finanziari sui quali vien collocato il nostro maxi-debito pubblico reagirebbero punendoci. Questo ha lasciato capire Giorgetti. Kapire, ecco e di più. Ma la propaganda elettorale vanifica l’appello.

Fattore Kappa 3. L’evanescenza del campo largo. Kampo, come una post-sovietica dizione lo qualifica, preso atto della tendenza alla russofilia d’alcuni centrosinistri. Soprattutto di Conte, impegnato -un giorno sì e l’altro ancora sì- nel mettere i bastoni tra le ruote a Schlein. Voleva le primarie, e accortosi di poterle perdere non le vuole più. Pretende un programma alle sue condizioni, se no grazie tante e arrivederci. Insiste a esigere garanzie su Renzi nell’alleanza, pur nell’evidenza che il contrario ridurrebbe le possibilità di vittoria. Cosa vuole Conte? O un’intesa al ribasso, va bene ci sto però non illudetevi sul consenso dei miei alle elezioni vere, qualora Schlein risultasse la candidata a Chigi. O una giustificazione a scansarsi, non posso stare nella squadra renitente a Giuseppizzarsi e dunque ognuno per sé. Pur al prezzo della possibile sconfitta (Kaputt). Che poi sconfitta magari non è. Se né a destra né a sinistra vien conquistato il premio di maggioranza, le urne sanciranno un pareggio: verdetto da proporzionale puro. E dunque opportunità d’ogni trasversalismo e d’ogni accordo. Nessuno meglio dell’ex camaleontico premier dei governi gialloverde e giallorosso la saprebbe cogliere, trasformando il Ko in Ok.