Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Apologie Paradossali

EROI PER CALCIO E PER NIENTE EROI

COSTANTE PORTATADINO - 01/02/2013

Le scorse settimane ci hanno proposto varie fattispecie di eroi.

Dico subito che, però, la mia simpatia va a chi vive la sua vita tranquillamente, a chi fa il suo dovere nell’ombra e nemmeno sogna che gli capiti l’occasione di fare l’eroe.

Prospero Gallinari ha provato a fare l’eroe. Se avesse vinto la politica da lui promossa, in moltissimi lo avrebbero ricordato come tale, non solo i pochi affezionati ex compagni di lotta, per lo più diventati compagni di governo, ricomparsi al funerale. Lui ci aveva provato, per ottenere il suo scopo aveva commesso omicidi ed altri reati gravissimi, che ha pagato con la galera, non troppi anni per vero dire. La sua storia mi ricorda il caso del pirata sconfitto dal console romano (Cesare, Pompeo o chi altri?) che dice al vincitore: “Sono un pirata, perché ho perso la battaglia, altrimenti sarei il liberatore del mio popolo e il pirata saresti tu.”

Mi sembra che in Italia si viva troppo nel grembo di un relativismo, mai conclamato ma ubiquitario, di un opportunismo che diventa facilmente camaleontico, di una furberia che se non può stare da subito col vincitore, aspetta di salire sul carrozzone al primo squillo di vittoria. Rispetto perciò per Gallinari, che un poco ha pagato per il molto male che ha fatto, molto meno rispetto per la sfilata di ex “compagni che sbagliano” che, avendo sbagliato un po’ meno e non essendo finiti nella rete, si sono fatti le loro belle posizioni e hanno tolto il pugno chiuso dalle tasche non bucate solo in questa occasione.

Dal pugno al calcio, dal rosso al rossonero.

È il caso dell’eroe per calcio Kevin Prince Boateng, diventato testimonial dell’ONU in occasione della giornata antirazzismo grazie al calcio che ha spedito un pallone in tribuna. Non c’è dubbio che lo preferisco al primo, tuttavia…

Tuttavia mi pare un caso di eroismo troppo a buon mercato. Non ha lanciato la stampella di Enrico Toti, colpito a morte. Forse la pensava così anche il sindaco di Busto Arsizio, Farioli, che aveva minimizzato il valore del gesto, salvo pentirsi e proporre la cittadinanza onoraria per l’eroe del calcio. Oltre che del relativismo, siamo anche la patria delle esagerazioni.

Infine una medaglia all’anonima signora di mezza età che viaggiava sul treno delle Nord da Milano a Tradate una sera recente intorno alle 19. Ha deliziato l’intera carrozza discorrendo al telefonino a voce più che alta per un buon quarto d’ora, raccontando dei fatti propri ed altrui, qualificando mezza Italia con gli epiteti più coloriti ed offensivi: nulla di così inusuale, non ho imparato una sola parola nuova. Vorrei solo pregarla, la prossima volta, (i compagni di viaggio mi hanno poi detto che si tratta di una abitudine), di evitare di usare parole come “mongoloide” per qualificare le persone da lei ritenute inferiori. Le suggerirei di assistere allo spettacolo “la Divina Commedia”, messo in scena dai ragazzi dell’Anaconda, alcuni affetti dalla sindrome di Down, altri da patologie anche più gravi. Si accorgerebbe, forse, che il livello di umanità non è misurabile con il Q.I. e che invece di un insulto stava pronunciando un elogio.

E per una volta sono d’accordo con Brecht: “Beato il Paese che non ha bisogno di (simili) eroi!”

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login