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Società

IL “GRAZIE” DEI GIOVANI

CARLA TOCCHETTI - 14/03/2014

Si alza a parlare un giovane, come in un pranzo di famiglia con le varie generazioni riunite a festeggiare. Chiede silenzio, accenna un sorriso non di circostanza. Guarda alcuni, fisso negli occhi. “Parlo a voi che mi precedete, che avete vissuto prima di me. Che avete esercitato il potere in nome e per mio conto.” Un fiume di parole, sono ringraziamenti, ma non c’è da gioire: una lucida analisi di ciò che la vita prospetta ai più giovani, colpisce e affonda. Come in uno scontrino alla cassa, scorrono veloci i tanti addebiti: sta pagando il conto per tutti una generazione indebitata fin dalla nascita, incastrata in un sistema che svalorizza il merito e protegge le appartenenze, sfiduciata dalla ipocrisia di chi avrebbe dovuto tutelarla, avvilita dalla contaminazione delle risorse naturali più preziose. Dopo il giovane, si avvicendano bambini e adolescenti con pari dignità e risolutezza. Tante grazie. Poi, per loro, è già distanza, ripartenza. Visione, rinascita.

Questo è il contenuto di “Italian Thanksgiving”, un video che ha totalizzato oltre millecinquecento visualizzazioni su Youtube in poche ore, scritto dal varesino Massimiliano Comparin e prodotto da VeniVidiVideo con la partecipazione di Tindaro Granata, migliore attore al premio Mariangela Melato 2013.

“Un paese che non investe sui suoi figli, e non li protegge, non ha futuro”: sono femminili le voci più intense e decise. “E quando non sarete più, e noi saremo ancora, vi ricorderemo. Come meritate. Perché ci avete reso migliori.” Verso la fine il video cambia il passo e il tono. Esplode nei sorrisi dei bambini una integrità dirompente, originaria, fusione di consapevolezza e semplicità. Ci annunciano un passaggio epocale, una storia altra, perchè in mano loro. Loro, consapevoli di doversi inventare ex novo un progetto di vita e di comunità, sono ricchi: sono liberi. E ripartono da zero, mettendo al centro valori fondanti la futura sopravvivenza: sincerità, impegno e corresponsabilità solidale verso tutti.

Il video è un esempio di comunicazione virale, termine tecnico che definisce il potenziale di diffusione di un contenuto sul web, legato alla condivisione spontanea delle persone. Una moderna forma di saggistica, prevalentemente realizzata per immagini, che ha l’obiettivo della denuncia sociale diretta, senza filtri editoriali e contestualizzazione. A differenza di un classico pamphlet, un contenuto virale non scade mai nell’invettiva, anche se fa leva sulla sensibilità del pubblico alle emozioni forti. Per la sua circolazione, si avvale del coinvolgimento attivo di “amici”: più il video è sentito come proprio, più chi lo apprezza si mette in gioco, aggiunge la propria opinione, lo segnala per email e lo condivide sulle piattaforme social, moltiplicandone la portata con la rapidità tipica delle nuove tecnologie. La sapiente tecnica dell’accumulo, moderna caratteristica di una forma comunicativa di matrice sociale (ricordate il video “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo?) attira l’attenzione sulla quantità in rapida successione di immagini forti: la prospettiva sinottica è molto più significativa del singolo stato. Siamo nell’era del linguaggio visuale: il video suscita una interpretazione ampia e libera rispetto allo scritto, l’individuo interagisce con la propria sensibilità culturale e sociale. Il punto di arrivo però è nuovamente collettivo, perché il contenuto virale aggancia e mette in relazione reti di persone omogenee per affinità e sentire.

Apprezzabile o meno per lo stile, funzionale però come s’è detto alla viralizzazione, il tema non può lasciare indifferenti: parole pesanti che stigmatizzano gli errori del passato e promuovono investimenti sulla capacità sociale rigeneratrice dei giovanissimi.

“Che il vecchio pianti alberi, anche se daranno frutto alla generazione successiva (Cicerone).

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