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Economia

AEROSPAZIALE, VARESE “TIENE”

GIANFRANCO FABI - 27/06/2014

Una volta erano semplicemente Aermacchi, con lo storico stabilimento quasi in centro a Varese bersagliato dalle bombe nell’ultimo conflitto mondiale, e Agusta, divenuta in breve tempo dopo la metà del secolo scorso, una della maggiori aziende mondiali nel campo degli elicotteri.

Due aziende che sono state per lungo tempo di stretta proprietà delle famiglie fondatrici per poi passare sotto il controllo di finanziarie statali: Agusta all’inizio degli anni ’70 venne acquisita dall’Efim per poi passare in Finmeccanica dove negli anni 2000 è arrivata anche Aermacchi.

E in questi ultimi anni sono avvenuti molti cambiamenti. Agusta si è fusa con l’inglese Westland, creando un nuovo grande gruppo multinazionale, mentre l’azienda di Venegono è entrata in una nuova società che ha accorpato tutte le aziende nel comparto aeronautico di Finmeccanica e che ha preso il nome di Alenia Aermacchi.

Ora siamo di fronte a un nuovo passo: la trasformazione delle società operative in semplici divisioni di una sola grande società, la Finmeccanica appunto, dove peraltro si è insediato al vertice nelle scorse settimane Mario Moretti, già amministratore delegato di Trenitalia.

La logica di questo processo è chiara: rendere più semplice la gestione operativa delle società e nello stesso tempo razionalizzare le strategie produttive e commerciali. Questo vorrà dire non solo spostare le sedi legali delle società a Roma, che potrà essere un passo intermedio, ma alla fine abolire le strutture di controllo (presidenti, consiglieri, amministratori delegati) mettendo semplicemente dei capi-azienda, pur con grandi responsabilità, a governare le singole unità produttive.

Da un profilo concreto questo vuol dire che la provincia di Varese verrà a perdere la dimensione giuridica di alcune società e con questa anche alcuni posti per gli alti dirigenti. Non è tuttavia minimamente in discussione lo spostamento di attività produttive e dei percorsi industriali ad esse collegate.

Varese resterà al centro del distretto aerospaziale e vi sono molte ragioni per ritenere che la nuova dimensione aziendale possa offrire anche migliori opportunità di crescita. Il settore in cui operano le due aziende infatti richiede una forte connessione, si spera in senso costruttivo, con il sistema politico. I maggiori acquirenti di aerei ed elicotteri “made in Varese” sono infatti i Governi e le Forze armate e solo con il sostegno di tutto il sistema-Paese si può pensare di poter conquistare significative commesse internazionali.

Per queste ragioni la decisione di Finmeccanica non ha suscitato particolari proteste da parte dei sindacati: non solo era nell’aria, dato che era stata studiata anche dagli amministratori precedenti, ma era anche sostanzialmente prevedibile tenendo conto delle logiche finanziarie e industriali di un grande gruppo.

L’importante sarà proprio salvaguardare le logiche industriali, logiche che finora hanno fatto sì che nella zona di Varese si insediassero negli anni non solo quelle che sono diventate grandi aziende, ma anche tutta una larga serie di piccole e medie imprese che hanno un’attività altamente specializzata nel settore componentistico e di supporto. Sono infatti un centinaio le imprese, produttive, di servizi e di commercio specialistico, che operano direttamente nel settore aerospaziale sul territorio varesino e quasi altrettante nel resto della Lombardia. Gli addetti sono quasi 8.350 per la sola provincia di Varese e più di 12mila in ambito lombardo.

Ci sono quindi tutti i presupposti perché il cuore dell’industria aeronautica resti varesino anche perché proprio le aziende di questo settore hanno dimostrato negli anni una grande capacità innovativa mettendo a frutto le più moderne elaborazioni delle tecnologie produttive. E così potrà continuare… a meno che la politica non ci metta lo zampino.

 

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