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Lettere

DON MADONINI, PRETE CORAGGIOSO

- 24/04/2015

Nel settantesimo anniversario della Liberazione di Sesto Calende dal nazifascismo, è doveroso ricordare l’azione svolta dal parroco don Luigi Madonini negli anni della Resistenza.

   Il paese era allora fortemente militarizzato per la sua importanza strategica: la SIAI doveva produrre per la guerra, il ponte sul Ticino era fondamentale per la viabilità stradale e ferroviaria e a Sesto c’era pure il Centro di Controllo dell’EIAR (oggi RAI) nella Villa Trento di via Marconi. La SIAI è occupata l’11 settembre 1943 da un reparto di SS, Divisione Adolf Hitler, e nel 1945 si aggiungono novanta militari della Brigata Nera e del Battaglione Pionieri Nettuno; la marina di guerra tedesca è acquartierata nell’Asilo Bassetti, dove è installato il comando, e nella Villa Angela (poi Città dei Ragazzi) di Castelletto Ticino; l’Idroscalo di Sant’Anna è occupato il 14 settembre dalla X Flottiglia MAS che istituisce la Scuola piloti mezzi d’assalto comandante Todaro; la Guardia Nazionale Repubblicana (ex Reali Carabinieri) ha un distaccamento con caserma in largo Dante; infine c’è la Brigata Nera formata dagli iscritti sestesi al Partito Fascista Repubblicano.

Nel mese di settembre 1943, in Parrocchia, il democristiano Alberto Caielli, il socialista Leandro Mattea e il comunista Goliardo Tilferi si riuniscono con don Madonini, presentati da Emilio Ghiringhelli, e fondano il C.L.N. di Sesto.

Don Madonini, nel periodo resistenziale, non mantiene rapporti con la sola Democrazia Cristiana ma si incontra con il capo zona del Partito Socialista, dal quale riceve l”Avanti!” clandestino, e discutono dei bisogni materiali dei Resistenti che subiscono la repressione fascista.

E’ inoltre ascoltatore di Radio Londra.

Ezio Mazzoleni è un giovane operaio socialista, fresatore meccanico alla SIAI della Groppina, che fa parte della Squadra di Azione Patriottica creata da Leandro Mattea. Il 18 giugno 1944 è catturato dalla X MAS mentre, con altri patrioti, sta effettuando un trasporto di armi che serviranno per un assalto al presidio della Milizia Contraerea di Ternate. Seguono ore drammatiche di interrogatori, torture e arresti che si concludono con la fucilazione di Mazzoleni, richiesta al Capo della Provincia dal tenente di vascello Ongarillo Ungarelli, comandante della X MAS, ed eseguita dall’Ufficio Politico Investigativo della G.N.R. di Varese.

     Nella giornata del 19 giugno, don Madonini si reca da Ungarelli e cerca di convincerlo a non prendere gravi provvedimenti nei confronti di Mazzoleni e degli altri giovani che descrive come ottimi elementi, ma il Tenente si spazientisce e risponde che non ammette la difesa dei delinquenti comuni. Alla sera, saputo della condanna a morte di Mazzoleni, don Madonini lo raggiunge per dargli i conforti religiosi; resta con lui dalle ventidue alle due del giorno 20, lo accompagna sul luogo dell’esecuzione (viale Lombardia) e riceve in consegna l’ultimo saluto per i suoi cari e l’ultimo pensiero per la mamma. Dopo la fucilazione, don Madonini ottiene, con vivissime insistenze, che la salma non sia abbandonata sul posto ma trasportata nella camera mortuaria del cimitero. Al mattino presto si reca a casa Mazzoleni e comunica la tragedia della notte.

     Domenica 25, don Madonini celebra la Messa nella chiesa di San Bernardino, presenti come al solito, inquadrati, i militari della X MAS, e nella predica parla del tragico fatto affermando che “Mazzoleni è morto da vero eroe e da vero italiano”. Un marò punta la pistola verso il pulpito ma viene fermato da un commilitone, la squadra abbandona la funzione vociando e raggiunge poi la sacrestia chiedendo spiegazioni che don Madonini dà con fermezza.

     In agosto, un marò si presenta nella sua abitazione e gli spara, senza colpirlo.

La sera del 28 ottobre 1944, Ildebrando Leonardi, tenente della X MAS, è in libera uscita e si reca a Castelletto dove, appena sbarcato, è affrontato e gravemente ferito; trasportato a Sesto al Ristorante La Biscia muore la sera stessa. Durante la notte, la X MAS ferma una sessantina di Castellettesi che porta al Ristorante Botte d’Oro e interroga fino all’alba. Sono quindi scelti dieci uomini da fucilare e tradotti, la mattina seguente, nella caserma di Sesto.

   Don Madonini si reca allora da Ungarelli e offre 250.000 lire a favore della famiglia Leonardi, da raccogliere con una colletta, in cambio della salvezza dei condannati ma la proposta è respinta. La salvezza viene però grazie all’intervento del tenente colonnello Fernando Barberi di Castelletto e allora Ungarelli ottiene la consegna di sei garibaldini della Volante Azzurra, catturati nel Vergante dalla X MAS di Arona, che vengono tradotti all’Idroscalo. Tocca a don Madonini il triste compito, la mattina presto del 1° novembre, di comunicare ai Partigiani la loro condanna a morte e dopo averli confessati e comunicati li accompagna in motoscafo alla fucilazione.

     Anche in questo caso tenta, inutilmente, di evitare l’esecuzione, riesce però a ottenere la grazia per il più giovane dei Partigiani, di soli diciassette anni.

Il 13 aprile 1945, partigiani della VI Brigata Matteotti, nel tentativo di sequestrarlo per effettuare uno scambio di prigionieri, colpiscono a morte il capitano della marina di guerra ingegner Stallbaum, responsabile dell’ufficio di sorveglianza della SIAI.     Don Madonini interviene al fine di evitare una rappresaglia.

Il mattino del 25 aprile ci sono ripetuti contatti tra la Parrocchia e il Comando tedesco che ha fortificato l’Asilo con feritoie e piazzuole.     Nel pomeriggio si svolgono, presso l’Albergo Buenos Aires di Castelletto (meglio conosciuto come Bones) occupato dai Partigiani, le trattative che porteranno alla liberazione di Sesto. Per i Tedeschi partecipa il capitano Burkhard, comandante della piazza di Sesto e per i Partigiani Aldo Tuto, commissario di guerra della Brigata Servadei e Ezio Carpené, con don Madonini nel ruolo di moderatore. Le trattative sono in una situazione di stallo, Burkhard chiede un salvacondotto e l’onore delle armi, Tuto la consegna delle armi, quando don Madonini sollecita e ottiene una rapida conclusione, ritenendo pericolosa l’ulteriore presenza tedesca.

     Rientrato a Sesto in barca, si reca alla caserma della G.N.R. dove i Patrioti trattano la resa dei fascisti con Antonio Carniel segretario del Partito e comandante della Brigata Nera, Rodolfo Calvello vicecommissario federale dei Fasci e Ugo Nannetti commissario prefettizio.

Il 26 aprile, un altro pericolo incombe su Sesto, una colonna di Tedeschi, comandata dal colonnello Stamm, partita da Baveno, sta scendendo il Sempione. Don Madonini a bordo di una FIAT Topolino, con un autista e Alberto Ramelli partigiano della Brigata Servadei, esponendo la bandiera bianca muove verso la colonna per parlamentare e la incontra nella località Tre Strade di Dormelletto. Ma Ramelli porta la pistola e nell’auto tiene un mitra, perciò viene condannato a morte e passato per le armi sul posto, dopo essersi confessato e aver raccomandato il bambino che sta per nascere. Inascoltata l’implorazione di don Madonini che viene anche schiaffeggiato.

La sera del 3 maggio don Madonini e il Presidente del C.L.N. si adoperano, inutilmente, per evitare l’esecuzione sommaria del maggiore della G.N.R. Carletto Tamborini e dei militi della Brigata Nera Arturo Alberti e Tullio Bertoli.

Nei tre anni considerati, don Luigi Madonini è sempre stato presente nei momenti cruciali, è stato coraggioso e non ha mai mancato ai suoi doveri pastorali; il maestro Gian Antonio Fortina, primo storico della Resistenza sestese, lo ha definito “figura imponente”.

Mario Varalli

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