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Editoriale

IL MODELLO

MASSIMO LODI - 27/11/2015

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Gl’interventi dei quattro candidati alle primarie del centrosinistra varesino, che potete leggere qui a fianco assieme alle magistrali parole introduttive di Giuseppe Adamoli, sono un esempio di come dev’essere la sfida politica: sbrigliata e accesa, informata e competente, responsabile e leale. Ciascuno indica le ragioni dell’impegno assuntosi, confuta se del caso l’opinione altrui, si batte per conseguire a suo modo il bene comune. In una democrazia e tra galantuomini, accade giusto e sempre così: superficialismi, obliquità, millanterie, sguaiatezze,  eccessi si lasciano da parte. E da parte finora sono rimasti.

Il Pd e la lista civica Varese 2.0 stanno regalando alla città un confronto serio, denso di contenuti, capace di lasciar traccia importante di sè. Nessuno chiacchiera a vanvera, tutti portano ricerche, approfondimenti, documentazione a sostegno delle tesi offerte al dibattito: è una gara che permetterà a quanti decideranno d’andare alle urne di premiare il più bravo, non una deriva propagandistica/obsoleta/subdola ad omaggio del più scaltro. Il voto del 13 dicembre non gratificherà un vincitore che si erge trionfante in mezzo alle macerie degli accampamenti nemici; e invece un primus inter pares che avrà la meglio, ma (augurabilmente) eviterà lo sbaglio peggiore, quello di disfarsi dei rivali-sodali. Che, al contrario e secondo buonsenso, riceveranno l’invito-obbligo ad essere i più operosi nella preparazione della campagna elettorale delle amministrative.

Non è una questione di sentimenti. E’ una questione di razionalità. Solo un centrosinistra  unito all’indomani della scelta del leader elettorale può avere la speranza di sconfiggere il centrodestra, del quale va profilandosi -dopo quattro lustri di guida leghista- un’opzione favorevole a un aspirante sindaco proveniente dalla società civile. La promuove una parte del Carroccio (i maroniani, abili a “bruciare” -per ora- i salviniani con un’accelerazione mediatica) ed è sostenuta da una quota di ex forzitalisti (il gruppo di “Varese attiva”, rassemblement di ex berlusconiani-casiniani-ciellini transfughi da Forza Italia e orientati a un centrismo neo/post democristiano), dall’Ncd e da cespugli vari.

L’arretramento dei partiti di quest’area in favore di un listone civico la dice lunga sul timore degli effetti negativi causati presso l’opinione pubblica dal loro ventennale periodo di governo. Ma un tale segno di debolezza -cui però non si affianca la saggia/aperturista/solare decisione di promuovere anche a destra le primarie cui ricorre la sinistra- non autorizza pensieri forti di successo in chi punta ad avvicendare, cambiare, rinnovare. Semmai ne suggerisce di prudenti, nel solco del realismo, l’unico dentro il quale è possibile gettare un seme che fruttifichi. Così vuole la politica, quando s’intende darvi pratica interpretazione, non rimanendo immobili allo stadio ribellistico e ideale.

Politica, diceva De Gasperi, vuol dire realizzare. Lui realizzò, eccome se realizzò. Chissà se qualche suo contemporaneo, qui tra di noi e pur indossando una maglia diversa dall’originale, s’incaricherà d’esserne epigono. E di realizzare (almeno di provare a realizzare) qualcosa, insieme con una squadra e non fidando in virtù solitarie, solitamente sbroccanti in difetti.

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