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Chiesa

LA GIOIA DELLA VOCAZIONE

GIAMPAOLO COTTINI - 28/01/2012

Cerimonia di Ordinazione in Santa Maria Maggiore, a Roma

Una delle difficoltà più grandi della cultura in cui viviamo è concepire la vita come vocazione, ossia come possibilità di rispondere in prima persona ad un compito cui ci si sente chiamati per il bene di tutti. Oggi è difficile per un giovane pensare che possa esserci un “disegno buono” sulla sua vita che possa condurlo a scelte anche impegnative di rinuncia agli idoli del denaro e del successo; d’altra parte sembrano mancare ideali così alti e significativi da giustificare la rinuncia ai modelli del successo e della autorealizzazione indicata dagli stereotipi sociali più in voga, così che pare fuori luogo (“da pazzi”!) scegliere vocazioni un po’ “strane” come quelle religiose o sacerdotali. Certo tutti siamo chiamati alla vocazione alla santità, ma poi la scelta matrimoniale viene spesso banalizzata ed anche declassata, per cui forse durante la prossima “Giornata per le vocazioni” sarebbe utile meditare anche sul significato del creare una famiglia come “forma” di vita per rispondere pienamente al disegno di Dio sulla propria umanità.

La vocazione è personale e va educata come ricerca dell’impegno cui dedicare tutta la propria libertà, ed è consolante che in questi ultimi anni ci sia stato un incremento anche delle vocazioni religiose e sacerdotali, benché in forme e modalità diverse da quelle più consolidate, e non sempre legate alle consuete forme cui siamo abituati (seminario, convento, istituto religioso, ecc.).

Sono in aumento i giovani e le giovani che cercano forme di vita claustrale o contemplativa, ma anche esperienze di “consacrazione a Dio nel mondo” attraverso libere aggregazioni o società di vita laicale (a Varese sono numerose, ad esempio, le vocazioni alla Associazione dei Memores Domini legata al carisma di CL); o interessante è l’accesso anche di persone mature al diaconato permanente (ben presente nella nostra Zona Pastorale con personalità impegnate anche in compiti ecclesialmente rilevanti). Ma in aumento sono pure le vocazioni al sacerdozio ministeriale del clero diocesano (abbiamo diversi giovani sacerdoti e seminaristi), o anche vocazioni legate ad un carisma missionario come nel caso dei preti della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo fondata da Don Massimo Camisasca, di cui ricordiamo che ci sarà l’ordinazione di un giovane varesino a giugno.

Sono segnali consolanti che dimostrano quanto la testimonianza del fascino della vocazione particolare di una vita totalmente consacrata a Dio sia importante per suscitare nuove “chiamate” e nuove risposte. L’importante è che un giovane sia colpito dalla testimonianza lieta e umanamente convincente del valore di una tale scelta. Ma Dio non lascerà mai mancare operai alla sua messe: a noi il compito di scrutare e valorizzare i segni di tale generosità, per accompagnare anche le più piccole aspettative dei nostri giovani verso una realizzazione non banale della vita.

 

 

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