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Cultura

“L’ATTILIO COL COEUR IN MAN”

MANIGLIO BOTTI - 10/03/2012

 

il villaggio alla Barona (foto P. Porcheddu)

Sono tante e diverse le notizie e le riflessioni che ci offre un libro. Soprattutto un libro che racconta la vita di uno o più personaggi. La prima – è più importante –, leggendo il volumetto “Il villaggio Barona, Attilio e Teresa Cassoni: 80 anni di solidarietà”, pubblicato dalla Fondazione omonima, è sul significato della ricchezza, intesa come beneficio collettivo che ne deriva a una comunità cristiana. L’autore del libro, Sergio Redaelli, giornalista di origini milanesi ma calato, anche per ragioni familiari, nel territorio varesino, ce ne dà una sintesi nella prima pagina, anzi nell’incipit, citando Sant’Agostino: “Il superfluo del ricco è il necessario del povero”.

In realtà, arrivati alla fine della lettura, facilitata da uno stile semplice, fluente ma sempre intenso, ci si convince che vi è qualcosa di più. Almeno in questo caso, cioè nel significato che Attilio Cassoni e sua moglie Teresa diedero alla loro vita sviluppatasi quasi nell’intero arco del Novecento. Quanto dei loro beni arrivò agli altri fu di certo più del superfluo. Si può affermare che la loro intera vita fu destinata alla creazione e all’uso indifferenziato del bene. Come dire che Attilio e Teresa lavorarono – silenziosamente e duramente – al servizio della comunità, perseguendo il solo scopo di fare fruttare al meglio, restituendoli tutti, i talenti che il Signore aveva loro destinato.

Parlando di Attilio Cassoni – nato a Codogno nel 1878 e morto nel 1950 – Sergio Redaelli scrive che era il classico milanese “con el coeur in man”, con il cuore nelle mani, ovvero un uomo votato a fare il bene e a portare solidarietà com’è tipico di altri suoi compatrioti e concittadini: gente che spende la propria esistenza con l’obiettivo – non spettacolarizzato – della solidarietà cristiana; la ricchezza vera, più di quella che si riesce a creare, è quella dispensata.

Attilio fu uno straordinario “self-made-man” lombardo. Proveniente da una famiglia di droghieri, realizzò un immenso patrimonio con il trattamento degli oli combustibili e dei carburanti (a livello nazionale addirittura un ventennio prima dell’Agip). Sua moglie Teresa Tavazza – nata a Melzo nel 1885 e morta quasi centenaria nel 1982 – lo affiancò, avvalorando il detto secondo il quale dietro le imprese di un grande uomo c’è sempre una grande donna.

Attilio e Teresa non ebbero figli. Progenie, beneficiaria di tanto lavoro e di tanto impegno, furono così gli enti e gli istituti che – a partire dagli anni Trenta – vennero toccati dalla magnanimità della coppia: dall’Università Cattolica del Sacro Cuore all’Azione Cattolica; dall’ospedale Gemelli di Roma all’ospedale di Melzo e all’Istituto per la lotta contro il cancro; dall’Istituto a sostegno dei ciechi ai Mutilatini di Don Gnocchi, al Piccolo Cottolengo, agli asili, alle opere pie, alle parrocchie… Forte fu la loro attività a fianco della Chiesa e, in particolare, della curia milanese, in quei primi anni retta dal cardinale Ildefonso Schuster.

L’eredità più importante dei Cassoni, tuttavia, è quasi di oggi ed è il Villaggio Barona “lo straordinario esperimento – scrive Redaelli – di housing sociale realizzato a Milano con i lasciti gestiti dalla Fondazione intitolata ad Attilio e a Teresa Cassoni… Su terreni di proprietà… nacque nel 2001… su un’area industriale dismessa di 43.340 metri quadrati che l’imprenditore usava come deposito di carburanti tra le vie Ponti, Zumbini e Italo Svevo alla periferia sud di Milano, non lontano dall’imbocco dell’autostrada A7 per Genova…

“Il villaggio è costato trenta milioni di euro. Ospita settantanove appartamenti in affitto a prezzi agevolati (150-300 euro al mese, spese escluse), strutture socio-sanitarie a disposizione di tutto il quartiere, un pensionato di centoventi posti e investe il ricavato in servizi e beneficenza per i poveri… Ci vivono circa trecento persone e altrettante lo frequentano ogni giorno. Sono studenti, rifugiati politici, individui con disagi fisici e psichici, ex tossicodipendenti, ragazze madri, giovani coppie e famiglie in difficoltà… Il Villaggio ospita comunità di malati e ambulatori medici per la disabilità mentale, anziani, immigrati, donne sole con bambini. La Fondazione opera in stretto contatto con il Comune e con l’Arcivescovado di Milano…”.

Il Villaggio è antico e nuovo allo stesso tempo – ha appena compiuto i dieci anni di vita – e, dunque, sembra muoversi secondo filosofie moderne. Ma – conclude Sergio Redaelli – quanto lo fa esistere risponde a una regola vecchia come il mondo: “La regola della bontà, la legge dell’ospitalità e della solidarietà, in fondo la quintessenza della vita stessa dell’uomo”: la storia, e l’eredità, di Attilio e di Teresa.

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