Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Chiesa

DIMENTICARE I NOVISSIMI

CAMILLO MASSIMO FIORI - 17/03/2012

Ci sono ancora nei catechismi della Chiesa perché la dottrina cristiana non va soggetta a mode essendo basata sulla parola di Dio, ma sono scomparsi nella predicazione del clero e sono stati rimossi dalla stessa coscienza dei fedeli. Oggi si vive nel presente, per ricercare nel passato non c’è più tempo e il futuro è troppo enigmatico e psicologicamente lontano per poterci pensare anzitempo.

Eppure i “novissimi”, le “cose ultime” sono una parte importante del piano divino di salvezza.

Chi non si chiede che sarà dopo di me, dopo la mia morte? Anzi ci si domanda, che cos’è la morte? Perché “succede”? Ha un senso o si tratta soltanto dell’esito di tutto?

Chi durante la vita terrena ha fatto del bene e chi invece ha perseguito il male, saranno parificati da una sorte comune che tutto semplifica e unifica in un finale assurdo, senza senso né giustizia?

Anche il nostro mondo, che è scaturito dal “big bang” cosmico, sarà un’esperienza inutile che finirà nel nulla? E l’impegno plurimillenario dell’umanità, la nascita delle civiltà, il progresso tecnico scientifico, l’intera storia umana sono destinati a dissolversi nel niente?

Il Cristianesimo è l’unica religione che ha le risposte essenziali ai problemi della vita e dell’universo in cui essa è inserita; peccato che delle sue linee teologiche conosciamo molto poco e in maniera approssimativa.

Certo la fede supplisce alla nostra ignoranza ma la conoscenza può aiutarci ad essere meglio consapevoli del dono immenso della redenzione. La Quaresima ci invita a riconsiderare i cosiddetti “novissimi” (morte, giudizio, inferno e paradiso) che sono una parte non secondaria della “buona novella” annunciata dai Vangeli.

Il termine latino “novum” significa nuovo ma anche ultimo e sta ad indicare le realtà ultime che maturano nella storia di ciascun uomo e si completano con la morte, il giudizio finale, la resurrezione e la vita eterna. Senza questi elementi il cristianesimo è monco e sembra sospeso in una meta indefinita.

La morte viene da sempre percepita come una realtà sconvolgente tant’è che la cultura moderna, ampiamente secolarizzata, tende a rimuoverla dalla coscienza e dalla vita sociale. Oggi si muore soli e di nascosto. Per la fede cristiana essa è invece l’ingresso della persona in una nuova e definitiva dimensione; la morte non è la fine di tutto ma la separazione dell’anima dal corpo (meglio dalle spoglie) in quanto anch’esso verrà ricostituito dalla potenza divina al compimento dei tempi; è ciò che il “Credo” chiama “la resurrezione della carne”.

Ciascun uomo dovrà rendere conto a Dio delle sue azioni al compimento della propria vita (giudizio particolare) e alla fine della storia (giudizio universale) quando avverrà il momento finale e conclusivo in cui saranno smascherati la menzogna, l’ingiustizia, la violenza e saranno sanate le imperfezioni della natura e del cosmo.

La giustizia divina conferisce un senso alla vita; se l’esistenza dei singoli e quella collettiva non avessero uno sbocco conclusivo nel superiore giudizio divino, l’esistenza altro non sarebbe che un “gioco” affidato al caso e alle circostanze in cui chi vince e chi perde, le vittime e i carnefici, chi ha praticato il bene chi ha fatto il male sarebbero sullo stesso piano dell’assurdo: “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”.

L’esistenza dell’inferno suscita un corale moto di repulsione, ma la possibilità della sua esistenza irreversibile è affermata dalla Bibbia, è coerente con la libertà dell’uomo che, con piena coscienza, rifiuta il bene e Dio, e non tiene conto dell’altissimo prezzo pagato da Cristo con la sua morte in croce, e della redenzione che ne è conseguita per tutti in forza della sua resurrezione.

Se la possibilità dell’inferno è attestata, nulla sappiamo della sua realtà e su chi vi è stato o vi sarà destinato; Dio attraverso Gesù ha rivelato il suo piano per il mondo e l’umanità ma non l’ha corredato di esaurienti particolari; il Dio cristiano, come dice Pascal, è “un Dio nascosto”. Se Dio dovesse rinunciare ad applicare ogni pena, soprattutto la privazione del suo amore, la storia si risolverebbe in una colossale commedia recitata sulla pelle delle persone.

Il termine paradiso designa invece la condizione dei giusti dopo la loro morte in perfetta comunione con il Dio trinitario; il paradiso non è un “luogo” ma uno “stato”; i “salvati” vi si trovano in una condizione di pace, di felicità, di pienezza di vita. Partecipando all’amore di Dio essi non sono esclusi ma ancora partecipi delle vicende umane, sono ancora presenti in forma misteriosa ma reale alla vita terrena alla quale si aprono attraverso la preghiera di noi viventi.

La vita eterna, infine, non è una nuova esperienza che si protrae in un tempo infinito; il tempo come il mondo hanno un inizio ed una fine e l’eternità è l’ annullamento del tempo.

I “novissimi” ci danno una fugace ma vera visione dell’ al di là attraverso la fede che è una scelta soggettiva di una realtà oggettiva.

Dio si è rivelato all’uomo come “ Altro”, inconoscibile e improvabile dalla scienza umana; la sua parola è certa ma la sua verità e un atto di fede; la fede è un dono ma è anche la decisione di accogliere il dono. La possibilità di riceverlo è tuttavia condizionata dalla scarsa conoscenza dei contenuti del Cristianesimo che, nei secoli, hanno plasmato l’identità e la civiltà europea. Sembra anacronistico che la società secolarizzata di oggi decida di rifiutare il dono senza neppure tentare di verificarne il contenuto, la congruità e l’utilità.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login