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Apologie Paradossali

METODO DE MITA

COSTANTE PORTATADINO - 21/01/2022

De Mita con Cossiga

De Mita con Cossiga

(O)Ci mettiamo a discutere oggi martedì 18, quando l’elezione del Presidente incomincerà col primo scrutinio lunedì prossimo e ancora non ci abbiamo capito nulla. Non sappiamo nemmeno se una parte consistente dei ‘grandi elettori’ avrà la possibilità di votare, causa restrizioni anticontagio.

(C)Mi pare che manchi quello che qui chiamano il ‘kingmaker’, che nel calcio sarebbe quello che fa il goal o almeno il passaggio decisivo, ciò che chiamano assist. Vediamo solo un tizio dalla lunga carriera, che si crede meglio di Ibrahimovic (infatti dieci anni fa lo ha anche licenziato), che si tiene la palla tra i piedi, non la passa a nessuno, pur sapendo che la politica è un gioco di squadra ed è importante che vinca la squadra, non chi segna il goal. Minaccia anche di non giocare più, se non fanno segnare lui. Quanto alle regole anticontagio, concordo con i costituzionalisti che affermano la necessità di consentire il voto, con le opportune precauzioni, anche a chi dovesse trovarsi in quella condizione.

(S)Lasciamo stare le metafore e raccontaci: come andò e chi fu il kingmaker, il regista dell’operazione, quando fu eletto Cossiga, caso rarissimo, al primo scrutinio? De Mita ha scritto un libro per rivendicarne il merito.

(C)Lui stesso afferma però che le circostanze erano diverse e soprattutto che la politica, pur complicata anche allora, rispondeva a regole razionali e di buon senso. La grande differenza con la complicata elezione precedente è che nel 1985 Craxi presiede il governo e non può certo opporsi ad una candidatura democristiana. La giusta scelta di De Mita, che teme fratture interne alla DC (come puntualmente avverrà la volta successiva) nella scelta del candidato, è di aggirare l’ostacolo, chiedendo ai partiti alleati e al PCI una rosa di nomi da cui fare uscire il possibile eletto al primo turno, con una maggioranza sufficiente a scoraggiare i “franchi tiratori”.

(S)Ovvero “franchi traditori”? Un genere che non è mai mancato, dalla prima elezione, contro Sforza e fu eletto Einaudi, all’ultima, Prodi ne sa qualcosa.

(C)Rispondo con un’affermazione che farà discutere: il voto in Parlamento, specialmente su questioni importanti e che riguardano le persone, è sempre stato per me e ritengo debba essere sempre e per tutti, un voto di coscienza, cioè personale. Anche quando si segue l’indicazione del partito, che ha il suo valore, ma non può essere determinante, deve esserci la fondata ed intima convinzione di chi vota. Per me fu così, sia con Pertini, sia con Cossiga. Nel primo caso prevalse una saggia indicazione politica, che dissolse il mio dubbio che la persona non fosse la migliore possibile, per ragioni di età e di carattere. Nel secondo ci fu anche la stima per la persona, in ambedue la consapevolezza che il mio voto avrebbe dato un giusto contributo alla governabilità dello Stato e allo sviluppo della Società.

(O)Esattamente il criterio che dovrebbe guidare anche le scelte attuali, con o senza kingmaker. Sarà possibile? Come, con quale persona?

(C)Oggi gli esperti dicono che molti deputati, per interesse personale, voteranno solo chi garantirà il proseguimento della legislatura fino al termine naturale o quasi. Questo fine verrebbe conseguito eleggendo un candidato moderato che assicuri la continuità di un governo Draghi. Perciò l’insistenza sul Mattarella-bis.

Confesso che se dovessi scegliere, questa volta sarei molto in dubbio. Ottima la qualità delle persone, ma precaria la prospettiva politica conseguente. Tempo pochi mesi e le elezioni più o meno anticipate brucerebbero anche Draghi e porterebbero i partiti a consumare la residua credibilità in uno scontro frontale. Se ci fosse davvero un kingmaker, dovrebbe trovare la soluzione ad un problema difficile: coniugare la stabilità nel presente, necessaria per il rilancio postcovid, con una prospettiva di riforme profonde, anche costituzionali, che consentano di affrontare i gravi problemi irrisolti e ancor oggi lasciati sullo sfondo: debito pubblico, disoccupazione, transizione informatica, ecologia, indipendenza della magistratura ed efficienza della pubblica amministrazione.

(O)Dici poco ma te ne aggiungo uno che sta diventando enorme: la partecipazione elettorale, preso atto che alle elezioni suppletive di Roma ha partecipato l’11,33%. E a questo si rimedia non solo con l’ennesima legge elettorale, ma con una seria riforma costituzionale, non più rinviabile. Io taglierei la testa al toro: Draghi al Quirinale, governo presieduto da Franco per attuare quanto possibile del PNRR, elezioni in primavera, tre anni di serrate riforme, poi si vedrà.

(C)Più che una proposta mi sembra un sogno, per te. Per altri un incubo.

(O)Onirio Desti (C)Costante (S)Sebastiano Conformi

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