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Noterelle

ETERNA UTOPIA

EMILIO CORBETTA - 23/06/2022

guerraLe scienze, le tecnologie, l’economia, il lavoro nelle fabbriche, il viaggiare, stanno evolvendo a grandi passi in modo sempre più nuovo, diciamo sempre più modern; resta invece arretrato, legato al passato, il modo di fare le guerre.

Sì, vengono inventate nuove armi, più sofisticate, più efficienti, ma il risultato finale resta sempre il reciproco ammazzarsi. E non ammazzarsi perché si odia il nemico, ma perché si ha paura di lui. Se io gli sparo per primo lui non può sparare a me. Situazione sintetizzata magistralmente da De André nella drammatica storia del povero Piero.

Le armi sono evolute ad un livello tale che, se venissero utilizzate nella loro efficienza totale, sarebbe molto probabile la scomparsa del genere umano: concetto questo noto a tutti, come dovrebbe essere noto a tutti che il guerreggiare provoca solo tanti morti innocenti, crea grandi sofferenze e impoverimento delle popolazioni.

Invece sembra proprio di no! A guardare i tanti focolai di guerre, di popoli belligeranti, sembra proprio che questa lezione cada nel vuoto. La Siria, ad esempio, aveva un livello di vita notevole, commerci, turismo, fabbriche anche chimiche: adesso? La popolazione è diminuita e con essa la forza lavoro. Resta l’eredità di morti, profughi, città distrutte. Il Libano? Era definito “la Svizzera del Medio Oriente”. Ora è ricco di macerie. E cosa succede nello Yemen? E in tante aree dell’Africa? E come dimenticare i molti focolai asiatici, ad esempio la Birmania? Lezione non voluta apprendere e così ora siamo nei pasticci anche in Europa.

Ciò che è drammatico, paradossale, è il fatto che i combattenti, che hanno alta probabilità di venire uccisi, sparano per paura, non per vincere, non per la “patria” o per altre lugubri retoriche. Nelle due grandi guerre del secolo passato, sono stati numerosi gli episodi che hanno mostrato come i singoli belligeranti non si odiavano. Soldati accovacciati dietro mitragliatrici che urlavano ai nemici: “Non venite avanti perché dobbiamo sparare”, oppure i due fronti uniti che festeggiavano la notte di Natale E la paura dei militari tedeschi quando dai bunker della Normandia videro il mare della Manica pieno di navi? E la paura di quelli che dovevano sbarcare? Tutti uniti a morire nella paura imposta dagli strateghi.

Ma proprio siamo incapaci di superare le controversie, che ovviamente non possono non esserci, con altre metodiche e non solo con la violenza dai frutti amari? Qualche giorno fa, in Ucraina, centinaia di uomini si erano asserragliati in una acciaieria e li sprechi di piombo ed esplosivi. Molti erano dentro rifugiati, ma molti volevano difendere il posto del loro lavoro! Tanto di cappello nei loro confronti! e sarebbe stato spiazzante intavolare un discorso di pace per superare la situazione e risparmiare vite. Quella fabbrica non doveva essere distrutta ma lasciata intatta per il dopo e quegli uomini sopravvissuti dovevano essere rispettati e non fatti prigionieri. E così ancora per altre fabbriche, per scuole, per ospedali. E invece il massimo impegno ad usare la dinamite con tutti i suoi derivati, e così si giustifica l’invio di armi da parte di altri strateghi, ma i morti aumentano!

E la pace? Utopia purtroppo, come utopia usare altre strategie suggerite.

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