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Opinioni

L’ERRORE

ROBERTO MOLINARI - 18/11/2022

governoDa qualche settimana si è insediato il Governo Meloni. È il più a destra dal 1948.

Normalmente i primi cento giorni, in politica, per un nuovo esecutivo, rappresentano la “luna di miele” col Paese e, credo, che, anche questa volta, questo adagio non verrà smentito. I sondaggi anche in questi giorni danno FdI in crescita e la stessa Meloni in aumento nell’indice di gradimento.

Accanto a questa evidenza dobbiamo aggiungere il fatto che, ad oggi, abbiamo non una, ma ben tre minoranze che passano più il tempo a guerreggiare tra di loro che a fare l’opposizione al Governo.

Premesso questo proverei a fare qualche considerazione sui primi atti del Governo. L’illusione ben presto dimostratasi fatua è stata di trovarsi di fronte, cessata la propaganda elettorale, ad un esecutivo moderato. Questo non è solo il Governo più a destra dalla nascita della Repubblica, ma, allo stato attuale, è anche a fortissima impronta identitaria. Ma identitari o sprovveduti a cui è scivolata la mano o la penna?

Possibili entrambe le cose. Siamo partiti con l’idea alquanto balzana che la “libertà” si difende sull’uso del contante, passandolo da 2000 ai 10000 euro, fermandosi a 5000. Credo che molti italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese abbiano storto non poco il naso a pensare a quanto fosse concreto per risolvere i loro problemi questo intervento. Poi abbiamo visto il decreto “rave”, documento anch’esso fortemente voluto, ma talmente scritto male e con dubbi di costituzionalità evidenti da aver ottenuto da parte della stessa maggioranza l’impegno a modificarlo in Parlamento. Ed ora, recentissimamente, assistiamo alla “guerra” alle ONG responsabili, a detta dei duri del Governo, di favorire l’immigrazione clandestina. Dimenticandosi che il 90% degli sbarchi avviene su barchini e non con le navi delle ONG. A questo aggiungiamoci anche la crisi, conseguente, col governo francese.

In passato abbiamo conosciuto i “decreti sicurezza” di Salvini, controfirmati da Conte, che impedivano gli sbarchi in Italia da parte delle navi ONG e sanzionavano con multe milionarie le stesse organizzazioni. In questi giorni, ad opera del nuovo Ministro dell’Interno, abbiamo visto comportamenti che sono andati al di là. Prima si sono tenute al largo le navi, poi si è contestata la legge del mare che dice di salvare tutti (e ampiamente ricordataci dall’Europa) ed in ultimo, cosa mai vista e che giudico francamente “imbarazzante”, il Ministro Piantedosi ha fatto scendere dalle navi donne e bambini separandoli dai maschi e poi distinguendo tra i malati dai sani. Del tipo, tu di là, tu di qua. Tu scendi e tu rimani e la nave deve ritornare al largo con i famosi “carichi residuali”.

Al di là di tutto questo a me pare che il Governo abbia due problemi. Il primo. La scelta fortemente identitaria serve a distogliere l’attenzione sul fatto che le promesse elettorali non saranno mantenute. Ma distrae anche gli stessi Ministri dal fare ciò che serve al Paese. Quindi niente abolizione del reddito di cittadinanza, niente riforma delle pensioni, niente flat-tax e così via. Immaginatevi le reazioni del nostro nord-est, tanto per fare un esempio, un territorio cui non importa niente della guerra alle ONG, ma che vuole gli immigrati con flussi regolari: le aziende non trovano manodopera e non perché gli italiani non vogliono fare questi lavori, ma perché siamo in inverno demografico e guai a trovarsi di fronte ad una “guerra” incomprensibile anziché a soluzioni. Il secondo problema. Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che Salvini abbia tirato una serie di “scherzi” alla Meloni, primo fra tutti quello di un Ministro degli Interni, Piantedosi, che fa quello che Salvini non può fare perché, appunto, Ministro degli Interni non lo è.

Un’ultima considerazione. Il più grave errore che oggi può compiere la Meloni è di pensare che la legittimazione elettorale avuta coincide anche con una legittimazione della sua cultura politica di appartenenza. Se la Meloni vuole costruire un partito conservatore ben farebbe ad ammettere che la cultura politica da cui proviene è stata sconfitta dalla storia e che quella cultura è perdente perché non ha riconosciuto per tempo l’importanza della democrazia. Insomma, se non cambia paradigmi la sua sarà semplicemente un’operazione di continuità nella discontinuità e quindi, in questo Paese, seguiteremo ad avere una destra post-fascista e non una destra conservatrice.

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