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Apologie Paradossali

PIPISTRELLI

COSTANTE PORTATADINO - 09/06/2023

L'Abbazia di Staffarda

L’Abbazia di Staffarda

(C) Allertato dalla presenza dell’abbazia di Staffarda nel bel volume di Meazza, Poretti, Urizzi, Viotto, “Passi e Ospizi Alpini”, mi ci sono recato in occasione di un soggiorno in Piemonte. Benché collocata in pianura, ma non lontana dallo sbocco delle valli di transito dalla Francia, aggiunse all’originaria vocazione agricola, tipica dei Cistercensi che la fondarono nel XII secolo, la funzione di luogo di ospitalità per i pellegrini provenienti dai passi alpini, diretti a Gerusalemme e a Roma. Dopo seicento e più anni con Bolla Pontificia di Papa Benedetto XIV, nel 1750, l’Abbazia ed i suoi patrimoni divennero proprietà dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, che aveva da tempo associato agli originari fini cavallereschi quelli assistenziali e sanitari, perseguiti, come da molti altri ordini religiosi, fino a pochi decenni fa. Ignorando l’ormai lunga assenza dei monaci, mi aspettavo di trovare un luogo accogliente, pur in parte secolarizzato, come accaduto in molte circostanze simili.

Purtroppo in contrasto con la sobria bellezza dell’esterno dell’abbazia e di alcuni degli edifici di servizio, ancora in veste cistercense, la conservazione del complesso e il suo uso ci danno profonda delusione. L’assenza di monaci rende ovvia la gestione commerciale del contesto agricolo, che pure mostra qualche traccia delle antiche bonifiche benedettine e accettabile la presenza di un bar e di un ristorante a gestione esterna e l’uso del complesso per matrimoni ed eventi. Restiamo invece sorpresi, delle condizioni non ottimali del complesso abbaziale, poiché ancora ignoriamo le traversie economiche recenti dell’Ordine Mauriziano.

La chiesa è bella ma spoglia, a parte l’altare, impreziosito da un polittico di Pascale Oddone. I locali conventuali sono vuoti, desolati, umidi e maleodoranti. Ne scopriamo la ragione; in uno di essi è ospitata una folta colonia di pipistrelli per il periodo della gravidanza e della nascita. Tra aprile e giugno partoriscono, allattano e svezzano i piccoli; sono una specie minacciata d’estinzione, quindi particolarmente protetta e non trasferibile altrove.

(S) Abbasso i monaci, viva i pipistrelli! È questo il mondo.

(C) Vi stupirò, ma dico: se non ci sono monaci, meglio i pipistrelli che niente. Almeno sono utilissimi all’ecologia, riducono la necessità d’insetticidi. Anzi, è quasi un’attrazione, visto che sono inquadrati in permanenza da una telecamera che li mostra ai visitatori. Sono altre le questioni che deludono.

Per esempio, il gestore del bar/ristorante confida che la loro struttura registra il doppio di presenze dell’abbazia, invece dovrebbe essere il contrario; questo perché non c’è nemmeno un totem sulla statale che la segnali, se non un modesto cartello stradale. Non c’è un legame con le proposte turistiche torinesi, arrivano gite scolastiche che trovano limitata accoglienza, mentre funziona bene il ristorante, per eventi e matrimoni, principale se non unica occasione per l’uso religioso della chiesa, che non contempla alcuna liturgia periodica. Per entrare a pregare privatamente bisogna pagare il biglietto. La stessa libreria annessa alla biglietteria è molto misera, presenta quasi solo pubblicazioni mauriziane, nulla sull’abbazia nei 500 anni che precedettero il trasferimento dai cistercensi all’Ordine Mauriziano. Al contrario, ristorante e bar offrono cibi e vini di alta qualità e prezzo.

(O) Ma una realtà così importante come l’Ordine Mauriziano non può fare di più?

(C) Sul momento ho avuto lo stesso pensiero. Mi sono documentato sommariamente e, dando credito a quanto sostiene la Fondazione dell’Ordine Mauriziano, che è subentrata all’ordine stesso dopo il fallimento delle loro importanti attività ospedaliere, conseguito alla riforma sanitaria, la Fondazione si trova a dover gestire importanti beni culturali con risorse decurtate dal ripianamento dei debiti. Non si può nemmeno censurare la scelta di privilegiare la restituzione ad una funzione museale del castello di Stupinigi e la gestione di altre importanti eredità documentarie e bibliotecarie.

(S) Sarà; ma sotto sotto ci vedo la solita marginalizzazione della religione operata dalla mentalità ultralaica dominante da sempre a Torino e in larga parte del Piemonte. Pipistrelli sì, monaci no.

(C) Non saprei, prometto che studierò la questione e vi riferirò. Intanto però invito a visitare Staffarda, anche così com’è, assicuro che ne vale la pena, nonostante non si possa definire meta di ‘pellegrinaggio’ e forse nemmeno di ‘turismo religioso’, ma ugualmente c’è da incontrare memoria, storia e cultura.

(C) Costante (S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti

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