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Economia

CON IL FRENO TIRATO

SANDRO FRIGERIO - 24/11/2023

Roberto Grassi, Presidente Confindustria Varese

Roberto Grassi, Presidente Confindustria Varese

Troppo bello per durare? O forse allarmi prematuri? Gli ultimi segnali dall’economia varesina non sono entusiasmanti: produzione industriale in discesa, export pure, cassa integrazione in tensione e prezzi che, in un panorama generale “caldo” lo sono ancor di più. Ma poi, le cose stanno davvero così?
Andiamo con ordine. Le ultime rilevazioni di Confindustria Varese – che nel primo trimestre manifestavano ancora ottimismo dopo la corsa del 2022 – indicano una frenata nel terzo. In provincia, così come in altre aree della Lombardia. I numeri sono quelli dei “sondaggi” e non danno una misura quantitativa, ma accendono l’allarme. E si ammette un rallentamento della produzione “più intenso del previsto”. Il 52,4% delle imprese parla di calo dei livelli produttivi, a fronte di una stabilità per il 43,5% e di un misero 4,1% col segno più. Un calo che riguarda tutti i settori tranne che il metalmeccanico.

Vanno un po’ meglio le previsioni: per il trimestre in corso, il 51,8% si attende stabilità, il 24,8% un aumento e il 23,4% una flessione. Anche il portafoglio ordini riflette questo trend. Nel terzo trimestre il 40,9% parlava di flessione e il 34,1% di incremento: un saldo negativo di 6,8 punti che diventa di 16,8 per la sola componente estera. In sostanza, una provincia dove l’industria conta molto e che lavora più per altre imprese che per i consumatori finali, il calo della domanda di economie come Germania, Spagna, Polonia, Olanda (ma anche Usa e Gran Bretagna), si fa sentire. Per la cassa integrazione luci e ombre: rispetto a un anno prima aumenta solo del 7%, a fronte però di un +57,6% per la cassa “ordinaria”, che riflette le difficoltà temporanee delle aziende, e un – 64,3% di quella “straordinaria”, tipica delle crisi aziendali più gravi.

Tra i settori più marcata è stata la flessione nel chimico farmaceutico, in quello della gomma-plastica; frenata anche nella moda (un’impresa su due segnala un rallentamento), mentre il metalmeccanico “tiene meglio”. Più positivo invece il quadro previsionale per il trimestre in corso.

È venuto meno l’effetto trainante dell’export, che nel 2022 aveva segnato in provincia valori record, con 12,3 miliardi di euro, in aumento del 13,6%. Numeri da vedere però in controluce, da una parte perché incorporavano una robusta dose di inflazione, dall’altra perché inferiori alla media nazionale (+20%) e a quella regionale (+19,6%), trainata da di Milano, Brescia, Bergamo, Monza Brianza. Valori che avevano fatto da traino per il 2023, che ormai però risente del raffreddamento del clima internazionale. Così, un tessuto produttivo ”terzista” come tipicamente è quella varesino risente sia del raffreddamento dei prezzi degli ultimi mesi sia del rallentamento soprattutto rallentamento della Germania, che l’anno scorso da sola rappresentava il 13% dell’export varesino. Nel primo semestre l’export verso la Germania ha segnato un -3,6%, a fronte i un +5,8% della Francia, ma Polonia e Paesi Bassi segnano cali dell’ordine del 15-20% e i dati nazionali dicono che a settembre la frenata è stata ancora più marcata. Terminiamo con i prezzi: ormai l’inflazione sta scendendo: a ottobre del 2022 era al 12%, adesso in campo nazionale è all’1,7%, anche se Varese è la settima città capoluogo per rincari, con circa il 2% con aumento su base annua per l’Istat di 606 euro. Ma attenzione: è soprattutto l’effetto del crollo dei prezzi delle materie prime energetiche:quanto durerà?

  • Per il presidente di Confindustria Varese, Roberto Grassi, il problema ora è “come reagire per riagguantare quella crescita post-Covid che aveva risollevato il Paese anche grazie ad un ritorno agli investimenti delle imprese manifatturiere”. Per Grassi “non servono aiuti, ma una politica industriale costruita su lungo periodo, altrimenti saremo sempre in balia di un’improvvisazione improduttiva, incapace di incidere sulle emergenze sociali e dettata da una coperta sempre più corta” Che fare allora? In un quadro che per una provincia industriale e internazionalizzata come Varese risente anche dei tassi alti della politica monetaria europea in chiave antinflazione occorre selezionare l’uso delle risorse, “investire in quei settori e progetti che possono fare da moltiplicatore di risorse e benessere. In quei comparti e realtà della società civile dove l’euro investito diventa 2 o 3 euro di output: cluster industriali, formazione e natalità/demografia in primis”. In gioco, “ci sono oltre 400 miliardi di euro disponibili tra fondi del settennato europeo e PNRR” e ci sono capitoli che andrebbero rivisti, come la tassa sugli imballaggi di plastica, favorendo semmai la sostenibilità con riciclaggio ed economia circolare, mentre Confindustria continua a premere per lo sviluppo di Malpensa. Ci si riuscirà? Varese, provincia manifatturiera, “schiacciata” però tra Svizzera e Milano – dove invece prevalgono terziario e servizi e che danno lavoro a un quinto dei 376 mila avoratori della provincia – deve trovare un nuovo equilibrio. Attrarre nuove iniziative, accrescere il settore dei servizi, aumentare la dimensione delle aziende (oggi sotto la media regionale), aumentare l’innovazione sono i compiti di un territorio virtuoso. E di un compito non facile ma necessario.

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