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Politica

NO A QUEI DUE

ROBERTO CECCHI - 23/02/2024

putintrumpDella morte di Navalny, avvenuta il 16 febbraio scorso, ancora sappiamo molto poco. Al momento di scrivere questo pezzo, non si sa ancora che fine abbia fatto il suo corpo. Non è stato detto neanche alla madre, che pure è andata a cercarlo oltre il circolo polare artico, nella prigione in cui era stato rinchiuso, per reclamarne le spoglie, senza riuscirci. Un trattamento feroce, quello che Putin ha riservato a questa donna e a suo figlio. Inumano, da regime autoritario, di stampo sudamericano. Di quelli che, per dire, mezzo secolo fa, facevano scomparire gli oppositori buttandoli nell’oceano dall’aereo. E non è un caso isolato. I dissidenti russi scomparsi sono una moltitudine. Si parla di decine di giornalisti, oltre a personaggi come Anna Politkovskaya e dissidenti come Sergei Yushenkov, Alexander Litvinenko, Stanislav Markelov, Natalia Estemirova, Boris Berezovsky, Boris Nemtsov. Fino agli amici del giorno prima come, Evgenij Prigožin, fatto precipitare con il suo aereo, mentre fino a pochi giorni prima era alla guida dei battaglioni della morte in Ucraina, per conto del suo dante causa.

Eppure, nonostante i misfatti, questo signore delle steppe è un soggettino che tira. Seduce. Ha file di ammiratori anche da noi e non si danno pace della diffidenza con cui gran parte dell’Occidente lo guarda. Tant’è vero che non è stato facile convincere la segreteria dei partiti a partecipare alla fiaccolata del 19 febbraio a Roma, in memoria di Navalny. Pare abbia conquistato anche la simpatia di Donald Trump che, pochi giorni prima di questo tragico evento, oltre a mettere in discussione l’esistenza della Nato, ha minacciato di dare il via libera all’autocrate russo d’invadere l’Europa, se dovessimo continuare a non pagare come si deve le spese militari “Non avete pagato, siete morosi! No, non vi proteggeremo. Infatti, li incoraggerei [i Russi] a farvi quello che diavolo vogliono. Dovete pagare il conto”. Parole pronunciate durante una conversazione in Carolina del Sud e riportate da un giornalista e dunque probabilmente con qualche inesattezza. Ma sicuramente, nel 2020 quando ancora era presidente degli USA, ebbe a dire pubblicamente che «Dovete capire che, se l’Europa è sotto attacco, non verremo mai in vostro aiuto. E comunque la Nato è morta, tutti la lasceremo, tutti abbandoneremo la Nato»

Quindi se disgraziatamente questo signore, a fine anno, dovesse essere rieletto, sarebbe la fine di quell’alleanza che ha tenuto insieme, per tre quarti di secolo, America del Nord ed Europa, portando con sé pace e benessere, come non avevamo avuto da più d’un millennio. Un’alleanza formidabile alla quale si possono anche imputare talune imperfezioni, ma che nell’insieme ha dato dimostrazione di grande efficacia. Le conseguenze della risoluzione di questo contratto sarebbero disastrose e la prima a farne le spese sarebbe l’Ucraina, il cui destino sarebbe segnato, non potendo più disporre di risorse per difendersi dall’invasione russa. Poi toccherebbe all’Europa. Perché anche noi non avremmo più alcun sostegno e questa non è fantapolitica perché «Trump è un uomo senza princìpi. Non crede in niente, se non in ciò che pensa lo aiuti ad essere dominante», questo dice di lui Tony Schwartz, ex giornalista della rivista «New York», che scrisse con lui The Art of the Deal (Corsera 12.2.24). E aggiunge «Odia la democrazia, preferisce i regimi autoritari […] Non credo che abbia tutte le rotelle a posto, rispetto a venti o dieci anni fa». Il mito dell’american way of life, quel modo di vivere americano, con cui i giovani soldati degli eserciti vittoriosi avevano entusiasmato le popolazioni europee del 1945, non esiste più.

Dunque, c’è bisogno di aggiungere altro per darsi una mossa? I mezzi per rispondere a questa sfida ci sono. Bisogna smetterla di fermarsi alle statistiche e incominciare a dare delle risposte, per esempio, razionalizzando gli strumenti che la Comunità possiede. Come nel caso della spesa in armamenti degli stati dell’Unione, che vale tre volte quella della Russia. Eppure, così come siamo, non riusciremmo a difenderci da un’aggressione. Dunque, a coloro che il prossimo giugno andranno al Parlamento europeo dovremmo chiedere poche cose, ma estremamente precise: indipendenza energetica ed indipendenza politica. Che significa anche difesa comune del territorio di appartenenza.

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