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Politica

SERIETÀ

ROBERTO CECCHI - 08/03/2024

toddeSulle elezioni regionali in Sardegna, ormai, praticamente, è stato scritto tutto. Non c’è quasi più niente da scoprire. L’ultimo dato aggiornato fornito dalla Regione Sardegna alle ore 5.00 del 27 febbraio, riferito a 1822 sezioni su un totale di 1844, dava al centro-sinistra di Todde il 45,3% (330.619 voti), a Paolo Truzzu del centro-destra il 45% (327.695 voti), quindi, al primo degli esclusi, Renato Soru, l’8,7% (63.021 voti); e, infine, l’1% (7.147 voti) a Lucia Chessa. Sappiamo anche che il centro-sinistra ha dimostrato di essere più forte nelle grandi città e il centro-destra ha prevalso in quelle più piccole. Mentre stiamo scrivendo, ci sono ancora 22 sezioni elettorali da scrutinare (4 a Sassari, 2 a Sorso, 3 a Sestu, 2 a Bonarcado, 3 a Luras, 2 a Musei, 2 a Serdiana, 2 a Silius, 1 a San Gavino Monreale, 1 a Villasor). Come prevede la legge, lo stanno facendo gli uffici dei tribunali dei rispettivi territori. Non dovrebbe cambiare niente, anche se qualche lieve correzione c’è già stata. E quindi, non è da escludere un riconteggio, visto che nella differenza così contenuta tra i due competitor, anche pochissimi voti possono cambiare l’esito del confronto, per cui si va a vedere, legittimamente, anche il pelo nell’uovo.

Al di là del minimo scarto, si tratta comunque d’un esito del tutto inaspettato, perché la coalizione di centro-destra era data per vincente quasi fino all’ultimo. Per cui, inevitabilmente, si è scatenata la caccia al “traditore”, per cercar di capire chi abbia modificato in corsa le proprie intenzioni di voto. L’istituto Cattaneo, un accreditato osservatorio per l’analisi dei risultati elettorali, ha stimato che a determinare questo cambiamento siano stati 1633 cittadini. Nel segreto dell’urna avrebbero sfruttato una norma della legge elettorale sarda che prevede il cosiddetto “voto disgiunto”. La possibilità, cioè, di votare per il candidato alla presidenza e, al contempo, dare la preferenza ad una coalizione anche di diverso orientamento politico. In sostanza, quei 1633 avrebbero votato Lega o Forza Italia, ma dando la preferenza a Todde per la presidenza. Ed essendoci tra i contendenti, come abbiamo visto, uno scarto minimo, quei pochi voti sarebbero stati sufficienti a capovolgere il risultato.

Come siano andate davvero le cose non lo sapremo mai. E non è verosimile che il tradimento sia stato orchestrato da Tajani e Salvini, come qualcuno vorrebbe far credere. Di certo, gli elettori sardi non devono aver gradito il cambiamento all’ultimo momento del candidato uscente, Christian Solinas, e non devono aver apprezzato la mancanza di aplomb con cui la presidente del consiglio Meloni ha cavalcato la scelta. Una scelta completamente esterna all’isola, lontana dai problemi locali, spostata sul piano politico nazionale, invece che sulle esigenze del territorio, cercando di far leva soltanto sul consenso di cui gode in questo momento (come spiegano le immagini su tutta l’isola dei cartelloni elettorali). Esattamente il contrario di quel che ha fatto la candidata del centro-sinistra, Alessandra Todde, che invece si è giocata tutto sulle sue capacità personali di radicamento sul territorio e sul confronto serrato con la cittadinanza. Facendo valere l’impegno dimostrato negli incarichi svolti in precedenza. Ed evitando accuratamente di farsi vedere insieme ai leader nazionali, di Pd e 5S, nelle fasi conclusive della campagna elettorale, per dare una dimostrazione tangibile di voler parlare solo ed esclusivamente alla propria gente. Scelte azzeccate, nelle quali la tattica è relegata in secondo piano ed emergono scelte strategiche molto ponderate.

Sicuramente, è stata una vittoria importante, capace di galvanizzare l’elettorato in letargo, che non vota e non partecipa. Dunque, bene che Todde vada dove si sta per andare al voto (i prossimi appuntamenti elettorali 2024 sono Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Umbria), per dare una mossa ad un elettorato in disarmo. Ma sarebbe un errore credere che la “soluzione Sardegna” possa essere una ricetta replicabile, tipo copia-incolla. Perché la forza di quell’esperienza è esattamente il contrario. È stata la vittoria di un lavoro mirato al contesto, portato avanti con serietà e profondità e capace di valorizzare nel confronto ciò che unisce e ragionando su ciò che divide in quello specifico territorio. Senza prevaricazioni né impuntature, ma con pari dignità di tutte le parti in gioco. Sapendo che l’elettore di centro-sinistra non è un elettore di bocca buona. Non ingurgita qualsiasi cosa. Si pasce di distinguo, differenze, sottigliezze. E dunque, se si vuole che la sinistra possa essere percepita come alternativa, bisogna fare come in Sardegna, pancia a terra e pedalare.

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