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Apologie Paradossali

DEMOCRADURA

COSTANTE PORTATADINO - 22/03/2024

putin(S) Nel dialetto è rimasta questa espressione: “l’è ‘na russia”, per dire di una gran confusione, di un sottosopra, di cui è difficile capire il significato. Mi pare sia applicabile anche alla situazione attuale di quel Paese, meglio: alla nostra incapacità di comprenderne la logica. Tutti a dire: “elezioni farsa” tranne Salvini; “In Russia hanno votato, ne prendiamo atto. Quando un popolo vota ha sempre ragione, le elezioni fanno sempre bene sia quando uno le vince sia quando uno le perde”. Ma dopo un paio d’ore ecco una nota della Lega, non più una dichiarazione del leader: «In Russia hanno votato, non diamo un giudizio positivo o negativo del risultato, ne prendiamo atto e lavoriamo per la fine della guerra ed il ritorno alla pace. Con una guerra in corso non c’è niente da festeggiare». Echi lontani di un pacifismo ‘francescano’?

(C) Imprudente e sommaria la sparata di Salvini (da par suo), una toppa farisaica la successiva correzione. Ma voglio anche distaccarmi dalla geremiade corrente in occidente sulle elezioni truffa, perché in questo modo non si capisce Putin, il suo seguito popolare, la guerra e tanto meno mille anni di Russia. Per non fingere di essere l’esperto che non sono, cito da Avvenire il politologo Giorgio Ferrari: “Il plebiscito riscosso da Putin nella consultazione chiusa domenica che gli riassegna i pieni poteri fino al 2030 superando la longevità politica di Stalin convalida ciò che in fondo già sapevamo. Che cosa sapevamo? Che la Russia non è una democrazia.”

(O) Speravamo che ci sarebbero stati segnali di resistenza, di desiderio di pace e libertà, che la morte di Navalny, gli anni di guerra con tanti morti, avessero creato un movimento popolare che scuotesse le coscienze e mettesse Putin di fronte ad un diffuso malcontento: invece è successo il contrario, non solo i successi ma pure le difficoltà hanno rafforzato il regime. Si può ben dire che l’informazione di regime la racconta come vuole ai Russi, ma dobbiamo ammettere che i nostri liberissimi e pluralistici mezzi d’informazione hanno preferito raccontarci delle presunte gravi malattie di Putin e dei suoi presunti sosia, del patriottismo armato del patriarca Kirill, delle velleità finite male di Prygogin, piuttosto che darci un quadro preciso degli umori e delle idee del popolo russo, come emergono incontestabilmente dai dati elettorali.

(C) Mi spiace citarmi, ma devo ricordare che giusto all’inizio della guerra, quando non tutti immaginavano una contesa così lunga e sanguinosa, da queste pagine avevamo descritto il consolidarsi di un sistema occulto di potere, quello dei ‘servizi segreti’, che in Russia, dai tempi dell’Ochrana degli zar, passando per CEKA, GPU e KGB per arrivare all’odierno FSB, rappresenta qualcosa di più di una dittatura, tanto che può permettersi di organizzare simulacri di elezioni, avendo già organizzato il risultato nella mente e nel cuore del popolo, prima ancora che nelle urne. In un’altra apologia, dell’estate scorsa, quando qualcosa sembrava sfaldarsi, tra Putin e Prygogin, il nostro buon Conformi sintetizzava così:

(S) Questi ‘torbidi’, del tutto simili a quelli che hanno piagato la Russia per secoli, non scalfiranno il sistema di potere, che sopravvivrebbe alla scomparsa di Putin come fece a quella di Stalin, a condizione che non venga umiliato lo spirito imperiale di cui il Russo comune, l’Uomo della strada, continua a nutrirsi. Lo sfaldamento del potere sotto Gorbaciov, più che a un rinnovato amore per la libertà e la democrazia, fu dovuto alla crescente disistima, fino alla ribellione, verso chi aveva consentito lo sfaldarsi del sistema di potere che teneva in pugno Berlino, Praga e mezza Europa e che incuteva timore al resto del mondo. Il Russo sopporta la mancanza di democrazia e di libertà politica, che davvero non ha mai conosciuto, se vede che i suoi capi comandano un impero, ma non sopporta l’umiliazione della sconfitta.

(C) Ti do atto volentieri, caro Sebastiano, della tua lungimiranza: evitata la sconfitta, sedata un’ipotesi di ribellione, Putin è ora molto più forte di prima, al punto di far confondere un direzioni opposte, Macron e Scholz, Meloni e Salvini, il Papa e il card. Parolin, Biden e Trump e chissà quanti altri ancora. Per questo lascerò la conclusione ad una intellettuale russa, oggi in esilio, Ludmila Ulitskaya, la maggiore scrittrice contemporanea, più attendibile di noi per competenza e per dover pagare duramente la propria libertà di giudizio: «Lui è il presidente che il Paese si merita: né peggiore, né migliore. Ma il mio giudizio non ha alcun significato, perché io non amo nessun tipo di potere. Nella Russia sovietica il potere era sempre strettamente legato con i servizi segreti e questo presidente è semplicemente scaturito da quella rispettabile organizzazione. Penso che lui svolga particolarmente bene i suoi compiti: questo non gli aggiunge simpatia».

(O) Mi seppellite sotto una valanga di ben argomentato pessimismo, ma io voglio mantenere una speranza, che l’aver incassato questo risultato, non spinga il Nostro fino alla ricerca di un trionfo che non gli verrebbe facilmente concesso. Si accontenti di aver consolidato il potere personale. Da eventuali torbidi, da un’altra ‘russia’, non verrebbe niente di buono.

(S) Sebastiano Conformi (C) Costante (O) Onirio Desti

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