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Economia

INDUSTRIA UGUALE MODERNITÀ

GIANFRANCO FABI - 30/11/2012

La provincia di Varese (al di là delle polemiche, intesa come territorio geograficamente definito) ha sicuramente una parte importante nella storia economica d’Italia. La rivoluzione industriale, che ha cambiato il volto dell’Europa dalla seconda metà dell’Ottocento, ha avuto nell’area prealpina le sue espressioni significative. Non solo con le grandi fabbriche, i capannoni con le lunghe distese di telai, le industrie meccaniche così come le produzioni di auto di lusso e di moto altamente innovative. Ma anche con la capacità dell’industria di farsi partecipe della crescita sociale e quindi della cultura, delle arti espressive, del design e della pubblicità.

Ne è testimonianza un libro, che darà luogo anche ad una esposizione itinerante, voluto e realizzato dall’Unione degli industriali della provincia di Varese. Con introduzione del critico d’arte Philippe Daverio, un saggio di Pietro Macchione, che traccia l’itinerario storico dell’impresa nel Varesotto, e un’analisi di Donatella Ferrari, esperta di storia del design, il libro comprende oltre seicento immagini che raccontano un secolo di storia industriale attraverso i manifesti, l’evoluzione dei marchi, le etichette e le pubblicità delle imprese. E proprio Daverio ha presentato il libro a Varese tratteggiando non solo i fasti, ma anche i problemi di una dimensione industriale che è ora chiamata a mantenere le grandi tradizioni di imprenditoria coniugandole con le esigenze dell’innovazione da una parte e dei valori del mercato dall’altra.

Il filo conduttore del libro è visibilmente quello della modernità. Le forme espressive appaiono infatti sempre anticipatrici dei tempi in cui sono realizzate anche se si rifanno alla mitologia, alle forme dell’arte classica, ai capolavori della pittura. C’è la volontà di sposare l’innovazione, la velocità, l’orgoglio di chi vuole tenere alta non solo l’immagine propria, ma anche quella dell’intero Paese. Ci sono in questi manifesti le grandi tendenze dell’arte, come il liberty che ha avuto a Varese alcune delle sue maggiori espressioni architettoniche, per esempio nel Gran Hotel, purtroppo in abbandono, al Campo dei Fiori. O come il futurismo con le immagini della Caproni che sono tra le opere più significative di un grande artista del Novecento come Fortunato Depero.

Nello sfogliare queste pagine non si compie solo un viaggio nella storia industriale, ma ci si rende partecipi di una passione imprenditoriale che ha saputo profondamente trasformarsi nel corso dei decenni e che è riuscita anche a internazionalizzarsi mantenendo forti legami con il territorio. E l’invito di Philippe Daverio è stato soprattutto quello di approfondire l’amore per il territorio, un amore che deve saper ritrovare la passione per quella bellezza che può essere racchiusa in un piccolo particolare dell’industria meccanica che può diventare una vera opera d’arte.

La mostra itinerante sarà visitabile a Varese dal 28 novembre al 16 dicembre, a Busto Arsizio dal 18 dicembre al 6 gennaio, a Saronno, dall’ 8 al 20 gennaio a Gallarate dal 22 gennaio al 2 febbraio

 

Nelle foto: immagini da “Varese in The World”

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