In Confidenza

C’INSEGNA GESÙ

Don ERMINIO VILLA - 03/07/2026

Non so se ci sia più caos nelle nostre vite o nel Vangelo. C’è un caos che invade la società, la religione e persino la natura. È come se il disordine si allargasse a centri concentrici destabilizzando tutti e tutto. Un terremoto di significati.

Non si capisce più nulla: né se stessi, né gli altri, né la realtà. Vale a livello di società, ma anche con le persone vicine. Le parole dette male o quelle non dette sono piccole pietre. Prima danno fastidio poi bloccano come sassolini nella scarpa. A forza di accumularli però diventano muri. E i muri separano. Le divisioni creano sfiducia, accuse, rabbie, lotte, guerre.

Non fatevi ingannare”, ammonisce Gesù. C’è chi ha da ridire su tutto e dà colpe a tutti pur di non mettere in discussione se stesso. All’estremo opposto c’è invece chi si sente schiacciato e si lascia andare a pessimismo, frustrazione, negatività.

Gesù, invece, è preoccupato di una questione essenziale: la calvizie. “Nemmeno un capello andrà perduto”. Ogni tanto è proprio difficile capirlo. Una scena solita al tempo di Gesù era vedere una mamma che faceva passare i capelli del proprio figlio, uno per uno, senza lasciarne perdere nessuno, per togliere i pidocchi. Esprime quella perseveranza che il Vangelo di oggi consegna:

  1. la preoccupazione di risolvere il problema con delicatezza
  2. la pazienza di affrontare la situazione, sedendosi con calma
  3. la premura attenta: un fastidio in testa è ombra sul volto
  4. la determinazione di agire per azionare difese per il poi
  5. la volontà di pensare agli altri, perché il male è contagioso
  6. l’attenzione alla situazione intorno da tenere controllata
  7. l’intenzione di concludere, pettinando bene, perché la bellezza vince ogni pidocchio che isola e fa male.

Quante situazioni ci stanno in questa logica. Sarebbe più facile rasare tutto che perseverare con premura. Gesù insegna a mettere le mani sul caos, come sulla testa. Nella famosa serie televisiva “Game of Thrones” Ditocorto ripete a Varys ciò che aveva detto Baelish: “Il caos non è un pozzo. Il caos è una scala. Tanti che provano a salirla, falliscono; poi non ci provano più: basta una caduta a spezzarli. Ad altri viene offerta la possibilità di salire, ma la rifiutano, rimanendo invece attaccati a illusioni. Solo la scala è reale. E non resta che salire”.

Cosa fa Dio con noi? Non risolve il caos, ma ci pettina.

Ci rende “belli pronti” per affrontare ciò che ci aspetta, attaccandoci solidi alla scala per salirci gradino per gradino.